La comunità iraniana di Genova scende in piazza per sostenere le proteste in corso in Iran contro il regime dell’Ayatollah Ali Khamenei. L’appuntamento è per martedì 13 gennaio alle 12 in piazza Matteotti, dove residenti e sostenitori si riuniranno per dare voce a chi, in Iran, sta manifestando nonostante una repressione sempre più dura.
“Ancora una volta il popolo iraniano sta scendendo in piazza per rivendicare il proprio diritto di autodeterminazione e di libertà dall’oppressione del regime dittatoriale islamico”, spiegano i promotori. A questa richiesta, denunciano, il regime risponde con “la violenza e l’isolamento”. Da quattro giorni, infatti, è in corso un blackout quasi totale di Internet e, in molte aree, anche delle comunicazioni interne: un taglio deliberato, sottolinea la comunità, per spezzare i legami tra le persone e impedire che quanto accade venga visto dal resto del mondo.
“In questo buio il regime ha ricominciato a massacrare i manifestanti”, si legge nella nota. Le cifre sono difficili da verificare proprio a causa dell’oscuramento delle comunicazioni, ma le stime considerate più attendibili parlano già di oltre 500 morti e circa 10.000 arresti. Altre segnalazioni, non ancora verificabili in modo indipendente, indicano numeri ben più alti, nell’ordine di migliaia di vittime.
Secondo i promotori, per anni il popolo iraniano ha cercato unità e riferimenti politici, mentre ogni opposizione veniva incarcerata o eliminata. Oggi, nei fatti, “l’unica alternativa politica visibile capace di aggregare un consenso ampio è Reza Pahlavi”, figura definita controversa ma ritenuta l’unica in grado di rappresentare una direzione riconoscibile per chi chiede democrazia e laicità.
“La comunità iraniana di Genova vuole scendere di nuovo in piazza e fare da eco a chi, in Iran, sta resistendo in prima linea”, concludono gli organizzatori. E la richiesta che da Genova si leva è una sola: “libertà”.






