Attualità - 09 dicembre 2025, 08:00

Buone Azioni - Il presepe che tiene unito un borgo: a Pentema trent’anni di passione e volontariato

Un lavoro minuzioso, un’accoglienza fatta di calore e sacrificio, e una comunità che lotta per mantenere vivi sentieri, memoria e tradizioni, nonostante le difficoltà

Foto Andrea Benveduti

Foto Andrea Benveduti

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.

Trent’anni fa, per la prima volta, veniva allestito il presepe di Pentema. L’idea fu del parroco Don Pietro che, grazie al supporto dell’associazione di volontari GRS Amici di Pentema, riuscì a realizzare l’iconico presepe che ha reso il piccolo borgo conosciuto ben oltre i confini della valle: più di quaranta scene di vita contadina che si snodano lungo le stradine del paese, formando un presepe diffuso che quest’anno aprirà ufficialmente il 20 dicembre e sarà visitabile fino all’11 gennaio, dalle 10 alle 17, tranne il giorno di Natale. Le scuole potranno visitarlo già dal 14 dicembre, su appuntamento.

Per l’edizione 2025 sarà allestita anche una nuova scena, dedicata alla valorizzazione della raccolta delle castagne: personaggi con sacchetti, ceste, pinze e tutto il necessario per l’essiccazione e la lavorazione di questo prezioso frutto.

A raccontare la storia di questo patrimonio del borgo è Vita Rosa, che fa parte del circolo locale fin dalla nascita dell’iniziativa e che ripercorre l’impegno e la passione che contraddistinguono lo spirito dei volontari.

Quest'anno si celebra il trentesimo anno del presepe, anche se sarebbero 31, poiché è stato chiuso un anno a causa del Covid - racconta -. Trent’anni fa eravamo davvero tanti, eravamo giovani. Col tempo, però, abbiamo perso molti volontari: alcuni, più anziani di me, non ci sono più. Noi che siamo rimasti, circa una trentina, cerchiamo con molti sacrifici di tenere duro. C’è infatti tutto un lavoro preparatorio che non può essere fatto né troppo presto né troppo tardi. Tutti i manichini che stanno all’aperto devono essere ripristinati da zero, a partire dai volti. Quasi tutti i visi dei nostri manichini sono rifatti: sono manichini da negozio, quindi li rimodelliamo con il pongo per dare un aspetto più umano. È un lavoro enorme”. Dopo mesi all’aperto e poi stipati nelle cantine, i manichini prendono un colore verdognolo, “come se avessero il mal di mare”. Anche i vestiti si consumano con la pioggia e con il freddo.

Poi vanno posizionati nelle varie scene, cercando di dare loro una postura il più possibile naturale, per quanto possa esserlo un manichino. E non è semplice: sono altissimi, sia uomini che donne, e spesso dobbiamo ‘operarli’, tagliare le gambe, accorciarle e poi rimettere tutto insieme con delle viti per renderli più bassi”. E tutto questo è solo la preparazione: “Una volta pronto il presepe, c’è l’accoglienza, con i gruppi che chiedono la visita guidata, le persone che si fermano al nostro circolo per panini e bevande calde… insomma, dietro c’è un’attività complessa, organizzata, che richiede tanto impegno da parte di tutti”.

Il lavoro viene però ripagato dall’affetto dei visitatori: “Il flusso si è un po’ ridimensionato nel corso degli anni, anche perché oggi non saremmo in grado di sostenerlo. Dopo un passaggio in una trasmissione televisiva abbiamo contato quasi diciassettemila presenze, un numero totalmente ingestibile per il nostro borgo e le nostre risorse”. Negli anni i visitatori arrivano da Genova, ma anche dal basso Piemonte: la diocesi di appartenenza di Pentema, infatti, è quella di Tortona.
Ci sono poi i visitatori affezionati, quelli che tornano più volte, e i discendenti delle persone che vennero in valle nei primi anni con le loro famiglie. Abbiamo i quaderni delle firme, dove conserviamo le diverse scritte: ne abbiamo lette in varie lingue, incluso il cirillico e l'olandese. Ci sono poi tante persone sudamericane che vengono a trovarci, incuriosite dalla realtà del presepe”.

Ma c’è un’ombra che da sempre accompagna la bellezza di questo presepe: la strada per raggiungerlo. Una delle buone notizie è che, grazie alla vittoria del bando di Unicredit e Celivo “Semi di bene”, l’associazione Amici di Pentema ha ottenuto fondi per ripristinare la mulattiera antica: “Il cuore dell’iniziativa è il recupero di un tratto dell’antica strada comunale Pentema-Montoggio, una mulattiera che un tempo era davvero larga e bella: ci si passava con i muli e con i basti, perché aveva esattamente la larghezza tecnica necessaria per il trasporto degli animali e dei carichi. Il lavoro di recupero arriva fino al paesino successivo, perché poi la mulattiera si perde: quando fu aperta la strada carrozzabile, infatti, tutto il materiale di sbancamento venne buttato di sotto e quel tratto oggi non è più percorribile, anche se più a valle il tracciato ricompare. L’idea è poi quella di proseguire fino a Serra di Pentema, un altro piccolo borgo dove si trovano antichi mulini. Oggi sono ridotti a ruderi, ma verranno valorizzati con pannelli che esporranno fotografie d’epoca. Uno di questi è conosciuto come il Mulino del Principe, perché si trovava sotto la giurisdizione dei Doria: un territorio che, nel corso dei secoli, era passato dai Malaspina ai Fieschi e poi proprio ai Doria. La pulizia dei sentieri prevista dal progetto sarà fatta a inizio primavera. Intanto, in parallelo, stiamo allestendo anche una mostra fotografica dedicata alla valle, con immagini recenti e più antiche, che inaugurerà insieme al presepe”.

Le comitive che arrivano a vedere il presepe sono costrette a trasbordare su piccoli pulmini a Torriglia, perché i grossi autobus non possono transitare” spiega Vita, che sottolinea con amarezza una mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione comunale. E poi c’è il problema della segnaletica: “Sono anni che chiediamo un cartello all’inizio della strada che avvisi ‘strada senza sbocco veicolare’ oppure ‘strettoia’. Non siamo mai riusciti a ottenerlo e, purtroppo, non possiamo nemmeno collocarne uno artigianale fatto da noi”.

Nonostante tutto, però, Vita a Pentema ci è tornata per restare: dopo la pensione ha scelto di vivere nel paese dei suoi antenati, seguendo l’esempio della madre, che aveva deciso di “morire accanto al suo cimitero, sotto il suo campanile”. Così continua a impegnarsi per tenere viva la valle, insieme ai volontari che, anno dopo anno, mantengono acceso non solo il presepe, ma una comunità intera.

Per informazioni e prenotazioni è attivo il numero 010 944175.

Chiara Orsetti

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