Attualità - 30 gennaio 2026, 17:00

Cultura, è allarme organici a Genova: musei e biblioteche a rischio, i lavoratori scendono in piazza

Domenica 1 febbraio presidio in via Balbi davanti a Palazzo Reale: carenze di personale fino al 50% negli enti del Ministero. I sindacati: “Servono assunzioni stabili e stop alle esternalizzazioni”

Cultura, è allarme organici a Genova: musei e biblioteche a rischio, i lavoratori scendono in piazza

Negli enti del Ministero della Cultura a Genova e in Liguria la situazione degli organici ha raggiunto livelli critici. A denunciarlo sono i sindacati, che parlano di una riduzione del personale compresa tra il 35% e il 50%, con effetti diretti sul funzionamento quotidiano dei servizi. “Siamo arrivati a un punto di non ritorno: con questi numeri è sempre più difficile garantire l’apertura dei musei e la sicurezza dei luoghi della cultura”, spiegano FP CGIL Genova e USB Pubblico Impiego Liguria.

Secondo quanto segnalato dai sindacati, la carenza di personale non riguarda solo i musei, ma coinvolge anche biblioteche, archivi e soprintendenze. “Il rischio concreto è quello di chiusure parziali, riduzioni degli orari e un progressivo impoverimento del servizio pubblico culturale”, avvertono i lavoratori, sottolineando come la situazione si trascini da anni senza soluzioni strutturali.

Per questo domenica 1 febbraio è stata organizzata una mobilitazione pubblica a Genova. L’appuntamento è in via Balbi, davanti a Palazzo Reale, a partire dalle 13.30. “Scendiamo in piazza per denunciare anni di tagli e scelte sbagliate, ma anche per rivendicare diritti, dignità e il pieno riconoscimento delle nostre professionalità”, proseguono. 

Al centro della protesta c’è la richiesta di un cambio di rotta netto. “Servono assunzioni stabili e immediate, non soluzioni tampone”, ribadiscono i sindacati, che chiedono anche “lo stop alle esternalizzazioni e investimenti concreti su sicurezza, sedi e condizioni di lavoro”.

La mobilitazione, concludono, vuole lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni: “Senza un intervento deciso si rischia lo smantellamento del servizio pubblico culturale, con un danno enorme non solo per chi lavora negli istituti, ma per l’intera collettività”.

Redazione

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