La musica che ci gira intorno - 17 gennaio 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - Black Armadillos, la band genovese che guarda oltre l’oceano

Da un pomeriggio con 39 di febbre a vinili spediti negli Stati Uniti. Santo Castagnaro e Maurizio Nuzzi raccontano la storia della loro band: “Buddies è un disco che ci siamo dedicati. Il prossimo sarà un album tutto da ascoltare”

'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.

È cominciata con un colpo di tosse. E non è una metafora poetica: Santo Castagnaro, voce e chitarra dei Black Armadillos, era a letto con un’influenza che lui stesso definisce feroce quando, alla fine del 2019, la noia lo ha spinto a cliccare sulla tastiera e a mettere un annuncio su “Villaggio Musicale”. 

All’annuncio ‘Cercasi batterista’ risponde Maurizio Nuzzi, musicista dalla carriera scandita da band, sale prova e incroci tipici della provincia: “Ci siamo visti e dopo due pezzi era fatta. Sembrava suonassimo insieme da anni", raccontano oggi. La voce di Santo non c’era, bloccata dal raffreddore, ma quella prima prova bastò. E da quel ‘colpo di fulmine' artistico, costruire il duo è stato naturale.

Un tentativo di ampliamento c’è stato, l’ingresso di una cantante. È durato il tempo necessario a capire che non avrebbe funzionato. “Il nostro destino era già scritto: dovevamo essere un duo”, spiegano entrambi. In due, si sceglie, si rischia, si discute e si decide con una velocità diversa da quella di una band tradizionale. Santo sintetizza: “Non devo litigare con cinque persone sul nome della band”. E il nome, in effetti, arriva rapido e senza riunioni-fiume. The Black Armadillos. Perché “The Black” a cui aggiungere qualcosa, possibilmente il nome di un animale rievocando le band anni Sessanta era un sogno taciuto, e gli armadilli hanno quell’anima coriacea e buffa che li ha conquistati subito.

Le influenze sono chiare e dichiarate senza pudore: Jack White come faro assoluto, Hendrix e Led Zeppelin come sostegni a cui appoggiarsi. E sì, i Black Keys che fanno parte dell’universo del progetto. Ma appena li si accosta troppo a quel duo di Akron, loro frenano. “Non siamo i Black Keys genovesi", precisa Maurizio. “In passato ci hanno paragonato. Per noi però non è lo specchio di ciò che vogliamo diventare”.

Il metodo creativo, raccontato dal vivo, ha un fascino quasi artigianale. Nella maggior parte dei casi, il 90% delle volte ama ricordare Santo, il seme nasce da un riff di chitarra sul quale si costruisce musica e testo. C’è poi il 10% composto dai pezzi che, a loro dire, sono quelli ancora più belli, che nascono da un’idea attorno al quale, come due sarti, Nuzzi e Castagnaro cuciono la musica e le parole.

In entrambi i percorso creativi, però, la parte decisiva arriva dopo. Santo confessa di affezionarsi troppo a ogni idea: “Per me ogni canzone è una creatura. Mi dispiace scartarle”. Qui decisivo è Maurizio, che non esita a fare il lavoro sporco: “Il mio ruolo è scremare, dire quando qualcosa non ha futuro”. È una dinamica che trasforma la sala prove in una bottega in cui si lima, si taglia, si tratta il suono che diventerà brano. 

Con la testa sul nuovo lavoro che sperano di far uscire entro l’anno, i Black Aramdillos continuano a lavorare su idee e accordi per dare forma a nuove canzoni pensate principalmente per l’ascolto e non per il live.

Eppure, mentre i brani crescono, la città che li ospita sembra rimpicciolirsi.

A Genova locali non ce ne sono quasi più”, dice Maurizio con una constatazione amara che non ha nessun tono polemico ma fotografa solo la triste realtà. “Rispetto a dieci anni fa è un deserto”. Santo rilancia una constatazione che negli ultimi anni sta diventando coro: fuori provincia, cambia tutto. “Basta uscire dal comune e senti un’altra aria. C’è accoglienza, curiosità, rispetto. A Genova sembra che nessuno voglia rischiare”.

Questo ha portato a un paradosso clamoroso: la band ha più ascolti all’estero che a Genova e in Liguria. Negli Stati Uniti qualcuno li crede persino americani e li invita a esibirsi.

In mezzo a tutto questo, i Black Armadillos hanno già due album all’attivo. L’ultimo, Buddies, è un titolo che racconta più di quanto sembri: non solo una band, ma un’amicizia che ha attraversato viaggi, separazioni, amori e disastri vari. In qualche modo, “quel disco ce lo siamo dedicati”, dicono. “Non a noi due, ma a quello che siamo diventati lungo il cammino”.

Sul futuro non hanno rigidità, solo un’intenzione a cui si affianca un desiderio, pronunciato con la naturalezza con cui altri sognano un palco al festival cittadino: “Ci piacerebbe finire in una serie o in un film”, dice Maurizio. “Avere un nostro pezzo lì. Non ci interessa la posa da rockstar, ma vogliamo che la nostra musica cammini”.

Quella dei Black Armadillos è una storia che ha i contorni di sfumati di chi continua a lavorare sulla propria identità, costruendo giorno dopo giorno un pezzetto di una strada su cui camminare.

Chissà che non siano proprio loro “la band genovese che sfonda all’estero”, ma se questa è una speranza, la cosa certa è che Santo e Maurizio hanno dimostrato di avere tenacia e ispirazione.

Isabella Rizzitano e Chiara Orsetti

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