"L'ingegnere Giovanni Castellucci non doveva andare sugli stralli, ma doveva dire di andare a fare i controlli e non lo fece" perché la filosofia aziendale era che "Aspi era l'unico centro di profitto" e bisognava ridurre i costi. È quanto detto, in sintesi, dal pm Marco Airoldi che con il collega Walter Cotugno sta portando avanti la requisitoria del processo per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime). Domani i due sostituti procuratori concluderanno con le richieste per i 57 imputati.
L'ex amministratore delegato di Autostrade, in collegamento dal carcere di Opera in cui si trova dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Avellino, è "sotto processo per le sue scelte strategiche - il ragionamento dell'accusa -. E la scelta strategica è che Aspi doveva essere l'unica a fare profitto. Profitto ottenuto riducendo i fondi dati a Spea (la controllata che si occupava della sorveglianza) la quale doveva anche farsi carico delle spese dei controlli straordinari e dei macchinari da usare. Non solo sono state create le condizioni per soffocare chi si doveva occupare del tema sicurezza delle opere d'arte ma in più, grazie a sottili comportamenti, quelle risorse sono state rese ancora meno sufficienti". Una scelta "che però dopo crollo non è stata più seguita anche dallo stesso concessionario che ha infatti poi scelto di fare gestire il tema sorveglianza in maniera differente".
L'allora top manager ha saputo, con certezza, delle condizioni del Polcevera nel 2009. "Lo viene a sapere a novembre di quell'anno a una riunione del comitato completamento lavori quando per la prima volta esce fuori la parola criticità". A quel punto ci sono le relazioni di Spea "nate su input di Castellucci in cui si dice che il ponte non necessita di interventi".Ma poi nel 2013 viene inserito "il crollo del Polcevera per ritardati interventi di manutenzione che è quasi una pistola fumante". E ancora nel 2015, tutti gli studi affidati ad esterni ma senza i controlli straordinari e senza poi realizzare i suggerimenti ricevuti. "Castellucci avrebbe dovuto dire che andava fatta una verifica di sicurezza ma il suo intervento è stato quello delle note senza accertamenti".
E invece, continua l'accusa, i costi per la manutenzione diminuiscono. "Negli anni per la manutenzione preventiva sono stati spesi poco più di 193 mila euro, che equivale a una spesa sostenuta per ristrutturare una casa di media grandezza. Ma queste sono le spese fatte un soggetto giuridico che non ha problemi di soldi, perché i soldi continuavano a entrare".
Insomma, l'ex ad conosceva le condizioni del ponte, le criticità permangono dal 2009 e per "sue scelte strategiche non è stato fatto nulla tant'è che dopo sette anni siamo ancora pieni di cantieri per l'effetto crollo".






