Attualità - 27 febbraio 2026, 08:00

Alla scoperta dei Forti - Punta Pagana, la torre nata dalla paura dei pirati e dall’assalto del corsaro Dragut

Realizzata nel 1562 dopo il saccheggio di Rapallo ad opera del ammiraglio ottomano, la struttura sul promontorio tra Trelo e Prelo testimonia le incursioni barbaresche e la reazione della Repubblica di Genova. Oggi è uno dei beni tutelati dal FAI e viene aperta in occasioni speciali

Foto Wikipedia

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Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!

Tra Rapallo e San Michele di Pagana, proprio dove il promontorio sembra concludersi nel mare, circondata dalla macchia mediterranea si trova Torre di Punta Pagana. Oggi luogo appartato, quasi ‘contemplativo’, affaccia sulle baie di Treno e Prelo, e nel Cinquecento era un avamposto fondamentale per l’intera Liguria.

E per capire perché quella torre sia stata costruita bisogna tornare alla metà del XVI secolo, quando le coste liguri erano esposte alle scorrerie dei corsari barbareschi. L’episodio che segnò profondamente il Tigullio fu l’assalto del 4 luglio 1549, attribuito all’ammiraglio ottomano Dragut: Rapallo venne saccheggiata e la popolazione trascinata via. Un trauma collettivo che convinse le autorità della Repubblica di Genova a rafforzare il sistema difensivo costiero.

La torre di Punta Pagana venne deliberata nel 1562, dopo sopralluoghi e relazioni tecniche che individuarono quel promontorio come punto strategico di avvistamento. Il 16 maggio di quell’anno furono stanziate 600 lire genovesi per avviare i lavori, sostenuti anche da famiglie patrizie legate al territorio. Nel giro di circa un anno la struttura fu completata.

Non si trattava di una fortezza monumentale, ma di una torre d’avvistamento massiccia e funzionale: mura spesse, pochi accessi, posizione dominante sul mare. Il suo compito era chiaro: scrutare l’orizzonte, segnalare tempestivamente l’arrivo di navi sospette e, se necessario, offrire un primo presidio armato. Faceva parte di una rete di torri costiere che comunicavano tra loro con segnali visivi, creando una catena di allerta lungo la riviera.

La struttura, in pietra locale, presenta un impianto compatto e severo. All’interno si trovavano ambienti destinati alla guarnigione e all’uso delle armi da fuoco, tra cui la cosiddetta “camera della bombarda”. I restauri hanno riportato alla luce pavimentazioni in mattoni posati “a coltello” e tracce di intonaci seicenteschi, segni concreti di una vita militare quotidiana fatta di turni di guardia, attese e allarmi improvvisi.

Dalla sua sommità si controllava un ampio tratto di mare, ma anche le piccole insenature che potevano offrire approdi facili ai corsari. La posizione tra le baie di Trelo e Prelo non è casuale: da lì si dominava uno dei punti più vulnerabili del litorale.

Con il progressivo ridursi delle incursioni e il mutare delle tecniche militari, la torre perse la sua funzione originaria. Per secoli rimase una presenza silenziosa, talvolta trascurata, talvolta inglobata nella memoria locale come “torre saracena”.

La svolta arrivò nel 1981, quando il complesso del promontorio e della torre venne acquisito dal Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI). L’ente avviò un importante intervento di recupero conservativo, consolidando le murature e valorizzando il contesto paesaggistico circostante. Oggi la torre è uno dei beni tutelati dal FAI in Liguria e viene aperta in occasioni speciali o giornate dedicate.

La torre di Punta Pagana, manufatto militare del XVI secolo, è il segno tangibile di un’epoca in cui il mare, per le comunità costiere, era insieme risorsa e minaccia. Dove oggi si passeggia tra scogli e calette, un tempo si montava la guardia con lo sguardo fisso sull’orizzonte.

Federico Antonopulo

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