Meraviglie e leggende di Genova - 17 agosto 2025, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Le ‘sparate’ che da secoli incantano la Riviera

Sin dal Quattrocento, i mascoli sono sinonimo di comunità, fede e passione. Persino Stendhal, nel suo viaggio ligure, ne rimase affascinato: “Lo spettacolo diventa più sublime a ogni istante…”

Avevano lavorato con grande attenzione, sotto lo guardo vigile degli anziani, per costruire la lunga fila di cilindri metallici.

Ora che mancava sempre meno alla festa, sentivano crescere un misto di agitazione ed emozione. Chissà che cosa accadrà all’accensione dell’aguggino. E se qualcosa dovesse andare storto?

Non volevano nemmeno pensarci. Posizionare i tappi di sughero su quelle bottigliette con le mani sudate per la tensione avrebbe reso tutto ancora più difficile.

Era necessario mantenere la calma e continuare a seguire quella sorta di liturgia perché tutto potesse essere perfetto.

Mancavano una manciata di ore poi, finalmente, avrebbero provato l’emozione di sentire il fragore dei mascoli rompere il brusio della folla.

Parte della tradizione della Riviera di Levante, i mascoli sono simbolo di comunità, fede e passione.

La tradizione di questi particolari botti risale al Quattrocento e oggi si concentra prevalentemente tra Recco, Rapallo e Sori ma non è raro incontrarla in altri paesi.

Nel Settecento si incontrano le prime tracce documentate della tradizionale sparata dei mascoli come testimoniato dalla tavoletta ex voto del Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Megli che attesta la pratica come un rito comunitario e religioso.

Anche celebri visitatori come Stendhal, nel suo viaggio ligure dell’Ottocento, si sono stupiti della forza evocativa dei mascoli durante le feste dedicate alla Madonna: “Lo spettacolo diventa più sublime ad ogni istante…” scrisse il narratore francese, colpito dalla processione, dalle accensioni e dal coinvolgimento di tutto un paese.

Oggi, come allora, i mascoli sono una sorta di competizione di quartiere. Gruppi di volontari passano l’anno a raccogliere fondi, lavorare su schemi e accensioni tramandati dagli anziani. Ma se si pensa che sia un semplice fuoco d’artificio, si è completamente fuori strada.

Le sparate sono una vera e propria arte popolare e chi se ne occupa studia il vento e il suolo prima di disporre la fila di bottigliette di metallo tramite miccia.

Ogni sparata è sempre diversa, risultato di un lavoro di squadra che, oltre a garantire la trasmissione dei saperi, ha anche il compito di aggregare l’intera comunità.

Riempire un mascolo richiede esperienza nel dosare la polvere nera in modo preciso, nell’inserirla nel cilindrato metallico e nel posizionare il tappo di segatura a chiudere il tutto.

Bottiglia dopo bottiglia, lungo le vie del paese, si compone la miccia che sarà innescata durante la festa del paese dando ‘vita’ a un intenso anno di lavoro.

Non è un caso che già nell’Ottocento migliaia di visitatori arrivassero per assistere alle celebrazioni dell’8 settembre a Recco. E ancora oggi, la sparata è un richiamo turistico internazionale, capace di attrarre curiosi e appassionati da ogni parte del mondo.

I mascoli sono diventati nel tempo sinonimo di fede, di memoria collettiva ma anche di socialità e di manualità artigiana. Ogni anno centinaia di persone si ritrovano per prendere parte a un rito collettivo che sa lasciare ogni persona a bocca aperta raccontando di una Riviera che non smette di stupire.


 

Isabella Rizzitano

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