Il riassetto degli equilibri geopolitici internazionali e la rinascita economica della Cina, le Big Tech e le multinazionali, le tensioni all’interno dell’Unione europea e il progressivo calo delle nascite, i flussi migratori, il riscaldamento globale, il ruolo dell’Italia sul medio periodo sono le sette sfide globali che, secondo l’economista Carlo Cottarelli - già Commissario per la spending review - stanno plasmando il nostro presente e determinando il nostro futuro sociale ed economico. Ma le sette sfide al centro del nuovo volume “Senza giri di parole” di Cottarelli sono state solo lo spunto della vivace discussione che si è sviluppata nel pomeriggio di oggi alla Camera di Commercio, organizzata congiuntamente all'Istituto di Economia Internazionale.
Dopo i saluti del presidente della Camera Luigi Attanasio e del direttore scientifico della rivista Economia Internazionale/International Economics Giovanni Battista Pittaluga, la tavola rotonda, moderata dal direttore de “Il Foglio” Claudio Cerasa, ha visto un intenso dibattito tra lo stesso Carlo Cottarelli, Pejman Abdolmohammadi, professore dell’ Università di Trento, Luca Beltrametti, professore e preside Scuola di Scienze Sociali Università di Genova e Silvia Fedeli, professoressa Università Sapienza di Roma.
Inevitabile che, dati gli sviluppi degli ultimi giorni nell’area del Golfo Persico e la presenza all’evento di Pejman Abdolmohammadi, accademico iraniano nato a Genova, il discorso partisse dalla prima delle sette sfide, il capitolo che non a caso Cottarelli ha intitolato “Paura della bomba?”. In questo capitolo Cottarelli passa in rassegna le prospettive economiche e sociali globali, a partire dal tramonto di quella pax americana che era rimasta pressoché immutata per i precedenti 80 anni. La sfida fra la Cina e gli Stati Uniti, le due superpotenze che oggi dominano la scena globale e che Cottarelli chiama “i due galli nel pollaio”, è al tempo stesso la causa del nuovo disordine mondiale e la possibile soluzione per costruire un nuovo ordine basato sulla deterrenza. Prima la guerra delle parole poi quella dei dazi e, negli ultimi giorni, la scesa in campo degli USA nel Golfo al fianco di Israele sono tutti segnali che non lasciano ben sperare. Anche se il principale motivo del contendere fra USA e Cina resta Taiwan, la storia insegna che gli incidenti di percorso possono portare a escalation molto rapide e imprevedibili.
A proposito di escalation, interrogato da Cerasa sulla nuova guerra in corso nel Golfo e nel Medio Oriente e sul suo possibile impatto sul nuovo ordine o disordine mondiale, Abdolmohammadi ha affermato che si tratta di una crisi nel percorso di transizione che ci porterà, auspicabilmente, a un nuovo ordine internazionale. Il nuovo “grande gioco” condotto dagli USA di Trump mira a contenere l’imperialismo cinese, per fermare il quale è necessario fermare il fondamentalismo islamico e soprattutto la sua guida, la Repubblica Islamica dell’Iran. In questo senso l’interesse del popolo iraniano, che per il 92% è contro il regime e ha subito la perdita di 40.000 persone, coincide con l’interesse dell’Impero di Trump. Se la Repubblica Islamica cadrà, il grande gioco americano avrà vinto, si aprirà la “via del cotone” e nascerà un nuovo ordine globale. Se la Repubblica Islamica resterà in sella, avrà vinto la Cina con la “nuova via della seta”.







