C’era un rituale, fino a poco più di una decina di anni fa, che accomunava centinaia di persone, più o meno giovani, amanti della musica: infilarsi nel sottopasso Cadorna, in fondo a via XX Settembre, e raggiungere Orlandini Dischi.
Le vetrine del negozio erano affollate da ogni tipo di nuova uscita: musicassette, vinili, cd, ma anche videocassette e dvd, costruivano un caleidoscopio di colori ancor prima di invadere l’etere con questo o quel genere musicale.
Orlandini era un luogo dove lasciarsi incantare, sognare l’edizione deluxe della compilation dell’estate, acquistare la videocassetta del film che tanto aveva fatto sognare al cinema, scoprire i concerti degli artisti del momento, magari proprio in quel Palazzetto dello Sport che ha accolto i più grandi nomi della storia della musica.
L’attesa della serata live cominciava proprio davanti a quel bancone, mentre fuori il via vai di persone continuava incessante.
Non c’era streaming, non c’erano playlist digitali: c’erano scaffali da esplorare, titoli da cercare, e soprattutto persone con cui parlare.
Era un mondo parallelo, un sotterraneo dove si scendeva per lasciarsi travolgere dalla musica.
Tutto questo è stato cancellato dall’alluvione del 2011. Un fiume di fango che ha spazzato via un microcosmo magico che accoglieva Orlandini e tante altre attività commerciali.
Oggi, pensare al sottopasso Cadorna, dire Orlandini Dischi, pensare a quelle scale che sembravano condurre in un luogo suggestivo, vuol dire richiamare alla mente cassette, walkman e pile, i soldi risparmiati per acquistare i biglietti dei concerti, togliere il cellophane a un cd che sapeva di sogni di rock’n’roll.
Il sottopasso non esiste più, restano le tracce di quegli ingressi e la memoria di tante persone che ‘scendevano sottoterra’ per vivere l’emozione della musica, andandola a cercare come un tesoro prezioso.






