Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!
È uno dei quattro ‘forti dimenticati’, oggi quasi nessuno lo vede più ma sta sulla collina degli Erzelli da oltre un secolo.
È il Forte Casale Erselli, noto anche come Forte Monte Erzelli, uno dei baluardi meno conosciuti e più dimenticati del sistema difensivo genovese. Sorge a circa 114 metri sul livello del mare, in zona via Vallebona, tra Coronata e l’area dove oggi si sviluppa il Parco Scientifico-Tecnologico. Intorno, cantieri, nuove infrastrutture, il futuro hi-tech della città. Dentro e attorno al forte, invece, sopravvivono degrado e vegetazione fitta.
Il forte venne eretto intorno al 1880 dall’ingegnere Giuseppe Celle, su commissione del Regno d’Italia nel clima successivo al 1878, quando i rapporti con la Francia erano tesi e l’ingresso italiano nella Triplice Alleanza alimentava nuovi scenari di difesa. Casale Erselli entrò a far parte del sistema dei cosiddetti “Forti della Triplice”, pensati per rafforzare la protezione di Genova, città-porto esposta e con mura ormai considerate obsolete.
Insieme ai vicini Forte Monte Croce, demolito negli anni Sessanta, e Forte Monte Guano, il forte presidiava un’area ritenuta strategica. Doveva proteggere la città da possibili sbarchi nemici a Sestri Ponente, ostacolare eventuali avanzate verso la Val Polcevera e i valichi appenninici e salvaguardare zone industriali cruciali come Cornigliano. All’inizio del Novecento era una struttura viva: nel 1907 risultano di stanza 211 soldati di artiglieria. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di scontri con i tedeschi e venne attrezzato con batterie antiaeree e navali, segno di un continuo adattamento alle esigenze belliche.
Dal punto di vista architettonico, Casale Erselli è un esempio tipico di fortezza mimetizzata. Ha una pianta trapezoidale, un’altezza di circa 7,5 metri ed è quasi completamente interrato, pensato per confondersi con il terreno e risultare invisibile da lontano. Era circondato da un fossato profondo tra i 5 e i 7 metri, superabile con un ponte levatoio, soluzione simile a quella adottata al Forte Monte Croce. All’interno poteva ospitare fino a 100 uomini. L’armamento previsto era consistente: sei cannoni da 146 millimetri, due cannoncini da 56 millimetri a caricamento rapido, due obici e due mortai da 149 millimetri. In alcune fasi vennero installate anche batterie con otto cannoni da 87 millimetri, con obiettivi che comprendevano la Cornice, la ferrovia di Voltri e la costa di Sant’Alberto.
Oggi il forte è inserito nel catalogo dei Beni Culturali liguri e rappresenta in modo emblematico le paure ottocentesche di Genova, città proiettata sul mare ma vulnerabile, che cercò sicurezza in questi baluardi sabaudi, spesso interrati e nascosti. Dopo il 1945, abbandonato dall’esercito, iniziò un’altra fase della sua vita. Le strutture vennero occupate da sfollati e senzatetto, e nel tempo si è formata una baraccopoli stabile, ancora visibile, che racconta un’altra storia: quella delle migrazioni interne e delle crisi abitative che hanno segnato Genova nel Novecento.
Lo stato attuale è quello di un luogo chiuso e difficile da raggiungere. Il forte è proprietà privata, inaccessibile, coperto dalla vegetazione e segnato dal degrado.






