Cultura e spettacoli - 05 febbraio 2026, 10:53

CLAG Factory, nasce un nuovo spazio creativo in via della Maddalena

Il 7 febbraio inaugura la galleria dell’artista Carlo Lago, dove le opere diventano terapia e l'intelligenza artificiale un pennello moderno. "La mia idea di arte? Ciò che conta davvero è quello che si ha da dire"

Aprire una galleria d’arte contemporanea alla Maddalena è una scelta che ha il sapore della sfida, quasi un colpo di fulmine improvviso. Carlo Lago, in arte CLAG, racconta di come quello spazio gli sia apparso subito giusto per ciò che vuole fare e per le persone che lo attraversano. Nasce così CLAG Factory, una galleria concepita come luogo vivo di scambio, confronto e curiosità, al civico 18r della via, perfettamente immersa nei vicoli che da sempre alimentano l’immaginario dell’artista. L’inaugurazione è in programma sabato 7 febbraio alle 18.30.

La scelta della zona potrebbe sembrare un azzardo ma, come molti altri, l’artista percepisce la multiculturalità della zona, che rappresenta un cento ricco di stimoli, allegria e contraddizioni.

Carlo Lago si esprime così circa la decisione di aprire in centro storico: “È stata una scelta quasi inevitabile, anche perché la maggior parte dei miei quadri nasce nei vicoli. Il punto di partenza è sempre fotografico, poi le immagini vengono rielaborate con diversi software e successivamente lavorate con l’intelligenza artificiale. Per questo è diventato naturale immaginare che, chi vuole vedere i quadri, debba attraversare gli stessi luoghi in cui quelle immagini sono ambientate. Raggiungere l’opera significa in qualche modo viverla, entrare fisicamente nel suo contesto”.

L’arte CLAG ha conosciuto un precedente periodo pittorico, durato fino al 2001, presso vico dell’Agnello. Qui l’artista lavorava insieme all’amico Alessandro Bruno, utilizzando già allora macchinari all’avanguardia e cercando di sviluppare un linguaggio artistico moderno per l’epoca. Carlo Lago racconta inoltre che, inizialmente, la sua arte si basava sulla rappresentazioni di insetti enormi, dipinti su sfondi animalière, generando così un forte gioco visivo.

Questa contrapposizione di elementi, ideologicamente distanti tra loro, si può riscontrare anche nelle sue opere attuali, nelle quali utilizza soggetti appartenenti al passato, ma inseriti nel contesto moderno. Un passato personale, intimo, spesso doloroso, che riaffiora sotto forma di icone dell’infanzia: robot, personaggi dei cartoni animati, figure apparentemente invincibili che oggi si mostrano ammaccate, ferite, incomplete. Quelle corazze rovinate e quegli arti mancanti diventano metafora delle cicatrici che tutti ci portiamo dietro crescendo. L’artista non si addentra mai nel racconto diretto o autobiografico, lascia parlare le immagini, accompagnandole a brevi testi, frammenti di pensiero, piccole “poesie CLAG” che amplificano l’emozione senza spiegarla. L’arte, in questo senso, è anche terapia, un modo per elaborare e condividere esperienze che spesso trovano eco in chi guarda.

Accanto al lato riflessivo dell’opera, troviamo poi l’intelligenza artificiale, tanto discussa e spesso demonizzata, ma considerata da CLAG un mezzo espressivo al pari della pittura, della fotografia o di una telefonata. L’IA entra nel processo creativo come strumento limitato, a volte persino ostacolato dai suoi stessi blocchi etici e tecnici. Proprio questi limiti rendono il lavoro più personale e meno replicabile.

Le sue opere spesso rappresentano scene suggestive e potenzialmente ambigue, in primis quelle raffiguranti le forze dell’ordine. L’arte CLAG non vuole diffondere messaggi politici. Non esiste un bravo o un cattivo: i dipinti non prendono posizione, non suggeriscono una lettura univoca. L’artista rifiuta consapevolmente la strada della provocazione facile: preferisce che sia chi guarda a scegliere la propria interpretazione, filtrando l’immagine attraverso la propria storia personale. La frattura che si crea non è ideologica, ma emotiva. Ed è proprio lì, in quello spazio di ambiguità e confronto, che il suo lavoro trova senso.

Carlo Lago si esprime così sulla sua idea di arte: “Nel mio piccolo cerco semplicemente di trasmettere delle emozioni. Ciò che conta davvero è quello che si ha da dire. Nell’arte classica ci si fermava davanti a un quadro per ammirarne la bellezza; nell’arte moderna, dove anche un semaforo può diventare arte, l’opera non chiede solo di essere guardata, ma di risvegliare qualcosa in chi osserva. È uno stimolo diverso, un’esperienza che si vive e che ciascuno rilegge attraverso la propria storia personale”.

L’artista, quando lavora su immagini legate all’infanzia, parte spesso da fotografie reali. Ed è proprio in questi casi che gli capita di ricevere molti messaggi privati che raccontano esperienze simili alle sue, riconoscendo emozioni simili. "Quando affronto temi più duri e personali, c’è chi mi scrive per chiedermi come si possa trovare il coraggio di raccontare certe cose. Sono esperienze che accadono, che si elaborano, che si accettano. E forse riconoscersi in una storia altrui aiuta a capire che non si è soli, che non si è sbagliati”.

La galleria d’arte CLAG Factory sarà visitabile dal lunedì al venerdì, tutti i pomeriggi dalle ore 16 alle 18. Per prendere appuntamento fuori orario è possibile contattare Carlo Lago tramite Instagram alla pagina @clagfactory. 

Martina Colladon

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