Due punti nelle ultime due uscite e la consapevolezza che così non può bastare. Alla vigilia della sfida contro il Pescara, il tecnico della Sampdoria Massimo Donati ha parlato in conferenza stampa dal centro sportivo “Gloriano Mugnaini” di Bogliasco.
“La squadra sta bene – ha dichiarato – abbiamo fatto un po' di recupero e preparazione alla partita ma abbiamo cercato di stringere i tempi e gestire le varie situazioni tattiche”. “In tre gare abbiamo subito solo due gol ed è una cosa importante perché quando difendi bene è più facile vincere la partita – ha aggiunto – Dobbiamo ripartire da lì”.
Nella mattinata, i tifosi della Gradinata Sud hanno fatto sentire la propria voce appendendo uno striscione a Bogliasco con la scritta “Basta chiacchiere, vincete!”. Il tecnico blucerchiato: “Lo striscione dei tifosi è giusto. Ci hanno chiesto di vincere la partita senza tante chiacchiere. Sono arrivati con tanta compostezza e ci hanno detto che dobbiamo vincere”.
Sulle possibili scelte offensive, Donati non esclude la coppia Coda–Cuni: “Può essere. L’unico ‘problema’ del fatto che giochino assieme è che se devo mettere un’altra prima punta non ce l’ho. So che Cuni magari si trova a suo agio più defilato”.
Il tecnico ha poi commentato il rientro di Cherubini, ritenuto un rinforzo importante: “È positivo. Ora vediamo, ma tutti ci devono dare una mano a fare tutto. È un gioco di squadra. Se hai giocatori che possono aiutarti a fare risultati, meglio è. Cherubini è importante, come lo è Pafundi”. E ha aggiunto: “Non conta il Barak, il Cherubini o il Pafundi, ma conta la squadra. E se qualcuno gioca anche solo un minuto, come Conti mercoledì, lo deve fare a mille all’ora”.
Sulla pressione che lo accompagna, Donati non si è nascosto: “Io la pressione la sento tutte le partite. Ed è il bello del mio mestiere. Mi piace avere pressione e domani la sentirò come tutte le partite”.
Infine, un messaggio diretto al gruppo: “È una partita da vincere, come lo sono tutte. Le pressioni e i momenti negativi fanno parte del lavoro e non posso pensare che uno non sia pronto. I ragazzi hanno voglia di vincere, si vede e la trasmettono. Sono arrabbiati perché non è arrivata. Non pensiamo però a quello che è stato ma pensiamo a domani”.






