Continua con questo lunedì, e andrà avanti per tutti i lunedì successivi, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato alle Botteghe Storiche e ai Locali di Tradizione della nostra città. Vogliamo raccontare, di volta in volta, quelle che sono le perle del nostro tessuto commerciale, e che ci fanno davvero sentire orgogliosi di appartenere a questa città. Buon viaggio insieme a noi!
Sulle alture che circondano Genova alle spalle, proprio nel parco delle Mura che si snoda sul Righi, si trova una delle botteghe storiche più affascinanti della città: l’Ostaia de Baracche.
Questa rinomata osteria ha una storia secolare le cui origini si perdono addirittura ben prima della fine dell’Ottocento, periodo in cui si incontrano dati certi circa la sua esistenza: nata come punto di sosta lungo l’antica via del Sale, frequentata da contadini, viandanti, militari e genovesi in cerca d’aria buona l’osteria porta il toponimo “Baracche” richiamando le strutture provvisorie e i ricoveri che punteggiavano la zona, strategica per il collegamento tra la città e l’entroterra, non lontano dai forti che ancora oggi dominano il crinale.
Nel corso dei decenni, l’osteria è rimasta fedele alla sua funzione originaria: un luogo semplice, autentico, senza fronzoli, dove mangiare bene e stare insieme.
Le sale conservano un’atmosfera familiare e sulle pareti ancora si osservano numerose testimonianze della storia di questo luogo. Lampadari in ferro, appendiabiti e mobili di servizio arredano questi ambienti da decenni mentre a suscitare il fascino di qualche sguardo curioso c’è un’antica cisterna in legno.
La cucina è quella della tradizione ligure più schietta, fatta di ricette tramandate e ingredienti riconoscibili: pansoti con la salsa di noci, ravioli al ragù, trofie al pesto, arrosti, stoccafisso, dolci casalinghi. Piatti che non inseguono le mode ma parlano il linguaggio della memoria, quello che accomuna generazioni di genovesi.
Non è un caso che l’Ostaia de Baracche sia stata inserita nell’Albo comunale delle Botteghe Storiche e dei Locali di Tradizione, riconoscimento che ha ottenuto appena tre anni fa. Non solo.
L’Ostaia de Baracche è custode anche di un’altra leggendaria tradizione, quella della Panera, il dolce tipico genovese che si racconta sia nato dalla distrazione di un apprendista pasticciere.
Se tra i tavoli di questa antica osteria si sente ancora parlare genovese lo si deve anche a Tipo Mustopo, il cameriere indonesiano che parla in genovese, testimone di come l’amore per una terra e per la sua cultura possano far superare qualsiasi barriera.
Imbarcatosi su una nave come lavapiatti negli anni ’70, qualche anno più tardi su quella stessa nave incontra una ragazza della Val Trebbia che diventerà la sua fidanzata e lo porterà a Genova nel 1980. Muratore prima e cameriere al ristorante ‘Gino’ e poi da Richetto, Tipo inizia così a imparare il genovese stretto. "Qui a Genova da subito mi sono sentito come a casa. Basta capire cosa c'è dietro o dentro certi comportamenti. Gente meravigliosa", aveva raccontato qualche tempo fa.
Raggiungere l’ostaia de Baracche richiede qualche curva e un ultimo tratto meno urbano, ma è proprio questo a renderla speciale. Arrivarci significa scegliere consapevolmente di uscire dalla città per ricongiungersi con la città dei sentieri, dei panorami sulla Val Bisagno che si tramutano in pochi metri si salita, in sapori strsaordinari.
L’Osteria è ancora oggi un punto di riferimento per escursionisti, famiglie, gruppi di amici. Un luogo che continua a svolgere la sua funzione originaria: accogliere.
In un mondo che sembra sempre più premiare la frenesia, il cambiamento, la tecnologia in ogni ambito, l’osteria resiste come punto di incontro capace di mettere insieme il passato e il presente.
Ed è proprio per questo che l’Ostaia de Baracche non è solo un ristorante: è testimonianza viva della genovesità.








