Questa mattina l’Ufficiale giudiziario della Corte d’Appello di Genova si è presentato in via Catalani, a Sestri Ponente, per eseguire uno sfratto nei confronti di una famiglia di origine bengalese composta da marito, moglie e tre figli minori di 5, 10 e 15 anni.
A darne notizia è Sunia Genova, che segnala come la vicenda sia il risultato di difficoltà economiche legate alla perdita del lavoro e alla gestione di un’attività commerciale. L’uomo, in passato impiegato da una ditta in appalto Fincantieri, dopo aver perso il lavoro aveva aperto un negozio di frutta e verdura, ma l’attività non ha garantito un reddito sufficiente, portando la famiglia all’impossibilità di pagare l’affitto.
Il Comune di Genova ha riconosciuto la condizione di morosità incolpevole e ha offerto alla proprietà un contributo risarcitorio, proposta che però sarebbe stata rifiutata. “È inconcepibile che nonostante la mediazione del Comune e il suo coinvolgimento in solido, la proprietà neghi ogni sorta di mediazione”, dichiara Bruno Manganaro, segretario generale di Sunia Genova. “Cercheremo in ogni modo di impedire questo sfratto, che è la conseguenza diretta dell’imbarbarimento che sta travolgendo il mondo del lavoro, dove non è permesso alcun tipo di fragilità”.
Davanti all’abitazione si è svolto un presidio con la partecipazione di rappresentanti di Sunia, GenovaSolidale, Spi Cgil Genova e Fiom Cgil. A seguito della mobilitazione, sempre secondo quanto riferito da Sunia, è arrivata la notizia del rinvio dello sfratto al 4 marzo.
“Bene il rinvio di un mese, ma non è la soluzione definitiva che deve essere trovata a tutela di tutti, ma soprattutto dei minori coinvolti”, conclude Manganaro.






