Il crollo di una porzione di falesia che nella serata di ieri ha interessato Bogliasco, sotto piazza Trento e Trieste, riaccende i riflettori sulla fragilità della costa ligure e sulla necessità di una strategia strutturata di prevenzione. Un episodio che, per dinamica e contesto, si inserisce in una sequenza di eventi già noti e che, fortunatamente anche questa volta, non ha provocato feriti.
A sottolinearlo è Alessandro Scarpati, presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria, che invita a leggere quanto accaduto non come un fatto isolato, ma come l’ennesimo segnale di un problema più ampio. “Il crollo della falesia di Capolungo a Genova nel 2014, quello del cimitero di Camogli nel 2021 e, da ultimo, l’evento di Bogliasco costituiscono una sequenza di episodi che richiamano con forza l’attenzione sulla fragilità strutturale di ampi tratti della costa ligure. In tutti questi casi non si sono registrate vittime né feriti, ma ciò non deve indurre a sottovalutare la pericolosità del fenomeno”, spiega.
Secondo il presidente dell’Ordine, attribuire questi cedimenti esclusivamente ai cambiamenti climatici rischia di essere fuorviante. “Le falesie costiere, dal punto di vista geologico, sono sistemi geomorfologici in continua evoluzione. La loro dinamica naturale è legata a processi di instabilità: si sono formate proprio attraverso l’erosione marina che, nel tempo, agisce su rocce spesso fratturate e alterabili, determinando un progressivo arretramento del fronte”.
Da qui la necessità di un approccio consapevole e programmato. “È indispensabile governare questa dinamica naturale, soprattutto nei tratti di costa a falesia su cui insistono edifici, infrastrutture viarie, cimiteri, piazze pubbliche e belvedere. Non sono pochi, ma nemmeno così numerosi da rendere impossibile una pianificazione organica”, sottolinea Scarpati.
Sul piano tecnico, la messa in sicurezza passa da interventi ben definiti: “Occorre innanzitutto proteggere il piede della falesia dall’azione del moto ondoso, riducendo l’erosione marina e ristabilendo un equilibrio compatibile con le condizioni geologiche del sito. A questo devono seguire interventi geotecnico-strutturali mirati, almeno per consolidare il ciglio e le porzioni di falesia su cui gravano strutture e infrastrutture”.
Il tema tocca anche le competenze istituzionali. Fino al 1998 la difesa della costa era in capo allo Stato, attraverso il Genio Civile Opere Marittime; dal 1999, con il trasferimento delle funzioni, in Liguria le competenze sono passate alla Regione e ai Comuni. “La Regione ha il ruolo di promozione, coordinamento e programmazione degli interventi, mentre i Comuni sono i soggetti attuatori”, ricorda Scarpati.
Ed è proprio sul fronte della programmazione che arriva l’appello finale: “Alla luce di quanto accaduto e delle criticità note, non è più rinviabile la definizione di un piano regionale operativo per la difesa delle falesie, capace di individuare le priorità e garantire una programmazione pluriennale delle risorse, superando definitivamente la logica degli interventi emergenziali”.






