“Eravamo in ferie e quindi la nostra sede era chiusa. Altrimenti con quelle fiamme sarebbe potuta finire molto peggio”.Walter Pilloni, l’imprenditore genovese titolare di Teknit ed Ecomission, le due aziende la cui sede a Sestri Ponente ha preso fuoco lo scorso 29 dicembre, a causa di un incidente durante alcune lavorazioni al tetto di un capannone confinante, allarga le braccia.
“Sconsolato? No, sono proprio distrutto. Eravamo in questa sede dal 1982, dopo averne acquisito la proprietà. Questo capannone, dei primi del Novecento, ha resistito a due guerre mondiali e a due alluvioni. Ma nulla ha potuto contro un incendio che ha devastato tutto. Più di trent’anni di lavoro andati in fumo in pochissimo tempo”.
Il giorno dell’incendio, Pilloni era appena rientrato da qualche giorno di vacanze natalizie: “Eravamo di ritorno dall’estero. Siamo atterrati a Milano, la mia famiglia ed io. Il tempo di arrivare a casa e sono stato avvisato dalla segretaria che il capannone in via Merano aveva preso fuoco. Appena giunto sul posto, sono rimasto senza parole. Incapace di reagire, di fare nulla, completamente bloccato di fronte a tanta devastazione. Sono andate distrutte le biciclette elettriche che avevamo in deposito, gli attrezzi, le schede per i circuiti stampati, tutti i nostri materiali. Il tetto è venuto giù completamente”.
Attimi in cui tutta la vita ti scorre davanti: “Mi sono sentito paralizzato dal dolore. Poi, ho ricevuto le prime parole di conforto dai vigili del fuoco, che ringrazio per la prontezza dell’intervento. In questi giorni sta operando in sede una squadra della ditta Aleph di Miguel Pisano: si occupano di pulizia e di messa in sicurezza di tutta l’area. Verrà installato un tendone provvisorio, e poi vedremo come comportarci”.
È una storiaccia, quella che ha messo in grave crisi un imprenditore genovese molto conosciuto e stimato (è stato anche consigliere comunale per Vince Genova e, prima ancora, consigliere municipale al VI Medio Ponente), che ha molteplici aspetti: “Quello della ripartenza di un’attività produttiva e commerciale, la nostra attività di famiglia; quello dei risarcimenti da parte dell’assicurazione; quello dell’inchiesta da parte della magistratura. Noi non stavamo facendo alcuna lavorazione sul tetto, eravamo chiusi per ferie. Il tetto in questione è quello del nostro vicino e l’artigiano incaricato dei lavori è stato identificato e sentito dall’autorità giudiziaria. Vedremo come andrà a finire: se e quando verremo risarciti e se e quando ci potremo rivalere. Nel frattempo, la mia azienda si assumerà il costo di tutti i lavori di ripristino e di rifacimento del tetto. Lo facciamo in primis per ragioni di sicurezza per tutti, visto che l’area sottostante è ancora parzialmente interdetta, ma anche per rispetto dei nostri inquilini del piano terra, la ditta di materiali elettrici che ringrazio per la comprensione e la pazienza”.
Quanto alle aziende di Pilloni, arriverà il momento delle riflessioni: “La Teknit, che si occupa di circuiti stampati, è in attività in Cina: penso che manterremo a Genova un ufficio per il trading, anche se più piccolo di questo attuale. Quanto a Ecomission, l’azienda che si occupa di commercializzare le biciclette elettriche (Pilloni è stato un pioniere in questo senso in città, anche per la sua particolare predilezione sulle tematiche green, ndr), valuteremo se portare avanti o meno il business, è ancora troppo presto per dirlo”.
Tanti gli attestati di solidarietà ricevuti in questi giorni: “Mi ha chiamato la sindaca Salis per confortarmi e mettersi a disposizione per quanto ci sarà di competenza comunale. Mi ha chiamato il presidente Bucci, dicendomi che mi vuole incontrare. Ho sentito tanti colleghi politici del centrodestra, e altrettanti del centrosinistra. Sentire la vicinanza delle persone fa piacere, in questi momenti così difficili. Un grande conforto l’ho ricevuto dall’architetto Stefano Galati, che non si è fermato un attimo in questi giorni. Ripartiremo, non so bene in che forma, ma ripartiremo. È il mestiere dell’imprenditore che ce lo impone. Ma il colpo ricevuto è davvero enorme, inutile nasconderlo. I danni? Sono da quantificare”.
Ma si arriverà intorno al mezzo milione di euro, “spesa più, spesa meno. Avrei voluto investirli diversamente”.
















