Buone Azioni - 03 marzo 2026, 08:00

Buone Azioni - Nuovo Buon Pastore, quando il volontariato costruisce il futuro delle giovani donne

I volontari affiancano la cooperativa che sostiene quotidianamente tre strutture dedicate a minori, giovani adulte e nuclei genitore-bambino. "Qui trasformiamo l'accoglienza in famiglia"

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.

Tra le centinaia di sfumature del volontariato, la realtà dell'Associazione Nuovo Buon Pastore dimostra che donare il proprio tempo può trasformare radicalmente la quotidianità di chi è in difficoltà.

Il progetto nasce a metà Ottocento, quando le Suore del Buon Pastore arrivarono in città con la missione di aiutare giovani donne in difficoltà: dalle ex prostitute a chi usciva dal carcere. Con il passare dei decenni, le necessità sociali sono cambiate e la struttura si è evoluta: "La nostra associazione nasce nel 2002 per sostenere i servizi educativi che facevano le suore all'epoca", spiega Paola Giordanella, una delle colonne portanti dell'associazione. Il passaggio di testimone dalle religiose ai laici è stato graduale ma decisivo: "Le suore piano piano si sono ritirate da questo percorso e hanno lasciato spazio ai volontari che nel frattempo si sono professionalizzati", ricorda Giordanella, sottolineando come l’evoluzione legislativa abbia richiesto la presenza di educatori laureati.

Dal 2019 la gestione dei servizi è divisa tra una cooperativa, che si occupa dei contratti con il Comune, e l'Associazione Nuovo Buon Pastore. Un binomio che Paola Giordanella definisce in modo efficace: "Associazione e cooperativa sono due sorelle che si sostengono vicendevolmente". Se la cooperativa garantisce la professionalità degli interventi, l’associazione rappresenta "il braccio destro che fa in modo che il lavoro non sia quello di una cooperativa qualunque, ma sia arricchito di uno spirito umano che rende efficace qualsiasi intervento educativo".

Oggi l’impegno si concentra su tre strutture residenziali cruciali per il territorio: la comunità educativa per minori, che accoglie ragazze dai 6 ai 18 anni affidate ai servizi sociali dal tribunale; l’alloggio giovani, uno spazio dedicato alla fascia 18-21 anni in cui si costruiscono percorsi di autonomia; e la comunità genitore-bambino, nata recentemente per accogliere e sostenere mamme con i loro piccoli, monitorando e valutando la genitorialità.

Il ruolo dei circa venticinque volontari attivi è quello di fornire quel "quid in più" che la routine professionale non sempre riesce a coprire. Si occupano di sostegno compiti, accompagnamenti e, soprattutto, di rendere la vita in struttura "normale" e familiare.

Giordanella racconta con orgoglio l'impatto di questi gesti: "La presenza del volontario rende questo aspetto educativo fondamentale... avevamo una volontaria che veniva a fare le merende, una volta i pancake, una volta la torta. È una cosa dedicata alle ragazze che rende veramente familiare quegli aspetti della quotidianità che a volte potrebbero non essere curati per un sovraccarico di lavoro". C'è chi organizza gite la domenica e chi, come una coppia di volontari, ogni settimana propone cene a tema, trasformando un pasto in un'occasione di "relazione umana".

L'associazione ha dovuto affrontare la dura prova della pandemia, che per due anni ha impedito l'accesso fisico alle strutture. "Qualcuno ha resistito portando le lasagne da casa e lasciandole fuori dalla porta", ricorda Giordanella, evidenziando il forte legame creato nel tempo.

Oggi, l'appello è aperto a nuovi cittadini che vogliano mettersi in gioco. Non servono solo educatori, ma braccia per la manutenzione del giardino, persone che giochino con i bambini mentre le mamme sbrigano le faccende, o semplicemente fondi per esigenze concrete, come l’acquisto di una lavatrice per una ragazza che inizia la sua vita autonoma o una televisione per la comunità. Con un solo obiettivo: fare in modo che queste giovani donne si sentano finalmente "viste".

Chiara Orsetti

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