Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!
Tra le fortificazioni più singolari del sistema difensivo orientale di Genova c’è, senza ombra di dubbio, il Forte San Martino. Costruito nella prima metà dell’Ottocento sulla collina di Papigliano, è oggi inglobato nella città moderna e circondato da edifici e infrastrutture. A differenza di molte altre opere militari, non domina dall’alto le alture, ma è infossato nella collina e circondato da un fossato, oggi in gran parte nascosto dalla vegetazione. Ed era proprio questa posizione strategica a essere efficace per controllare le vie d’accesso e le vallate verso levante, inclusa la Val Bisagno e la valle di Sturla, proteggendo i borghi costieri e impedendo a un esercito nemico di scendere dalle alture verso il mare e il centro di Genova.
Le idee per una fortificazione in questa zona risalgono già al Settecento; proposte e piani furono avanzati fin dal 1771 per migliorare le difese orientali. Durante la dominazione francese, nel 1807, furono stanziati fondi per la costruzione, ma il progetto non fu attuato. Fu invece il Regno di Sardegna a realizzare il forte tra il 1820 e il 1832, completando l’opera con caserma e strutture accessorie.
La struttura si presenta con una pianta quadrangolare e un grande terrapieno rettangolare. A ovest si sviluppa una massiccia caserma su tre piani, il cui ingresso principale era originariamente raggiungibile tramite un ponte levatoio al livello dell’ultimo piano. Questa configurazione, diversa da altri forti genovesi, è stata pensata per ridurre la visibilità della struttura e aumentarne la resistenza agli attacchi di artiglieria pesante.
Il forte fu concepito per proteggere il settore orientale di Genova, controllando il territorio e le possibili vie di salita verso la città. Quando, alla fine dell’Ottocento, l’espansione urbana rese obsoleta la sua funzione originaria, nel 1889 fu realizzata davanti alla caserma la Batteria San Martino, un’opera di artiglieria rivolta verso il mare e l’imboccatura del porto. Negli anni Trenta del Novecento le postazioni furono smantellate e sostituite da una batteria contraerea con cannoni da 76/45 per la difesa antiaerea della città.
Con l’evoluzione della tecnologia bellica e delle strategie difensive, il forte perse progressivamente di importanza. Tuttavia, la sua posizione sopra la città lo mantenne nel dispositivo difensivo fino e durante la Seconda guerra mondiale, anche se in ruoli secondari legati alla contraerea.
Un episodio tragico della sua storia avvenne il 14 gennaio 1944, quando otto cittadini genovesi furono fucilati nel fossato del forte come rappresaglia nazifascista in risposta all’uccisione di un ufficiale tedesco in un attentato compiuto la sera precedente. I nomi delle vittime (Dino Bellucci, Giovanni Bertora, Romeo Guglielmetti, Amedeo Lattanzi, Luigi Marsano, Guido Mirolli e Giovanni Veronelli) sono ricordati in commemorazioni pubbliche e cerimonie annuali della Resistenza organizzate dalla città. Il tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes, inizialmente incaricato dell’esecuzione, si oppose all’ordine e rifiutò di far sparare ai suoi uomini, atto di coraggio che è anch’esso parte della memoria legata all’eccidio.
Dopo la guerra il forte fu abitato da famiglie di sfollati e poi abbandonato nel 1952. Oggi è di proprietà del Demanio e l’accesso è chiuso da un cancello. La struttura è in condizioni di degrado, con il fossato e molte delle opere originali in parte nascoste o cancellate dall’espansione urbana. Nonostante ciò, dall’esterno si riconoscono ancora il profilo del terrapieno, i muri di controscarpa e il volume compatto della caserma, e il sito resta meta di appassionati di storia locale e di escursionisti urbani.