Attualità - 09 gennaio 2026, 08:00

Alla scoperta dei Forti - Storia e rinascita della Torre di San Bernardino

L’avamposto, che ha vegliato per due secoli ha vegliato sui crinali di Castelletto, si distingue per una silhouette particolarmente slanciata

Guardando verso le alture di Castelletto spicca una sagoma circolare che unisce eleganza e rigore militare. È la Torre di San Bernardino, una delle testimonianze più nitide di quella "città fortezza" che Genova divenne nella prima metà dell'Ottocento. Questo piccolo capolavoro di ingegneria sabauda non nasceva per la gloria estetica, ma per presidiare un punto nevralgico dell’antica cinta difensiva, controllando gli accessi alla città dalla zona nord-orientale in un momento di profonda trasformazione politica.

La sua costruzione ebbe inizio intorno al 1820 e si concluse nel 1825 sotto la direzione del Genio Militare del Regno di Sardegna. Erano anni complessi: dopo l'annesso della Repubblica di Genova al Piemonte nel 1815, il governo sabaudo sentì l’urgenza di potenziare le mura cittadine per prevenire attacchi dall'entroterra. La torre fu così concepita come una postazione avanzata a supporto della vicina Porta di San Bernardino, fungendo da fondamentale anello di congiunzione con le altre strutture fortificate che coronano i rilievi orientali della città.

Dal punto di vista architettonico, l'edificio si distingue dalle coeve e più massicce torri di Quezzi o Monteratti per una silhouette particolarmente slanciata, dominata dal rosso caldo dei laterizi. La struttura interna rivela una razionalità quasi moderna: il cuore sotterraneo ospitava una cisterna per l'approvvigionamento idrico, mentre i piani superiori erano dedicati alla difesa attiva, con feritoie e cannoniere progettate per il tiro dei fucilieri e dell'artiglieria leggera. Sulla sommità, un terrazzo protetto da caditoie permetteva un'osservazione costante del territorio circostante. Un dettaglio affascinante è rappresentato dalla caponiera coperta del 1826, un corridoio fortificato che permetteva ai soldati di raggiungere la torre dal rivellino antistante la porta in totale sicurezza.

Il destino militare della torre si esaurì con lo scoppio della Grande Guerra, lasciando spazio a una lunga fase di trasformazioni e, purtroppo, di parziale abbandono. Nel 1934 la proprietà passò al Comune di Genova e gli spazi interni vennero destinati agli usi più disparati, da magazzini a base operativa per lavori socialmente utili, fino a subire nel nuovo millennio episodi di degrado e occupazioni abusive. Tuttavia, il valore storico del complesso non è mai svanito. Oggi la torre è al centro di un rinnovato interesse culturale e di recenti bandi comunali volti a una valorizzazione che ne rispetti l'identità, con l'obiettivo di restituire alla collettività questo "bene minore" che racconta, meglio di molti libri, l'assetto post-napoleonico della Superba.

Chiara Orsetti

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