Attualità - 13 febbraio 2026, 08:00

Alla scoperta dei Forti - Forte Monte Guano, quell'invisibile fortezza che sorvegliava il Ponente

Nascosto tra le alture tra Coronata e Borzoli, custodisce una storia di ingegneria militare e passaggi sotterranei. Poi l’uso come deposito di esplosivi e un’esplosione che nel '23 colpì il territorio. Oggi è privato e in gran parte nascosto dalla vegetazione, ma conserva le tracce di un passato poco conosciuto

Foto Facebook Zappaterra

Foto Facebook Zappaterra

Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!

Chi oggi percorre via Monte Guano partendo dal Santuario di Nostra Signora Incoronata difficilmente immagina che, poco sopra l’abitato, tra Coronata e Borzoli, si nasconda una delle opere militari più complesse e tragicamente segnate della Genova ottocentesca. Eppure, tra vegetazione fitta e terreni privati, è ancora presente il Forte Monte Guano, costruito intorno al 1888 come parte del nuovo sistema difensivo terrestre della città.

Il progetto del forte sfruttava in modo ingegnoso la morfologia del monte. Il versante nord venne letteralmente sagomato per ricavare una caserma su due livelli, capace di ospitare fino a settanta uomini. Attorno, un fossato continuo e un accesso sopraelevato, raggiungibile solo tramite ponte levatoio, garantivano protezione e controllo.

Sulla sommità del monte, invece, la collina fu spianata per accogliere quattro pozzi verticali destinati ai cannoni in acciaio da 120 millimetri, protetti da cupole. I collegamenti avvenivano attraverso scale e passaggi sotterranei, rendendo la struttura compatta, mimetizzata e difficilmente individuabile dall’esterno.

All’epoca, Monte Guano non era una semplice postazione e attorno alla caserma erano disposte anche torrette a scomparsa per cannoni da 57 millimetri a tiro rapido, oltre a mortai pensati per controllare le aree di Borzoli, Multedo e la costa occidentale. Il forte, tecnicamente, rientrava in una più ampia rete di opere militari nate alla fine dell’Ottocento per proteggere Genova dalle minacce via terra. In particolare, Monte Guano presidiava le alture tra Cornigliano, Sestri Ponente e Borzoli, insieme ad altre fortificazioni oggi quasi scomparse come Forte Casale Erzelli e Forte Monte Croce. Una cintura difensiva moderna, pensata per controllare la Val Polcevera, la valle del rio Fegino e le vie di accesso dall’entroterra, in un momento storico in cui la città stava diventando sempre più industriale e strategica.

Con l’inizio del Novecento, però, l’importanza militare di Monte Guano iniziò a ridursi. La struttura venne progressivamente trasformata in deposito di munizioni, arrivando a contenere fino a 16 tonnellate di esplosivi. Una scelta che suscitò non poche preoccupazioni tra la popolazione, vista la vicinanza con l’abitato. Così, dopo la Prima guerra mondiale, all’interno del forte venne stoccata una grande quantità di cordite, un esplosivo estremamente instabile e le proteste dei residenti portarono alla decisione di trasferire il materiale verso i forti del Turchino, ma il destino aveva in serbo un epilogo drammatico.

La mattina dell’8 novembre 1923, durante le operazioni di sgombero, un fulmine colpì la struttura, provocando una violenta esplosione.
Il bilancio fu pesantissimo: undici vittime, numerosi feriti gravi e un’intera ala della caserma distrutta. Un evento che segnò profondamente Cornigliano e Borzoli e che portò, negli anni successivi, alla realizzazione di una cappella commemorativa nei pressi del cimitero di Cornigliano, ancora oggi testimonianza silenziosa di quella tragedia.

Dopo l’esplosione, il forte venne abbandonato, salvo essere rioccupato nel 1940 durante la Seconda guerra mondiale. L’esercito lo riconvertì in postazione contraerea, installando quattro cannoni da 76/45 a servizio della 26ª Batteria “San Giorgio”. Con la fine del conflitto, però, Monte Guano perse definitivamente ogni funzione militare. Per un periodo ospitò anche sfollati e senzatetto, prima di essere definitivamente chiuso. Negli anni Settanta, per motivi di sicurezza, tutti gli accessi vennero murati e il fossato fu in parte riempito, interrando il piano inferiore della caserma.

Oggi il Forte Monte Guano è di proprietà privata, non visitabile e in gran parte nascosto dalla vegetazione. I vani ancora esistenti sono ingombri di detriti e le strutture sopravvissute emergono appena dal verde. Eppure, nonostante l’abbandono, Monte Guano resta un tassello importante della storia militare e urbana di Genova: un angolo dimenticato che racconta, insieme, l’ingegno dell’ingegneria ottocentesca e le ferite lasciate dal Novecento.

Federico Antonopulo

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU