Attualità - 11 febbraio 2026, 21:57

Centro storico, residenti e commercianti alzano la voce: “Non è sicurezza percepita, è insicurezza vissuta”

Incontro a San Siro promosso dal Civ Loggia di Banchi: spaccio, prostituzione e degrado al centro del dibattito. Pronta una manifestazione sotto la Prefettura

Centro storico, residenti e commercianti alzano la voce: “Non è sicurezza percepita, è insicurezza vissuta”

Chiedere sicurezza e provvedimenti concreti per contrastare il dilagare della criminalità nel cuore del centro storico. Con questo obiettivo si sono riuniti residenti e commercianti della zona di San Luca e dintorni nell’incontro promosso dal Civ Loggia di Banchi, che si è svolto questa sera, mercoledì 11 febbraio, nelle sale della chiesa di San Siro.

L’intento dell’incontro, spiegano gli organizzatori, è stato quello di “riunire più menti possibili”. A distanza di circa cinque mesi dalla precedente assemblea, “nonostante alcune cose fatte”, la percezione condivisa è che la situazione sia rimasta invariata: spaccio, chiusure commerciali, insicurezza diffusa.

“Non siamo qua per fare un discorso di pressione politica, che siate di destra o di sinistra ognuno ha la sua opinione”. 

Il degrado, spiegano, segue un andamento stagionale: in inverno cala per poi risalire con l’arrivo del caldo. “I picchi sono stati sotto gli occhi di tutti”. Si parla di “incuria generalizzata” e di interventi mai realizzati.

Nel mirino finiscono anche le autorità statali: “I maggiori responsabili sono il Prefetto e il Questore - sostengono alcuni -. Mai nessuno ne ha chiesto le dimissioni. Sono figure per noi inesistenti ma su quella che è la sicurezza che ogni giorno percepiamo sarebbero i primi attori”. E sui servizi sociali: “Ci è stato detto che prima non c’era niente e nei servizi di comunità continua a non esserci quasi niente”.

Tra i temi sollevati, un esposto firmato da 700 cittadini e associazioni, “ricevuto anche dagli uffici comunali”, ma rimasto senza risposta. L’assemblea valuta ora nuove iniziative: chiedere un incontro, organizzare una manifestazione. “Bisogna partecipare”, è l’appello.

Un residente sintetizza così il malessere: “Ci siamo sentiti dire che la sicurezza si può definire sicurezza, sicurezza percepita. Ma qui si parla insicurezza vissuta”. La situazione è peggiorata con l’aumento persone che assumono alcol e droghe che girano per i vicoli con atteggiamenti spesso violenti. Liti che degenerano in risse e  l’elenco delle zone critiche è lungo: Commenda, Pre’, piazza Santa Fede, Sottoripa.

Il problema, secondo molti, non può più essere rimandato: “Non si può accettare di vivere in questo modo”. E ancora: “Ci stanno togliendo la libertà di vivere il nostro quartiere”. Da qui la proposta di un presidio sotto la Prefettura, “che rappresenta il Governo e deve ascoltare i cittadini”.

Particolarmente forte l’intervento sulla situazione di via della Maddalena, definita “ostaggio della prostituzione”. “Ho diritto di non avere la signorina a venti centimetri dalla porta e quando chiedo loro di spostarsi, arrivano gli insulti”. Si parla di “trenta prostitute fisse” e di un’area “completamente azzerata anche dal punto di vista commerciale”. La preoccupazione riguarda anche i più giovani: “I residenti che hanno bambini e adolescenti sono esposti a immagini distorte di quella che è l’affettività e la sessualità. Questo è un aspetto importantissimo”.

I commercianti raccontano difficoltà crescenti: “Ci sono personaggi davanti ai negozi che urlano e tirano bottiglie. La gente tira dritto perché ha paura”. Il rischio è “perdere la clientela e non pagare l’affitto”. Per rispondere a questa situazione non è manco chi ha sostenuto l’idea di una serrata con manifestazione sotto la Prefettura.

Non manca una riflessione più ampia sul modello di sicurezza adottato in città. “La sicurezza non è un tema né di destra né di sinistra”. E ancora: “Il problema non si risolve con la repressione, non solo quella. Bisogna pensare la sicurezza urbana che a Genova non si è mai affrontata seriamente, che vuol dire coinvolgere territorio, civ, municipi”. Viene citato il decreto Minniti del 2017 e la necessità di attivare strumenti come i patti per la sicurezza, superando un modello basato solo sull’ordine pubblico.

C’è anche chi guarda al turismo: “Se leggiamo i dati, il turista visita l’acquario, sta un giorno e se ne va. Perché?”. Il degrado, la sporcizia e la scarsa illuminazione vengono indicati come fattori che penalizzano l’immagine della città. “Genova è meravigliosa se viene restituita ai cittadini. Abbiamo diritto di essere rispettati”.

L’incontro si chiude con un appello alla partecipazione e alla responsabilità condivisa: “Bisogna che ci parliamo di più, che ci vediamo, anche nelle differenze”. L’obiettivo dichiarato è uno solo: “Trascinare l’istituzione all’interno del problema” e ottenere risposte concrete per un centro storico che, secondo le voci raccolte, “non può più aspettare”.

Isabella Rizzitano

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