Duemila studenti delle scuole superiori della Città Metropolitana, un teatro gremito e silenzioso quando si parla di mafie, violenza, prevenzione e responsabilità. È l’immagine restituita dall’incontro “Sicurezza e Legalità”, che si è svolto lunedì 9 febbraio al Teatro Carlo Felice, promosso dal Movimento delle Agende Rosse Liguria – gruppo “Falcone-Borsellino”, in collaborazione con Fondazione Teatro Carlo Felice, Regione Liguria e Comune di Genova. Un appuntamento che ha messo al centro i giovani, non come spettatori passivi ma come interlocutori diretti, chiamati ad ascoltare e a interrogarsi sul proprio presente.
Ad aprire la mattinata Giuseppe Carbone, presidente del Movimento delle Agende Rosse Liguria, insieme alla giornalista Sara Tagliente. “Questo incontro nasce dalla volontà di mettere i giovani al centro del nostro impegno - ha spiegato Carbone - offrendo loro l’opportunità di conoscere il cuore autentico dell’antimafia. Un’antimafia fatta di persone che hanno scelto di mettersi in gioco fino in fondo, spesso pagando un prezzo altissimo, pur di difendere la verità, la giustizia e lo Stato di diritto”. Un messaggio ribadito più volte: i destinatari principali non sono gli adulti, ma gli studenti che riempiono la platea.
Tra gli interventi più densi quello di Annamaria Frustaci, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha parlato apertamente del rapporto tra nuove generazioni, legalità ed educazione: “È la seconda volta che torno qui e lo faccio con entusiasmo - ha detto a margine dell'incontro - perché questa è una realtà diversa ma non distante. Ci sono problemi comuni e fenomeni criminali che non sono così lontani da alcune vicende che hanno coinvolto anche il territorio genovese”.
Rivolgendosi ai ragazzi, Frustaci ha descritto una generazione spesso definita “disincantata”: “Non lo dico in accezione negativa. È una generazione che vive tempi diversi, con la possibilità di fruire dei social e di una comunicazione velocissima, nel bene e nel male. Non ha senso preservarli: dobbiamo essere capaci di affrontare temi duri, perché questi ragazzi hanno strumenti e sono un terreno fertile, in senso positivo”. Da qui il passaggio sull’educazione come chiave di volta: “Come si va incontro ai giovani? Valutando l’educazione alla legalità, come già avviene in queste scuole, aprendoci anche ad altre questioni. L’educazione è formazione, ed è il tema centrale”.
Frustaci ha quindi tracciato un parallelo diretto con l’educazione sessuo-affettiva, oggi al centro del dibattito pubblico: “Questo tema mi ha riportato alla mente ciò che è avvenuto nel 1993, dopo le stragi del ’92 e del ’93. Allora il Ministero introdusse l’educazione alla legalità prima con una circolare, poi diventata legge solo nel 2019. Ci abbiamo messo tanto. Mi chiedo perché ritardare ancora su un tema così sensibile, che riguarda direttamente i ragazzi e anche le famiglie”. E ha aggiunto: “Non basta un braccialetto elettronico, non basta una misura punitiva o repressiva per fermare alcune violenze. Serve formazione, serve prevenzione. Dobbiamo avere il coraggio di entrare nell’educazione e nella formazione di questi ragazzi”.
Molto diretto anche l’intervento di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli:“Il fatto che siano qui, gli studenti, stamattina, senza essere obbligati, è già un passo avanti. È una scelta di campo”, ha detto Gratteri, sottolineando il lavoro preparatorio svolto nelle scuole e ha indicato quella che, a suo avviso, è l’unica strada possibile: “Bisogna parlare ai ragazzi e spiegare che un’alternativa esiste. Parlare di ciò che vivono ogni giorno. Non basta dire ‘la delinquenza è sbagliata’: bisogna parlare di moralità, di etica, ma anche di soldi, perché questo è il loro linguaggio oggi”.
Il magistrato ha scelto esempi concreti: “Spieghiamo quanto guadagna un corriere della droga e quanto un idraulico, e soprattutto spieghiamo i rischi reali di certi ‘mestieri’. Andiamo in profondità”. E un avvertimento sulla disinformazione: “Oggi parliamo spesso con persone che non leggono i giornali. Sui social metà delle notizie sono false o edulcorate, la visione del mondo diventa diversa dalla realtà. Noi adulti dobbiamo spiegare che a quella narrazione c’è un’alternativa: ‘leggi questo, ma leggi anche altro’”. “Con i ragazzi serve pazienza - ha concluso - sono una spugna, assorbono tutto. Se siamo bravi e generosi nel dedicare loro tempo, non è mai tempo perso. Il tempo perso, semmai, è quello di certi convegni tra adulti, che diventano passerelle”.
Nel corso del suo intervento Gratteri ha affrontato anche temi di stretta attualità, dalla consultazione referendaria sulla separazione delle carriere al decreto sicurezza: “C’è grande disinformazione e grande confusione, sta diventando un tifo da stadio. I problemi della giustizia non sono questi: sono i tempi dei processi e la capacità di velocizzarli senza abbassare le garanzie”. Sul decreto sicurezza, l’affondo: “Se davvero si vuole intervenire, bisogna mettere mano al codice di procedura penale. Il resto sono chiacchiere, e la colpa non è dei magistrati che applicano le leggi approvate dal Parlamento”.
Forte anche il messaggio di Salvatore Borsellino, fondatore del Movimento delle Agende Rosse, che ha idealmente parlato ai ragazzi ricordando l’agenda rossa del fratello Paolo, scomparsa dopo la strage di via D’Amelio: “Questo evento è per voi. Dovete andare dappertutto, come ho fatto io, per parlare ai giovani di un sogno d’amore e di verità. Un’agenda rossa sparita, ma non il bisogno di giustizia”.
A portare il saluto della città la sindaca Silvia Salis, che ha scelto un tono diretto: “Non siete solo il futuro, siete il nostro presente. Dobbiamo investire su di voi e ascoltarvi”. Richiamando Peppino Impastato, Salis ha sottolineato come “la mafia nasca nell’illegalità e nel silenzio” e ha invitato i giovani a non voltarsi dall’altra parte: “Legalità e sicurezza si traducono in libertà. Nessuno vi chiede un sacrificio estremo, ma attenzione quotidiana a quanta legalità c’è nelle nostre azioni”. Un invito anche a essere critici: “Pretendete da noi un futuro che vi meriti. Contestate, ma fatelo sapendo quello che dite, informandovi e non accontentandovi del verosimile”.
Infine, il presidente del Consiglio regionale ligure Stefano Balleari ha parlato di una vera e propria lezione di vita: “Sono 34 anni che si cerca la verità sull’agenda rossa. Il compito delle istituzioni è stare sempre dalla parte della legalità. Il vostro è non voltarvi mai dall’altra parte”.
Tra musica, letture e momenti culturali, con l’esibizione dei “Blue Monday”, l’incontro ha lasciato un messaggio chiaro: parlare ai giovani di legalità oggi significa parlare del loro presente. E farlo senza sconti, ma con rispetto e fiducia.











