“Il mio rammarico è che non ho mai lavorato con lui. Pippo è stato un grande, ha coinciso con la televisione: lo stile classico della tv è stato Baudo”. Così Fabio Fazio, celebre volto televisivo ligure, commenta sulle pagine di Repubblica la scomparsa di Pippo Baudo.
Il varietà del sabato sera, il Festival di Sanremo, la domenica pomeriggio, il preserale: Baudo ha attraversato tutti i generi, diventando un punto di riferimento. “Ha traghettato verso il moderno, ma ha veramente inventato quella che è la lingua classica. Lo hanno fatto lui e Mike, hanno inventato la grammatica della tv”.
Baudo ha costruito un modo di fare televisione che è rimasto impresso per decenni: “Le basi. Pensi a Sanremo: cambiano i modi di fare il festival, ma Pippo crea le cinque serate, la bionda e la bruna, l’idea del varietà fatto di alcuni ingredienti che restano. Abbiamo dato per scontato che molti stilemi fossero connaturati: li ha costruiti lui. Ha strutturato la tv, noi, generazione successiva, l’abbiamo destrutturata. Ma la struttura l’ha data quella generazione lì”.
Quello che lo rendeva unico era la naturalezza: “Ha fatto l’intrattenimento più puro, nel modo più naturale. Ricordiamoci che faceva Fantastico il sabato sera, la domenica era lì con Domenica in e poi il Festival di Sanremo. Ha connotato la tv per decenni”.
Per Fazio, da ragazzo, Baudo era “un monumento”: “Credo di averglielo detto. A 16 anni ebbi l’impudenza di mandargli un’audiocassetta con le imitazioni insieme a una lettera in cui gli chiedevo un parere”. Una risposta non arrivò mai. “Chissà se l’abbia mai ricevuta. Con Mike ho avuto più confidenza. Pippo, anche quando poi l’ho conosciuto meglio, era Pippo Baudo. Sembrava un’entità evanescente, solo televisiva. Invece aveva un corpo, parlava con la voce di Pippo. Esisteva veramente”.
Quello che colpiva di più, racconta Fazio, era “la grande disinvoltura con cui faceva le cose, era tutto naturale. Abbiamo parlato tante volte della Rai, del ruolo della tv pubblica. Era appassionato”.
E non mancano i ricordi che si trasformano in piccoli aneddoti: “Quando era Super Pippo, la gente andava al bar Vanni solo per vederlo da vicino. Ero giovane, vado in un teatro a Roma, non ricordo quale fosse, lo vedo nel foyer, strapieno di gente, con lo stupore di sempre. C’era lui con Enrica Bonaccorti, la quale, in mezzo alla folla (io ero vicinissimo, solo un po’ indietro) dice: ‘Pippo, io dovrei fare una telefonata’”. La scena resta vivida. “Lui si gira, essendo il più alto di tutti, e urla: ‘Un telefono per Enrica’. Nel mio ricordo, in dieci secondi arriva un telefono grigio con un filo lunghissimo. Me la ricordo come un sogno, una scena incredibile”.
Fazio lo ha voluto ospite sia a Sanremo sia a Che tempo che fa. “Delizioso, molto affettuoso, mai supponente. Credo che sentisse il sincero affetto e l’ammirazione, mia e di Luciana Littizzetto”.
Baudo, per lui, resta un capitolo di storia italiana: “Lui è stato la televisione, tutto passava per Baudo, era come uno di casa. Ti faceva scoprire Heather Parisi, la Cuccarini. Tutti si chiedevano: ‘Cosa avrà preparato Pippo Baudo?”’ come se il suo dovere civico fosse quello di occuparsi di noi”.
E la sua mancanza sarà enorme: “Sono quelle persone che occupano un posto fisico nelle case. È come se uno non trovasse più la cucina e il salotto, non può essere. Senti una mancanza fisica, era un monumento, come se domani sparisse il Colosseo. Fa parte della generazione della tv monopolista, unica, quella di Tortora, Raffaella, Corrado, Mike, Costanzo”.






