Politica - 03 marzo 2026, 19:37

Genova approva l’housing sociale per detenute ed ex detenute di Pontedecimo

Via libera unanime alla mozione del Partito Democratico: alloggi temporanei e percorsi di autonomia per favorire il reinserimento. Vassallo: "Non stiamo chiedendo scorciatoie e non stiamo parlando di premi"

Genova approva l’housing sociale per detenute ed ex detenute di Pontedecimo

Una casa come primo passo per ricominciare. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal Gruppo del Partito Democratico, primo firmatario il consigliere Enrico Vassallo, che propone l’attivazione di un progetto comunale di housing sociale temporaneo per le detenute ed ex detenute della Casa circondariale femminile di Genova-Pontedecimo.

L’atto, discusso nella seduta del 3 marzo, è stato modificato da tre emendamenti - uno dello stesso Vassallo e due della consigliera di AVS Francesca Ghio - accolti dal proponente. Il gruppo Silvia Salis Sindaca ha chiesto di sottoscrivere la mozione, mentre l’assessore al Patrimonio Davide Patrone ha espresso parere positivo a nome della Giunta. Il voto finale ha registrato il consenso di tutta l’aula.

La proposta nasce da un presupposto chiaro: l’articolo 27 della Costituzione stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Da qui l’idea di un intervento strutturato che metta al centro il diritto a una transizione abitativa accompagnata per donne che, al termine della pena, si trovano spesso senza una casa e senza una rete familiare di sostegno.

La mozione impegna sindaca e Giunta a promuovere, in collaborazione con la Direzione dell’istituto penitenziario di Pontedecimo, l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), i servizi sociali territoriali e le realtà del terzo settore, un progetto di accoglienza temporanea destinato alle detenute in uscita prive di dimora o di legami familiari e anche alle detenute non residenti a Genova che, durante i permessi premio, non dispongono di un luogo adeguato dove incontrare figli o familiari.

L’atto prevede inoltre l’individuazione di immobili comunali dismessi o di spazi idonei da destinare all’accoglienza, anche attraverso convenzioni con enti del terzo settore per la gestione. Accanto all’alloggio, viene richiesto di attivare percorsi personalizzati di accompagnamento sociale, psicologico, educativo e lavorativo, valorizzando opportunità di formazione e possibili collaborazioni con aziende partecipate, come AMIU. È prevista anche la ricerca di risorse economiche attraverso fondi europei - tra cui FSE+ e PNRR - oltre a finanziamenti nazionali e regionali, con la possibilità di aderire a reti specializzate o stipulare convenzioni con il Ministero della Giustizia. La mozione chiede infine una campagna di sensibilizzazione sul valore sociale del reinserimento e l’obbligo di una relazione annuale al Consiglio comunale sugli sviluppi del progetto.

Il tema del reinserimento femminile presenta criticità specifiche. Molte donne detenute hanno alle spalle situazioni di marginalità economica, fragilità relazionali, dipendenze o esperienze di violenza. Spesso sono madri e l’assenza di un’abitazione rende difficile non solo l’autonomia personale ma anche la ricostruzione dei legami familiari. L’accesso a una casa temporanea, accompagnata da un percorso strutturato, viene indicato come uno strumento concreto per prevenire la recidiva e rafforzare la sicurezza sociale.

"Non stiamo chiedendo scorciatoie e non stiamo parlando di premi: stiamo parlando delle condizioni minime perché una donna possa ripartire davvero dopo la detenzione", ha dichiarato il consigliere Enrico Vassallo. "Un’abitazione temporanea e un accompagnamento serio fanno la differenza tra una ripartenza possibile e il rischio di scivolare di nuovo nella marginalità. Con questa mozione chiediamo di attivare un percorso che metta a valore il lavoro rieducativo e la rete dei servizi e garantisca una transizione abitativa accompagnata, perché il reinserimento non resti soltanto una parola ma diventi una possibilità concreta".

Redazione


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