Partendo dalle pesanti testimonianze raccolte dalla stampa cittadina che dipingono un quadro di profondo disagio all'interno dei dormitori, il consigliere Mario Mascia (FI) ha portato in consiglio comunale lo stato delle strutture di accoglienza per i senza fissa dimora.
L’interrogazione nasce dalle parole di un ex ospite di Casa Raphael, Bruno Melis: Mascia ha riportato i dettagli di un’esperienza definita drammatica: "Si parla di un menefreghismo percepito, di persone che si sono sentite meno garantite nella propria privacy e nella propria dignità personale", ha spiegato il consigliere.
Il ritratto emerso è quello di una realtà segnata da sporcizia e insicurezza. "Le descrizioni fornite sono inquietanti: sporcizia, cimici, persone che si iniettano droga nelle vene e ubriachi in una situazione veramente ai limiti dell'impossibile", ha incalzato Mascia, ribadendo che l'accoglienza non può prescindere da standard minimi di controllo. Per Mascia, il punto centrale è il nesso tra solidarietà e regole: "Non può esserci vera giustizia sociale senza la garanzia della sicurezza e della legalità. Le strutture di accoglienza devono essere la prima frontiera dove questi principi vengono assicurati".
L’assessora Cristina Lodi ha risposto con fermezza, invitando il consigliere a formalizzare le accuse per permettere controlli mirati, pur esprimendo forti dubbi sulla veridicità del racconto. "Ho effettuato personalmente sopralluoghi in tutte le strutture e non mi risulta assolutamente questo tipo di osservazione", ha ribattuto l'assessore, citando in particolare il Massoero: "Lì offriamo stanze molto pulite e monitorate nell'ottica dell'igiene; non sono stanzoni, ma spazi ridotti e controllati".
Lodi ha inoltre rivendicato il potenziamento dei servizi, con circa 25 posti in più e l'apertura di nuovi rifugi in collaborazione con enti come Caritas e San Marcellino. L'assessora ha espresso preoccupazione per l'impatto di tali dichiarazioni sul mondo del terzo settore: "Sentire dire certe cose potrebbe allertare le realtà del volontariato preparato e spingerle a ritrarre la propria disponibilità. Dobbiamo tutelare chi gestisce queste strutture con fiducia e dedizione. Invito il consigliere Mascia, che pare non sappia nemmeno di quale struttura parli, a chiedere se ritenga di fare un sopralluogo insieme a noi perché così potremo vedere insieme lo stato delle cose. Si accorgerà della complessità di un lavoro che ha sempre di fronte complicazioni sulle quali, per noi, ricordo vige sempre il segreto professionale: quindi, sulle singole situazioni non possiamo nemmeno dare informazioni alla stampa".
Mario Mascia ha risposto con vigore, sottolineando come la sua iniziativa fosse un atto dovuto di vigilanza istituzionale e non un attacco al volontariato. "Non ho mosso personalmente alcuna accusa, ho riportato fedelmente il virgolettato apparso sul quotidiano cittadino. Esercitare la funzione di controllo compete a ogni consigliere", ha precisato Mascia in sede di replica.
Il consigliere ha poi stigmatizzato l'approccio della Giunta: "Invece di fare manovre diversive o andare a dire alle associazioni che parlo male di loro, un atteggiamento che trovo vergognoso, dovremmo concentrarci sui gravi problemi di percezione della sicurezza". Per Mascia, la serietà istituzionale impone di andare a fondo: "È più professionale concentrarsi sul problema reale delle persone senza fissa dimora piuttosto che fare battage parlando del nulla con chi opera nel settore".
Mascia ha richiesto formalmente una commissione urgente con sopralluogo per verificare se le condizioni di accoglienza siano davvero all'altezza della professionalità dei servizi sociali genovesi.






