Di questa storia, e soprattutto di questo finale, tutto si può dire. Tutto meno un fatto preciso: che di come si sarebbe conclusa, chi di dovere era stato ampiamente avvertito. E non ha fatto nulla. Benvenuti a Multedo, quel quartiere dove si vorrebbe dare una bella notizia, una volta tanto, e invece tocca scrivere dell’ennesimo servizio che viene a mancare, dell’ennesimo impoverimento, dell’ennesimo svuotamento di una società che un tempo era viva e vitale, dell’ennesima storia quasi centenaria che si chiude così, nell’incapacità di molti e nell’ignavia di moltissimi.
Dal prossimo anno scolastico, ovvero da settembre 2026, la scuola elementare ‘Vittorio Alfieri’ di via Rostan, l’ultimissimo punto di riferimento rimasto nel quartiere, chiuderà per sempre i suoi battenti. Era lì, prima nel palazzo di fronte, al civico 12, e poi in quella bella palazzina di color verde, al civico 7, sin dal lontano 1929: generazioni e generazioni di bambine e bambini cresciuti tra quei banchi, tra maestre iconiche e bidelle altrettanto iconiche, leggendarie feste di fine anno, intensissime giornate a crescere e maturare, per le materie scolastiche ma soprattutto per la vita.
Basta, stop, fine: non ci sarà più nulla, non ci sarà più la scuola perché, per il secondo anno di fila (ma la situazione negativa si era verificata già altre due volte), non si è riusciti a formare la prima classe. A metà febbraio si sono concluse le iscrizioni e i numeri comunicati dal Provveditorato sono inesorabili nella loro freddezza: appena otto iscrizioni, quando per formare una classe il numero minimo sarebbe di quindici.
Attualmente, alla ‘Alfieri’ ci sono una terza e una quinta. La quinta terminerà a giugno, la terza sarebbe diventata a settembre una quarta ma, a conti fatti, si trattava dell’ultima e unica classe rimasta nella scuola. Troppo poco per garantire una regolare apertura del plesso, anche se le promesse sono sempre state differenti (“finché ci sarà una sola classe, la scuola non chiuderà”).
E invece, tutto rimangiato, scusate genitori, abbiamo scherzato: proprio ieri la preside dell’IC Sestri, Donatella Baisi, ha incontrato insieme alle sue collaboratrici le famiglie delle bambine e dei bambini iscritti alla terza classe, comunicando la decisione. Dal prossimo anno scolastico, la classe della ‘Alfieri’ sarà spostata in blocco alla ‘Carducci’ di Sestri Ponente. Chi accetta bene, chi non accetta può andare a cercare un posto in un’altra scuola elementare. Continuità didattica? Chissenefrega. Bambini che perdono i loro compagni? Chissenefrega.
Quel che è certo, è che la ‘Alfieri’ non esisterà più. Le maestre della scuola le hanno tentate tutte, anche stavolta, per arrivare ai numeri necessari a formare la prima classe: ma sono troppe le famiglie che hanno rinunciato, troppe quelle che, non riconoscendo nessuna identità al quartiere in cui vivono, hanno portato i loro figli altrove, soprattutto nelle scuole di Pegli.
Ecco allora che Multedo perde un altro simbolo: se li stanno portando via una dietro l’altro, mentre quel quartiere che un tempo era come un villaggio dalla fortissima coesione sociale, è diventato una terra anonima, un dormitorio o poco più dove le persone non solo non si chiamano più per nome, ma non si salutano neanche per la strada.
Nel tempo, qui hanno chiuso quasi tutti i negozi; qui ha chiuso la piscina ‘Nico Sapio’, qui hanno chiuso i sottostanti impianti sportivi; qui non c’è neanche più un prete titolare della parrocchia per celebrare la Messa; ma, soprattutto, qui c’è stata la chiusura delle chiusure: la scuola materna ‘Contessa Govone’ il cui stop (e lo si scrive senza tema di smentita alcuna) è stato la principale causa della successiva chiusura dell’‘Alfieri’.
E allora questa triste storia impone alcune considerazioni. Primo: la cattiva pubblicità fatta alla ‘Alfieri’, di cui certa stampa non è esente, nel raccontare un quartiere, Multedo, perennemente appoggiato sotto una bomba (i depositi chimici di Carmagnani e Superba). È vero, i depositi sono a cinque metri dalle case e a trenta dalla scuola (chi porterebbe i propri figli di fronte a una bomba?), ma dove sono tutti quei politici, di destra e di sinistra, che avevano promesso di spostarli? Dove sono le ampie aree riqualificate al posto di Carmagnani e Superba, sulle quali si è fantasticato anche di un nuovo polo scolastico?
Secondo: la chiusura dell’asilo ‘Govone’. Nell’autunno del 2017, val la pena ricordarlo perché questo oltraggio urla vendetta ieri come oggi, la scuola materna chiuse i battenti. Mancanza di iscrizioni, fu la scusa utilizzata da chi gestiva la struttura, ovvero le Suore della Neve di Savona e Genova. Non era vero per nulla: le iscrizioni c’erano, ma l’edificio serviva per un business molto più redditizio, ovvero l’accoglienza dei migranti. Via i bambini, dentro i richiedenti asilo adulti. Molti, nel quartiere, provarono a dire che senza l’asilo, a lungo andare, sarebbe andata in sofferenza pure la scuola elementare.
Furono tacciati di xenofobia e razzismo: dal sacerdote titolare di tutta l’operazione migranti (terminata appena un anno dopo, senza aver condiviso una benché minima esperienza con il quartiere, nonostante le ripetute promesse, e andando via in gran segreto, una mattina di agosto, lasciando un edificio completamente devastato e a tutt’oggi praticamente invendibile), dai signori della Fiom giunti a Multedo con il solo scopo di alzare la tensione, dai vicini degli altri quartieri e delle altre delegazioni. Perché bisognava essere accoglienti eccetera eccetera.
Nessuno (tranne qualche facinoroso da cui qui ci si è sempre dissociati) ha mai detto il contrario e Multedo, negli anni recenti, è il quartiere che ha accolto di più di tutto il Ponente e dove c’è il maggior numero di nazionalità: tutti convivono e non esistono problemi. Eccolo, il quartiere xenofobo e razzista!
Al contrario, l’asilo non c’è più. Una condizione del lascito della Contessa Govone alle suore era che la struttura continuasse a funzionare come scuola materna. Sapete com’è stata aggirata? A Villa Augusta, altra struttura gestita dalle religiose a Pegli Lido, è stata intitolata la materna alla Contessa Govone, liberando Multedo dall’impegno testamentario. Questi sono i fatti, questo è come sono andate le cose, il resto sono chiacchiere da bar.
Il resto è un quartiere che per l’incapacità di molti, l’avidità di alcuni e l’idiozia insopportabile dei protagonisti a vario titolo, perde l’ennesimo servizio, e non lo ritroverà più, al netto delle stupidaggini della politica. Già, la politica, ultima riflessione: la precedente amministrazione si era impegnata a realizzare una sezione di materna dentro la ‘Alfieri’, in modo da fungere come serbatoio per la elementare. L’attuale amministrazione ha continuato i sopralluoghi in questo senso. Ma mentre si discute, si valuta e si piange perché mancano i fondi, sono arrivati i numeri, a dire che la ‘Alfieri’ non può più andare avanti. Con buona pace di chi oggi dirà che non c’entra nulla. E invece no (poco) cari miei: in questa storia c’entrate tutti, dal primo all’ultimo. E i vostri nomi e cognomi li conosciamo bene. Vergognatevi.






