"Una riforma di prossimità, che parte dal basso e che guarda ai territori e soprattutto ai bisogni di chi si deve curare. Sì a una sanità condivisa e capillare che sappia intercettare i cambiamenti di una regione che è la più anziana d’Europa e affronta un calo demografico costante. No all’accentramento dannoso proposto da Bucci. Servono risorse, ascolto e una visione d’insieme": così hanno affermato oggi pomeriggio davanti all’Ospedale San Martino i gruppi di opposizione in consiglio regionale, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Lista Orlando Presidente, illustrando quella che definiscono la loro controriforma della sanità ligure. Il documento sarà consegnato al presidente di Regione Marco Bucci, ma sarà anche condiviso pubblicamente con forze sociali, associazioni del settore, enti locali e cittadini.
Secondo l’opposizione, la riforma proposta dall’amministrazione regionale concentra tutte le sue energie sull’accentramento e sulla governance, senza affrontare i veri bisogni della popolazione ligure: "La proposta di Bucci nasce e si sviluppa intorno alla struttura organizzativa, senza partire da un’analisi epidemiologica dettagliata sullo stato di salute della popolazione, sui bisogni insoddisfatti e sull’inappropriatezza delle prestazioni", spiegano. E questo, avvertono, "è un errore fondamentale in una regione che è la più anziana d’Europa, con un basso tasso di natalità e un calo demografico costante. L’invecchiamento comporta un aumento delle patologie croniche e degenerative, richiedendo continuità assistenziale e una presa in carico capillare sul territorio, mentre il calo demografico influenza la sostenibilità economica del sistema sanitario".
La contro-riforma dell’opposizione propone quindi un modello di sanità basato sulla prossimità e sul territorio, rafforzando le tre Aree operative ottimali, Ponente, Levante e Area Metropolitana, come articolazioni sovra aziendali capaci di garantire prestazioni sanitarie di elevata complessità senza creare un’unica ASL regionale. "L’unica ASL rischierebbe di costringere i cittadini a prestazioni in zone molto distanti dalla propria residenza, fenomeno che già oggi osserviamo e che con la riforma di Bucci rischierebbe di amplificarsi", spiegano i gruppi di opposizione.
Fondamentale, secondo i firmatari, è anche il coordinamento unificato degli ospedali genovesi, San Martino, Galliera, Villa Scassi, Gaslini, Evangelico, Sestri Ponente, Pontedecimo e il futuro ospedale di Erzelli, così da "migliorare percorsi e servizi ospedalieri senza procedere a una fusione delle strutture". Parallelamente, si punta a una integrazione tra sanità e welfare, tramite un nuovo Piano Sociale-Sanitario Integrato, e a un nuovo patto con i medici di medicina generale, centrali per garantire continuità e prossimità assistenziale.
Tra le criticità evidenziate, l’opposizione punta il dito anche sul rapporto pubblico-privato: "Se non si parte da un’analisi dei bisogni della popolazione, l’intervento del privato rischia di seguire logiche di mercato più che di sanità pubblica", spiegano. L’esempio citato è la nuova struttura radioterapica privata nel levante genovese, che secondo l’opposizione non risponde a un reale fabbisogno sanitario, ma crea competizione con Galliera e San Martino, lasciando fuori dalla programmazione pubblica importanti decisioni cliniche.
Un’altra criticità riguarda la mobilità dei pazienti: "Senza vincoli territoriali chiari, le prestazioni diagnostiche o di analisi potrebbero essere erogate in zone lontane dalla residenza, alimentando ulteriormente il ricorso al privato". A questo si aggiungono "le carenze nei sistemi informatici, ancora frammentati tra ospedali e medici di base, e la mancanza di piani chiari su personale, bilanci, patrimonio e attivazione delle Case della Comunità".
Secondo i gruppi di opposizione, una vera riforma deve prevedere "un piano di transizione graduale, comprendente l’integrazione dei sistemi informativi, la centralizzazione della contabilità e degli acquisti, il coordinamento unificato del territorio e degli ospedali, l’armonizzazione dei protocolli clinici e il monitoraggio costante delle liste d’attesa, dei posti letto e dei programmi di prevenzione e vaccinazione".
"Non possiamo prescindere dalla programmazione delle assunzioni e da un piano degli investimenti coerente con l’assetto organizzativo. La riforma di Bucci, basata su percentuali e numeri, ignora intere attività fondamentali per la salute della comunità: prevenzione, consultori, SERD e medicina del lavoro. Il nostro obiettivo è costruire una sanità vicina ai cittadini, organizzata sui territori, capace di affrontare le sfide di una regione anziana, con risorse adeguate, ascolto e una visione d’insieme", concludono.
La riforma in sintesi:
. Sì a uno studio dei fabbisogni della popolazione sullo stato di salute della nostra comunità regionale, dei bisogni insoddisfatti e dell’inappropriatezza, che precede il modello da assumere, non viceversa;
. Sì al rafforzamento delle tre Aree operative ottimali (AOO) Ponente, Area Metropolitana, Levante: costituiscono articolazioni sovra aziendali rispetto all’attuale articolazione. No a un'unica Asl;
. Sì a costruire un modello di prossimità. No all’accentramento;
. Sì ad avviare un processo di transizione graduale ed efficace. No a una riforma approssimativa costruita in corsa e di corsa;
. Sì a un coordinamento unificato degli ospedali San Martino, Galliera, Villa Scassi, Gaslini, Evangelico, Sestri Ponente, Pontedecimo e futuro ospedale di Erzelli e di Comunità. No alla fusione;
. Sì a riportare la delega all’edilizia ospedaliera sotto l’assessorato alla Sanità. No al sistema dei commissari;
. Sì a una riforma della sanità che avanzi insieme al Piano socio sanitario e al Piano sociale integrato, per migliorare l'integrazione dei servizi alla persona;
. Sì a un nuovo patto con i medici di medicina generale per una sanità di prossimità;
. Restituire centralità ai sindaci.






