La sicurezza resta al centro del dibattito politico nazionale e diventa terreno di scontro tra amministrazioni locali e governo. A intervenire, in un’intervista a Repubblica, è la sindaca di Genova Silvia Salis, che critica duramente l’approccio dell’esecutivo e della destra.
"È fondamentale mettere in campo delle politiche sociali e culturali che affrontino il fenomeno nella sua complessità”, afferma Salis, denunciando il rischio di semplificazioni e scorciatoie. “Non è un tema al quale si può rispondere con la propaganda che parla alla pancia”, sostiene, contestando le ricette del centrodestra: “È sempre la stessa: sanzioni e repressione. Cosa risolvi quando chiedi a una famiglia - che magari non ha neanche i soldi per l’affitto - di pagare una multa di 500 o 1000 euro perché il figlio ha commesso un reato? Ma che Stato è uno Stato che ragiona così?”.
Per Salis, la risposta non può essere affidata a provvedimenti emergenziali. “Servono progetti a lungo termine per le comunità e l’inclusione. La priorità è investire il più possibile nelle scuole”, afferma, mettendo l’accento su un approccio strutturale al problema.
Il giudizio sul governo Meloni è netto: “La sicurezza è il più grande insuccesso di questo governo. Non tanto perché siano l’unico: non hanno fatto di meglio nemmeno su pressione fiscale, capacità di acquisto dei salari, stato sociale e welfare. Ma la sicurezza pesa doppio: era il loro cavallo di battaglia".
Nell’intervista, la sindaca critica anche una scelta storica del centrosinistra, accusato di non aver saputo presidiare il tema. “Abbiamo fatto diventare noi la sicurezza una parola d’ordine della destra. Ma non lo è, non è di nessuno, anzi è di tutti: è una garanzia che deve dare lo Stato ai cittadini. Una necessità", osserva Salis. E riconosce un errore: “È stato un errore degli anni passati appaltarlo a una sola parte politica".






