La sindaca di Genova, Silvia Salis, insieme all’assessore alla Protezione civile, Massimo Ferrante, è stata ascoltata nel pomeriggio dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, riunita in Prefettura sotto la presidenza dell’onorevole Pino Bicchielli. Dopo aver illustrato la propria relazione, la sindaca ha risposto alle domande dei commissari, ricostruendo lo stato della prevenzione sul territorio e le criticità ancora irrisolte.
Salis ha aperto il suo intervento ricordando “l’esperienza di una città che, ancora oggi, ha addosso le ferite delle sue alluvioni e delle vite che si sono portate via”. Nei primi mesi del suo mandato, ha aggiunto, è maturata la consapevolezza che “il rischio idrogeologico è materia tecnica ma è anche fortemente materia politica. Ha a che fare con le scelte, le priorità, il coraggio di guardare al di là del prossimo bilancio, del prossimo mandato, delle prossime elezioni”.
Secondo la sindaca, Genova ha fatto tesoro della propria storia recente: “Il sistema di Protezione Civile è più efficiente e puntuale, la collaborazione con Regione Liguria è costante, i cittadini sono più consapevoli e pronti a collaborare o a sopportare i disagi che alcune situazioni di allerta possono comportare”. Nonostante questo, ha ribadito che “Genova resta una città fragile. Una città stretta tra i monti e il mare, costruita lungo le direttrici dei suoi torrenti, urbanizzata in decenni in cui il dissesto non era ancora percepito come un rischio, ma come il prezzo inevitabile del progresso”.
Da qui la necessità di una scelta politica chiara, che la giunta ha voluto mettere subito in evidenza: “La politica non può ignorare la propria parte di responsabilità e servono atti che siano allo stesso tempo concreti e simbolici. Per questo, nella distribuzione delle deleghe in giunta, abbiamo deciso di unire Lavori Pubblici e Protezione Civile in un unico assessorato”. Una decisione che, nelle parole della sindaca, riflette la visione dell’amministrazione: “La difesa del territorio è un insieme coerente, in cui la pianificazione delle opere pubbliche e la gestione dell’emergenza si parlano ogni giorno”.
Salis ha poi insistito su un fronte spesso sottovalutato: la difesa dal mare. “Genova è una città che vive sul mare, che si sviluppa lungo la costa, che affida parte importante della sua economia e della sua identità al porto, alla nautica e alla logistica. Ma è anche una città che non è ancora protetta in modo adeguato dalla forza del mare, dall’erosione costiera, dagli eventi climatici estremi che ormai sono una concreta realtà”. La sindaca ha chiarito che “servono interventi chiari: opere di protezione organiche, non frammentate, che interessino l’intera linea di costa cittadina. Non bastano più soluzioni tampone o piccoli interventi localizzati: la sicurezza dal mare è parte della sicurezza della città. Serve un nuovo piano nazionale”.
Nel ripercorrere gli interventi realizzati e quelli ancora da completare, la sindaca ha ricordato che “l’ultimo piano nazionale organico per la messa in sicurezza del territorio risale a oltre dieci anni fa: si chiamava Italia Sicura e ha previsto investimenti per 9 miliardi di euro in tutto il Paese”, con circa 400 milioni destinati proprio a Genova. “Da allora, molti interventi sono stati completati, altri sono ancora in corso, altri si sono persi per strada anche a causa del successivo smantellamento della struttura di missione”.
Ha citato lo scolmatore del Bisagno, “cruciale per la gestione delle piene”, finanziato con oltre 200 milioni di euro. “La ‘talpa’ TMB è stata attivata a ottobre, ma i lavori sono notevolmente in ritardo. È un’opera che la città attende da decenni”. Salis ha poi richiamato lo scolmatore del Fereggiano, “realizzato con un finanziamento di 45 milioni di euro, già in funzione”, ma la cui piena efficacia “dipende dal completamento di due opere collegate sui rii Noce e Rovare”. Ha spiegato che “a oggi i lavori sul Rovare (10 milioni di euro) risultano fermi al 65%, mentre per il Noce (20 milioni) la progettazione definitiva non è ancora stata approvata”.
Passando agli strumenti nazionali più recenti, ha ricordato che “nel 2019 è stato presentato il piano ‘Proteggi Italia’ con uno stanziamento triennale di circa 11 miliardi di euro. Una misura importante che, però, non ha avuto una struttura operativa e di controllo all’altezza della precedente”. E ha aggiunto: “Da parte del governo in carica non abbiamo ancora una strategia nazionale chiara che accompagni Regioni e Comuni nel dare continuità a una politica di prevenzione strutturale e non emergenziale”. Su questo punto, Salis ha sottolineato il proprio rammarico: “Dispiace prendere atto del taglio di 6,5 miliardi di euro dai fondi destinati alla lotta al dissesto idrogeologico, anche tramite la riduzione dei fondi PNRR”.
In chiusura, la sindaca ha rimarcato la disponibilità del Comune a fare la propria parte, “sul piano operativo e politico”. Ma ha ribadito che gli enti locali non possono affrontare da soli una questione di tale portata: “Serve che lo Stato faccia la propria, con visione, coerenza e con il rispetto dovuto a territori che, come il nostro, hanno conosciuto troppe tragedie e che oggi chiedono solo di essere messi in sicurezza”.






