Una risata che diventa il primo gesto di cura. È questo lo spirito di “C’è da ridere”, lo spettacolo ideato da Paolo Kessisoglu che va in scena questa sera al Politeama Genovese.
Comicità e solidarietà si incontrano per sostenere un obiettivo urgente: aiutare gli adolescenti in difficoltà che vivono situazioni di disagio psicologico.
Il ricavato sarà interamente devoluto a “C’è Da Fare in Liguria”, il nuovo progetto realizzato da C’è Da Fare ETS, l’associazione fondata dallo stesso Kessisoglu e da Silvia Rocchi, in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini e la Fondazione Gaslininsieme.
A condividere il palco con Kessisoglu saranno Molli, al secolo Lunita Kessisoglu, Alice Mangione, Antonio Ornano, Andrea Di Marco, Enzo Paci e Marco Maccarini, che condurrà la serata insieme alla direttrice dell’associazione Silvia Rocchi e al professor Lino Nobili del Gaslini.
Durante lo spettacolo, il pubblico potrà interagire in diretta inviando domande tramite QR code: le più significative verranno discusse sul palco, trasformando la comicità in un momento di riflessione collettiva.
“C’è da ridere nasce dall’esigenza di portare sul palcoscenico temi di cui non siamo abituati nemmeno a parlare, come la salute mentale degli adolescenti”, ha spiegato Paolo Kessisoglu. “È una questione centrale nella nostra epoca, ma ancora segnata dallo stigma, dalla poca informazione e da un approccio superficiale. Eppure i numeri parlano chiaro: dopo la pandemia, i casi legati al disagio psichico giovanile sono aumentati del 147%. C’è davvero da fare, ma anche da ridere, perché il sorriso può aprire porte che la paura chiude”.
Lo spettacolo, racconta l’attore, “non è una sequenza di sketch ma un racconto corale, in cui ogni artista riflette con ironia e delicatezza sul rapporto tra genitori e figli, sulla fragilità e sul linguaggio dei giovani di oggi. Si ride molto, ma ci si commuove anche”.
A fare gli onori di casa è Danilo Staini, direttore del Politeama Genovese: “Siamo molto orgogliosi di ospitare questa manifestazione. Unisce due eccellenze della nostra città: la comicità, che è parte dell’anima genovese, e il Gaslini, un’istituzione di cui dobbiamo andare fieri. Il titolo dello spettacolo, C’è da ridere, potrebbe essere anche lo slogan della nostra stagione teatrale”.
Un connubio felice, quello tra arte e solidarietà, che Kessisoglu sottolinea con affetto: “Ringrazio Danilo e il Politeama per la disponibilità. Non è scontato trovare chi ti apre le porte per un progetto simile. Mi dispiace solo che la mia città non abbia ancora risposto con la prontezza che speravo: l’unico sponsor è arrivato da Milano, dallo studio BonelliErede. Mi sarebbe piaciuto che una realtà genovese avesse sostenuto un’iniziativa dedicata proprio al Gaslini”.
L’associazione C’è Da Fare ETS nasce ufficialmente nell’aprile 2023, ma le sue radici affondano a Genova, dove Kessisoglu aveva già promosso progetti di solidarietà dopo il crollo del Ponte Morandi con il singolo 'C'è da fare', sostenuto dall'associazione Occupy Albaro.
“La prima esperienza è nata qui, con un progetto per portare assistenza domiciliare a ragazzi che dopo la pandemia non uscivano più di casa, i cosiddetti hikikomori”, racconta Silvia Rocchi, direttrice generale dell’associazione.
“Da lì è nata la consapevolezza che questi adolescenti avevano bisogno di percorsi lunghi, integrati, non solo di aiuti momentanei. Quando un ragazzo si ammala di un malessere di questo tipo, tutta la famiglia sprofonda”.
Ogni progetto dell’associazione segue dieci adolescenti per un anno intero, con percorsi psicoterapici personalizzati e gruppi di sostegno per i genitori. “I nostri progetti costano tra i 50 e i 70 mila euro l’anno – spiega Rocchi – ma dietro ogni cifra ci sono volti, storie, famiglie. E noi non finanziamo mai un solo anno: tutti i percorsi vengono rinnovati, perché la cura ha bisogno di tempo”.
A spiegare come “C’è Da Fare in Liguria” si innesti nella rete del Gaslini Diffuso è il professor Lino Nobili, direttore di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale genovese.
“In Liguria - spiega Nobili -, pur avendo una popolazione più anziana, il disagio giovanile è in crescita esponenziale. Abbiamo visto i tentativi di suicidio passare da tre o quattro nel 2018 a quarantuno nel 2022, di cui undici gravi. È una realtà che non possiamo ignorare”.
Il progetto prevede di potenziare i servizi ambulatoriali e psicoterapeutici nelle sedi periferiche di Imperia, Savona e Lavagna, con un’équipe di neuropsichiatri e psicologi che seguiranno dieci adolescenti in percorsi intensivi di dodici mesi.
“Vogliamo evitare che i ragazzi vengano ricoverati nei reparti per adulti, come purtroppo accade oggi. È una delle esperienze più traumatiche che un adolescente possa vivere. Portare la cura vicino a loro è una forma di rispetto e di umanità”, aggiunge Nobili.
Un inno alla rinascita, alla solidarietà e alla leggerezza che salva.
E se la risata non basta a guarire, può almeno, per una sera, riaprire la porta della speranza.









