Sono passati trent’anni da ‘Anime Salve’, l’ultimo lavoro in studio di Fabrizio De Andrè, scritto con Ivano Fossati.
Trent’anni di storie che raccontano gli ultimi, gli emarginati, mettendo al centro dei brani quelle persone che la società si rifiutava di vedere, che ignorava, e che De Andrè e Fossati esaltano, restituendo loro quella dignità cancellata.
Un disco che ancora oggi continua a essere attuale che torna protagonista della musica con ‘Fiorella canta Fabrizio e Ivano’, il progetto di Fiorella Mannoia che tributa ai due artisti genovesi quello che è più di un omaggio artistico.
L’artista romana torna a esibirsi dal vivo e sceglie di partire da Genova, da quel mare ‘in cui ha nuotato’, un luogo che sa di casa, per portare in tutta Italia uno dei dischi più importanti della musica italiana.
Il tour prenderà il via con un doppio appuntamento all’Arena del Mare del Porto Antico per Altraonda Festival il 27 e 28 giugno, con la seconda data aggiunta a grande richiesta, e lo farà proprio guardando a quei vicoli che hanno incorniciato le rime di Fabrizio e Ivano.
“Trent’anni di Anime Salve, è necessario farlo riascoltare”, ha spiegato Fiorella Mannoia. “I temi che tocca, quello che dice, sembra sia stato scritto ieri. Credo che sia un momento necessario”. Per l'artista si tratta di un ritorno a casa, un tuffo in acque conosciute: “Ivano Fossati ha collaborato con me forse più di tutti; Fabrizio l’ho conosciuto, mi sembra di ributtarmi in un mare che conosco, quello del cantautorato, e di nuotarvi con molta umiltà”.
Il legame tra Mannoia e De André non è solo professionale, ma profondamente biografico. L'artista ricorda con estrema nitidezza il momento in cui, appena tredicenne, scoprì la poetica di Faber: “Ricordo dov’ero e con chi. Ero a casa di certi amici, ero la più piccola. Mettono sul piatto del giradischi questo disco, ‘Tutti morimmo a stento’, e ne rimasi folgorata. Rimasi annichilita, ferma. Sentire quella voce che ti penetra dentro la pancia, quella voce autorevole che cantava di quelle storie”.
In quella fase delicata dell'adolescenza, Mannoia scoprì mondi allora taciuti: “Quei mondi che Fabrizio descriveva, parole di guerra, prostitute, drogati, assassini, mi hanno fatto scoprire l’altra faccia della luna. Che la pietà non vi rimanga in tasca, diceva. Credo che l’effetto che ha avuto su di me lo abbia avuto su una generazione intera”.
Se De André è stata la folgorazione giovanile, Ivano Fossati è il compagno di un lungo percorso artistico. Il loro rapporto è nato ufficialmente con Le note di maggio a Sanremo. “Quando seppe che la canzone sarebbe andata in gara al festival, non voleva più darmela, ma poi non ci siamo più lasciati”, racconta Fiorella. “Il nostro rapporto dura ancora. Anche se ora non gli va più di fare niente, fino a pochi anni fa abbiamo collaborato”.
Un legame di stima profonda, tanto che quando Mannoia decise di cimentarsi per la prima volta nella scrittura dei testi, si rivolse a lui: “Il primo testo lo mandai a Ivano chiedendo un parere. Gli chiesi se fosse accettabile, avevo timore di aver scritto banalità dopo aver cantato canzoni bellissime. Era talmente accettabile che mi scrisse la musica”. Per questo tour, che celebrerà l'ultimo testamento creativo di Faber realizzato proprio con Fossati nel 1996, l'artista ha cercato la "benedizione" di Dori Ghezzi: “È rimasta contenta, è molto felice della mia iniziativa. Spero di essere all’altezza”.
Se c’è un elemento che da sempre ha caratterizzato Fiorella Mannoia oltre alla sua musica, è senza dubbio il ruolo sociale dell’artista, ruolo che rivendica con forza e che definisce ‘naturale’ del suo modo di essere. “Non ho mai amato la parola ‘impegno’, a me viene naturale dire quello che penso, è un’attitudine. Abbiamo un grande privilegio, siamo riconoscibili; possiamo dare voce a certe cause molto di più dei normali cittadini. Questa responsabilità la sento”. In un momento storico in cui il mondo appare più che mai spaventoso, dove il futuro ha un’ombra lunga di conflitto, per Mannoia è fondamentale non zittire le voci del dissenso.
La capacità di osservare quanto accade diventa così una necessità: “Serve accendere un minimo di pensiero critico nelle persone che ascoltano. Chi ha qualcosa da dire, deve farlo ora, non domani. L’insegnamento di Fabrizio è stato sempre questo: dare voce a chi non ha voce”. Mannoia esprime preoccupazione per l'attuale declino del linguaggio e della cultura: “La gente non legge, i ragazzi non leggono. Se Fabrizio non avesse letto Álvaro Mutis, ‘Smisurata preghiera’ non sarebbe mai nata. Oggi si cerca di far passare gli studenti come futuri lavoratori, invece vorrei futuri uomini e future donne pensanti. Tutto sembra basato su quanto possano essere utili dal punto di vista lavorativo”.
Così, l’omaggio a De Andrè e Fossati diventa più che mai necessario. A fine febbraio Mannoia sarà sul palco assieme a Michele Bravi, in gara al prossimo Festival di Sanremo, accompagnandolo in un omaggio a Ornella Vanoni per la serata duetti. Intanto, inizieranno le prove e la costruzione di uno spettacolo in divenire che manterrà le sonorità etiche originali del disco, esplorando il repertorio di entrambi i maestri.
“‘Smisurata preghiera’ è forse il brano che più di tutti mi emoziona - continua Mannoia - è incredibilmente attuale e raccoglie tutta la poetica di De Andrè”.
Mentre tutto sembra continuare ad avere una deriva di oppressione verso chi non è il prototipo che la società impone, l’invito che Fiorella Mannoia ribadisce è quel muoversi ‘in direzione ostinata e contraria’ che sa fare la differenza.









