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Cultura | 15 gennaio 2022, 07:30

Eccidio al forte di San Martino, storia di un’eroica dignità

78 anni fa l’eccidio che costò la vita a 8 persone ma che fu la prova di grande dignità da parte dei Carabinieri.

Eccidio al forte di San Martino, storia di un’eroica dignità

Una delle pagine più tristi della storia di Genova durante il periodo fascista è quella legata all’eccidio del Forte di San Martino quando otto persone vennero trucidate per rappresaglia all’attentato dei Gap conto due ufficiali tedeschi.

Un episodio che racconta sì della tragica fine di otto partigiani ma che, al tempo stesso, è esempio di grande dignità da parte dei Carabinieri e del loro comandante, Giuseppe Avezzano Comes, che si rifiutarono di eseguire la pena capitale.

Era il 14 gennaio del 1944 quando arrivò la sentenza di morte per gli otto rei confessi colpevoli di essere esecutori di un attentato contro i generali fascisti, una rappresaglia legata all’attentato del dicembre del 1943.

L’ordine fu perentorio: uccisione per fucilazione.

Le parole del tenente Comes, riferite all’ordine di esecuzione della pena capitale, nel racconto dei fatti raccolte nel loro “Una città nella Resistenza” di Carlo Brizzolari, furono chiare: “Nelle prime ore del 14 gennaio il comandante della legione dei Carabinieri di Genova mi ordinava, per telefono, di recarmi con un plotone di venti carabinieri al forte di San Martino per eseguire un urgente servizio d’ordine”.

Il racconto del tenente prosegue spiegando dell’attesa di circa un’ora e della chiamata ricevuta dal Console Grimaldi, uno dei colonnelli della milizia fascista, che ordinava di procedere all’esecuzione immediata.

All’ordine impartito, il rifiuto di Comes fu secco e deciso, facendo leva sull’illegittimità di chi lo stava impartendo e contestando la sentenza del Tribunale.

“Nonostante  l’intervento di altri ufficiali fascisti e tedeschi che mi minacciavano  di processo sommario e di fucilazione sul posto insieme agli altri condannati - raccontò Comes - mantenni fermo il mio atteggiamento di rifiuto; tanto che il Grimaldi dopo avermi accusato di codardia, per mezzo di due tedeschi delle SS mi fece allontanare dai miei uomini e sospingere in una casamatta”.

Dopo il suo allontanamento, Grimaldi fece schierare di spalle al muro gli otto condannati, ordinando lui stesso ai Carabinieri di sparare ma la reazione del plotone fu decisa: armi in alto e colpi sparati verso il cielo.

Il racconto del terribile momento proseguì con la presa di posizione del Grimaldi che, radunando un gruppo di tedeschi e di fascisti, compì in prima persona l’eccidio sparando ai condannati a coppie di due e costringendo a salire sui corpi dei compagni caduti.

Dino Bellucci, professore di 32 anni, Giovanni Bertora, tipografo 31enne, Giovanni Giacalone, straccivendolo di 53 anni, Romeo Guglielmetti, tranviere 34enne, Amedeo Lattanzi, giornalaio di 35 anni, Luigi Marsano, saldatore elettrico 33enne, Giuro Midolli, oste 49enne, Giovanni Veronello, operaio 57enne vennero freddati dal plotone improvvisato. 

A esecuzione avvenuta, i tedeschi e i fascisti lasciarono la casa e ancora una volta entrò in gioco Comes:

“Qui il tenente riuscì a distruggere la nota di servizio con i nomi dei Carabinieri insieme a lui al Forte, così da evitare rappresaglie nei loro confronti da parte delle SS.

Per intervento del Prefetto Basile venni messo agli arresti e allontanato da Genova.

Successivamente fui sottoposto ad inchiesta formale ed infine arrestato dal comando della Feld Gendarmeria tedesca di Albenga, dal quale fui trattenuto in prigione fino alla liberazione, subendo a mia volta torture e sevizie”.

Una storia di coraggio di un gruppo di Carabinieri e del loro tenente capace di riconoscere l’importante della Resistenza con il rifiuto di un’ordine impartito anche a costo della vita e che ancora oggi, ogni anno, viene ricordato.

Ieri, infatti, in occasione del 78esimo anniversario dell'eccidio, si è svolta la cerimonia organizzata dal Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova e svoltasi in forma ridotta a causa dell'emergenza Covid-19.

Alla cerimonia hanno preso parte il colonnello Gianluca Feroce, comandante provinciale dei Carabinieri e Giacomo Ronzini presidente dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea che nel corso della suo intervento ha ricordato Cleto Piano, recentemente scomparso.

 

 

Redazione

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