Giancarlo Lastrego, per gli amici Gian, per gli studenti il Prof., è stato un uomo capace di intrecciare la passione per la musica con la vita quotidiana, lasciando un segno indelebile in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Nato a Genova il 10 aprile 1952, Gian era un giurista e un insegnante apprezzato, ma è attraverso la musica che ha raccontato davvero se stesso, trasformando le sue lezioni in un’esperienza che andava oltre il semplice insegnamento.
“La mia esperienza personale con Gian inizia nel 2005, grazie al suggerimento di un amico più grande” racconta Matteo Murgia, uno dei suoi allievi. “Le lezioni si tenevano nell’appartamento della sua famiglia e della moglie Tiziana Rapuzzi, al civico 39 di corso Martinetti, un luogo che sembrava vivo e accogliente, frequentato da ragazzi di tutte le età. Non era una scuola ufficiale, ma un ambiente familiare, dove la musica diventava occasione di crescita e confronto. Prima di loro avevo studiato pianoforte con una signora del mio quartiere, ma le lezioni con Tiziana e Gian erano qualcosa di completamente diverso: leggere, divertenti, coinvolgenti e capaci di far emergere la passione autentica dei giovani”.
Tiziana, severa solo in apparenza, guidava i bambini più piccoli con dolcezza e attenzione, introducendoli allo strumento con metodo e cura materna. Dopo qualche anno, secondo le capacità e l’impegno di ciascuno, si passava a Gian, che con il suo carattere professionale ma affabile riusciva a trasmettere entusiasmo, curiosità e amore per la musica. “Era lui a raccontare storie sui Beatles, a condividere aneddoti sulle prime band della scena genovese, a spiegare un riff o un accordo non solo tecnicamente, ma immergendo l’allievo in un mondo fatto di amicizia, musica e sogni” racconta ancora Murgia.
Insieme, Gian e Tiziana hanno organizzato numerosi eventi, dai saggi per i più giovani ai concerti di beneficenza, come quelli del Telethon al Centro Civico Buranello. “Erano momenti in cui i ragazzi salivano sul palco per la prima volta, provavano l’emozione di esibirsi davanti a un pubblico e si confrontavano con la musica in maniera viva e concreta. Gian presentava con simpatia, Tiziana coordinava tutto dietro le quinte: un perfetto equilibrio tra rigore e leggerezza, disciplina e creatività. In seguito, hanno realizzato altri eventi in teatri come il Modena, dando spazio a musicisti emergenti e consolidando una rete di amicizie artistiche che ha arricchito generazioni di giovani appassionati di musica”.

La vita privata di Gian e Tiziana era profondamente radicata a Sampierdarena: entrambi erano cresciuti nel palazzo dove poi avrebbero insegnato e vissuto, e la famiglia di Tiziana aveva legami con il Brasile, tanto che lei conosceva la lingua portoghese. Gian, invece, aveva intrapreso studi giuridici e una carriera come docente di diritto, senza mai abbandonare la passione musicale: dal cabaret ai concerti con ‘Gli Esuli’, una band giovanile che ricordava i Beatles per il look e lo spirito creativo, fino alle esperienze con altri musicisti locali e alle amicizie con personaggi come Mauro Culotta, Andrea Cervetto ed Enrico Bianchi, appartenenti a band nate dalle esperienze dei New Trolls. Gian raccontava queste esperienze con entusiasmo, ma senza mai cercare la notorietà: la musica era passione, condivisione e comunità.
Nel 2017, Gian ha pubblicato il libro “Vorrei morire a tempo indeterminato. La mia scuola”, un racconto sincero e personale della sua carriera di insegnante e delle riflessioni sulla vita e sull’educazione, che testimonia il suo impegno e la sua visione critica del mondo scolastico. Pochi mesi dopo, la sua vita è stata sconvolta dalla tragica scomparsa di Tiziana, colpita da una malattia improvvisa e fulminante.

“Gian, devastato dal dolore, ha affrontato il lutto con dignità, continuando a vivere per Titti e a condividere ricordi, fotografie e racconti della loro vita insieme - racconta Murgia -. Per otto anni ha mantenuto vivo il loro legame, trasformando la perdita in memoria, affetto e passione condivisa. Anche negli ultimi anni, Gian ha continuato a trasmettere il valore dell’autenticità e della passione. Ha scelto di vivere fino all’ultimo giorno secondo la sua personale saggezza: quando la malattia lo ha colpito, come aveva colpito Tiziana, ha affrontato il percorso con coraggio e senza accanimento, consapevole di aver vissuto una vita piena, ricca di amore e musica”.
Il lascito di Giancarlo Lastrego non è solo musicale, ma umano: “Ha insegnato ai suoi studenti e amici l’importanza di coltivare la passione, di vivere con autenticità e di condividere ciò che si ama con gli altri, senza paura di esprimere sé stessi. La sua memoria resterà nei cuori di chi lo ha conosciuto, nelle note che ha suonato, nelle storie che ha raccontato e nelle vite che ha toccato”.










