Un assedio in piena regola, portato avanti per oltre un mese. Un gesto che va al di là del semplice atto di bullismo.
La vicenda della baby gang che ha preso di mira una coppia di anziani in via Scarpati, a Nervi, emerge in tutta la sua crudeltà attraverso il racconto di Paola Pedemonte, la figlia dei coniugi che, con il supporto dei Carabinieri, ha messo in atto l’appostamento decisivo.
Dopo settimane di interventi delle forze dell'ordine andati a vuoto, sabato 14 febbraio è arrivata la svolta. Paola e il compagno hanno deciso di presidiare la zona personalmente.
“Io e il mio compagno abbiamo fatto l'appostamento con i Carabinieri e li colti beccati sul fatto - racconta -. Sono tutti ragazzini italiani. In particolare uno mi ha lasciata sconcertata, il ‘capetto’, un quindicenne”.
La situazione era diventata insostenibile: "Questa storia va avanti dai primi di gennaio. Tutti i venerdì e sabati polizia e carabinieri hanno fatto interventi senza mai concludere nulla. È arrivata l'esasperazione perché i miei stavano quasi morendo dietro a questa cosa. Ho detto: ‘Mi fermo io’”.
Ciò che emerge dalle parole di Paola è l'assoluta mancanza di empatia del quindicenne a capo del gruppo.
“Gli sono andata vicino per dirgli ‘basta, smettila, sono anziani’. È un mostro di 15 anni. Gli amici che erano con lui alla fine sono crollati dicendo la verità e spiegando che era stato il 15enne a obbligarli. Davanti ai carabinieri hanno ammesso tutto".
L'aspetto più doloroso riguarda la consapevolezza del gruppo sulla fragilità delle vittime.
“Loro sapevano che mio padre era un disabile allettato, perché al mattino stava dalla porta con il letto a prendere il sole e quindi lo vedevano. Quando i ragazzini un po' più furbi gli dicevano di smettere perché è una persona vecchia, lui rispondeva ancora peggio. Qual è lo scopo? Neanche rubare. Niente. Proprio divertirsi a far star male le persone”.
L'aggressione non è stata solo verbale o psicologica. In via Scarpati, la porta dell'appartamento dei genitori di Paola è stata letteralmente scardinata. “Potevano morire d'infarto. La porta è stata proprio spaccata due volte. Lì apri e ti ritrovi subito in salotto. Questi si sono visti la porta aperta”.
La famiglia Pedemonte, assistita dall'avvocato penalista Caterina Fabrizio, è intenzionata ad andare fino in fondo.
“Ci hanno suggerito di trovare una mediazione e ritirare la querela. Possono anche comprarmi diecimila porte nuove ma non la ritirerò - conclude con fermezza Paola Pedemonte - perché qua è un discorso di giustizia per tutti. Al posto dei miei domani ci sono altri genitori anziani, quindi non esiste. Andrò avanti all'esasperazione perché non c'è da fermarsi”.
La denuncia è stata ufficialmente depositata ieri mattina presso la stazione dei Carabinieri di Nervi. Ora la palla passa alla giustizia minorile, mentre il quartiere resta scosso da una cattiveria che sembra non avere altra motivazione se non il puro sadismo.






