Il futuro di Genova sembra sempre più orientato verso l’aumento di aree pedonali e zone senza auto, rendendo le domeniche a piedi degli interventi strutturali e permanenti.
Questo è quanto emerge dalla Commissione Comunale che ieri si è svolta a Palazzo Tursi, che ha evidenziato l’orientamento all’amministrazione portando il ‘caso studio’ di piazza Remondini, a San Martino.
La zona è infatti diventata prototipo per le nuove pedonalizzazioni definitive con l’obiettivo dichiarato di un’attivazione di processi di sicurezza e rigenerazione sociale a cui si affiancano i principi di mobilità sostenibile.
La chiusura alle auto ha trasformato l'area in uno spazio sicuro e accessibile, eliminando i rischi legati al traffico per i bambini e migliorando la qualità della vita dei residenti. Questo impatto sociale positivo ha promosso la piazza come luogo d'incontro quotidiano, rendendola un modello replicabile per interventi simili, specialmente nelle vicinanze delle scuole, con l'obiettivo finale di accrescere la sicurezza e la coesione sociale in tutta la città
Nel suo intervento nel corso della commissione, l’assessore alla Mobilità Emilio Robotti ha sottolineato come la strategia della Giunta sia quella di individuare ogni area potenzialmente pedonalizzatile, a patto che il percorso sia condiviso con chi il quartiere lo vive quotidianamente.
Proprio in quest’ottica si collocano le domeniche pedonali che non rimarranno eventi isolati ma degli ‘stress test’ per analizzare l’impatto sulla vivibilità e sulla sostenibilità degli spazi, prima di procedere a cambiamenti irreversibili.
L'analisi dei primi dati ha evidenziato risultati differenti a seconda delle zone coinvolte. Se le iniziative a Oregina e San Fruttuoso sono state accolte con favore, lo stesso non si può dire per l'esperienza di Pegli. Robotti ha onestamente ammesso che in quel caso l’esito è stato meno brillante, individuando le cause principali in una comunicazione non sempre puntuale e in una collaborazione difficoltosa con il tessuto commerciale locale. Un "passaggio a vuoto" che però è servito a definire meglio i parametri necessari per il successo dei futuri progetti.
Per rendere queste aree davvero funzionali, il Comune è consapevole che non basta un divieto di transito. L'assessora all'Urbanistica, Francesca Coppola, insieme al collega Robotti, ha tracciato la rotta per i prossimi interventi: gli spazi pedonali dovranno essere "arredati" con sedute, aree verdi e contenuti culturali per stimolarne l'attrattività. La sfida è quella di accompagnare la trasformazione urbanistica con eventi e attività collettive che impediscano la desertificazione e favoriscano, invece, la vita di comunità.
In questo processo, il ruolo dei Municipi e delle realtà locali come scuole, associazioni e negozianti, diventa determinante. Solo un monitoraggio costante e un dialogo aperto con le amministrazioni di quartiere possono garantire che le pedonalizzazioni rispondano a bisogni reali e non a modelli calati dall'alto. L'obiettivo finale resta la riduzione del rischio urbano e la creazione di luoghi dove la sosta e l'incontro tornino a essere i protagonisti della città.