Il caso della circolare emessa dall’Istituto “Vittorio Emanuele II - Ruffini” riguardo alla gestione degli studenti durante il mese del Ramadan è approdato nell'aula di Palazzo Tursi con una doppia interrogazione, quella dei consiglieri comunali Paola Bordilli (Lega) e di Si Mohamed Kaabour (PD), scatenando un acceso dibattito tra visioni opposte della scuola e dell'integrazione. Al centro della polemica, le indicazioni della presidenza di posticipare verifiche e interrogazioni o di evitarle nelle ore pomeridiane per non penalizzare gli studenti impegnati nel digiuno rituale.
La consigliera Paola Bordilli (Lega) ha aperto il dibattito esprimendo forte perplessità per quelle che ha definito indicazioni discriminanti. Secondo Bordilli, tali misure creerebbero una “seria discriminazione tra gli studenti” e alimenterebbero un processo di “islamizzazione delle nostre città”. La consigliera ha sottolineato l'assenza di un'intesa formale tra lo Stato italiano e l'Islam, fatto che precluderebbe una prassi condivisa su questi temi. Un altro punto sollevato riguarda la tutela della salute: Bordilli ha chiesto un monitoraggio comunale sull'impatto del digiuno sui bambini più piccoli, segnalando che in alcune famiglie la pratica inizia già a 7 anni, in una fase delicata della formazione.
Di segno opposto l'intervento di Si Mohamed Kaabour (PD), che ha respinto le accuse di ideologia parlando invece di “normalità pedagogica”. Kaabour ha equiparato le misure adottate dal Ruffini a “strumenti compensativi” volti ad agevolare l'apprendimento e accompagnare gli studenti in situazioni di necessità, citando gli articoli 2, 3 e 34 della Costituzione a tutela del diritto allo studio. “Ignorare i 20.000 cittadini genovesi di fede musulmana non rende la scuola laica, ma solo lontana dalla realtà”, ha dichiarato il consigliere, invitando a non trasformare l'istruzione in un terreno di scontro ideologico.
L’Assessora Marta Bruzzone, pur precisando che l'istituto non è di competenza diretta del Comune, ha riferito di essersi confrontata con l'Ufficio Scolastico Regionale. La risposta della Giunta si è articolata su principi di laicità e inclusione, ribadendo che la scuola italiana deve mettere al centro i bisogni e le fragilità di ogni ragazzo, indipendentemente dal credo.
L'amministrazione ha fermamente respinto la tesi dell'islamizzazione: “Pensare che avere attenzione per dei ragazzi che stanno digiunando significhi islamizzare una scuola è una posizione che respingo con forza”, ha affermato Bruzzone, difendendo l'operato dei docenti che rivendicano il diritto di tutelare il benessere degli studenti come atto di cittadinanza.






