La decisione di Leonardo S.p.A. di ritirarsi dal gruppo di sponsor del Festival della Scienza di Genova, dopo la protesta di circa duecentocinquanta docenti e accademici che ne contestavano il ruolo di sponsor, continua a far discutere. Dopo la nota con cui la direttrice dell’evento Fulvia Mangili ha annunciato la rinuncia, arrivano le prime reazioni dal mondo politico ligure.
Per Gianni Berrino, senatore ligure e capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia, si tratta di una scelta sbagliata: “Un gruppo tra docenti e accademici, per la prima volta nel Festival della Scienza di Genova, si è fatto promotore di una petizione per chiedere l'esclusione della Fondazione Leonardo tra gli sponsor dell'iniziativa che si svolgerà ad ottobre. L'azienda, leader nella tecnologia avanzata per la difesa dell'aerospazio e la sicurezza, ha deciso di rinunciare a partecipare a una manifestazione che ogni anno riunisce centinaia di scienziati, ricercatori e divulgatori. Ingiusta ed immotivata la sua esclusione da un luogo aperto nonché punto di riferimento per la comunità scientifica che dovrebbe essere libero da qualsiasi tipo di ideologia o, peggio ancora, che si lascia influenzare da affermazioni che circolano incontrollate da mesi secondo cui Leonardo venderebbe armi ad Israele. La deriva estremamente pericolosa di questi tempi non deve prevaricare sul senso di responsabilità”.
Sulla stessa linea anche Ilaria Cavo, deputata ligure di Noi Moderati, presidente del Consiglio nazionale del partito e vicepresidente della Commissione Attività produttive: “La cultura e la scienza non si possono piegare all'ideologia politica e alle fake news. Che la fondazione Leonardo, espressione di un'eccellenza italiana della ricerca e della tecnologia ammirata nel mondo, arrivi a ritirare la propria decisiva collaborazione al Festival della Scienza di Genova (partecipato da diverse istituzioni locali) perché ritenuta sgradita e falsamente accusata di vendere armi a Israele, è una sconfitta che non si può accettare e un fatto su cui sarebbe interessante capire le posizioni di tutti. Dopo l'occupazione dell'università da parte di un comitato studentesco, ora ci troviamo davanti a una parte di docenti ed esponenti della cultura, che dovrebbero avere come faro l'oggettività e non faziosità strumentali, che con la loro posizione hanno contribuito a creare un nuovo caso, un nuovo momento divisivo anziché abbassare i toni come sarebbe opportuno”.






