Sanità - 04 marzo 2026, 13:49

Suicidio medicalmente assistito, morto a 56 anni il genovese Silvano: è il primo caso in Liguria

Affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, aveva presentato la richiesta un anno fa. Il farmaco e la strumentazione sono stati forniti dal sistema sanitario pubblico. L’Associazione Luca Coscioni: “Diritto riconosciuto dalla Consulta, ma ancora ostacolato da ritardi e procedure non uniformi”

Suicidio medicalmente assistito, morto a 56 anni il genovese Silvano: è il primo caso in Liguria

Si chiamava Silvano, aveva 56 anni ed era genovese. È morto lo scorso 26 febbraio dopo essersi autosomministrato un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale insieme alla strumentazione necessaria. Affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, è il primo caso registrato in Liguria di suicidio medicalmente assistito nell’ambito della procedura prevista dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani.

La vicenda è stata resa nota dall’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il percorso insieme ai legali coordinati dall’avvocata Filomena Gallo. Silvano è la dodicesima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale e la nona accompagnata dall’associazione.

La richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito era stata presentata il 24 febbraio 2025 alla Asl. Nel giugno dello stesso anno l’azienda sanitaria aveva comunicato il parere positivo sulla sussistenza dei requisiti, senza però indicare le modalità operative per procedere. Secondo quanto ricostruito, sono state necessarie diffide formali e ulteriori solleciti legali per arrivare, nell’ottobre successivo, alla relazione finale contenente anche le indicazioni tecniche della procedura.

Solo a quel punto, a un anno dalla richiesta iniziale, Silvano ha scelto di procedere.

A causa della malattia era diventato tetraplegico, con gravi difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. Aveva bisogno di assistenza continua per ogni attività quotidiana: mangiare, bere, assumere farmaci e muoversi. Era inoltre portatore di catetere vescicale permanente e sottoposto a manovre meccaniche per l’evacuazione. Le sue condizioni cliniche, spiegano i promotori della procedura, erano accompagnate da sofferenze che lui stesso considerava non più tollerabili.

In assenza di medici dell’Asl disponibili a vigilare sulla procedura, l’assistenza medica è stata garantita dall’anestesista Mario Riccio, già noto per aver seguito nel 2006 il caso di Piergiorgio Welby e altri pazienti che negli anni hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito.

Nelle parole lasciate da Silvano c’è una richiesta rivolta alle istituzioni: “La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato. Mi auguro vivamente che la mia lotta possa servire ad altri nella mia stessa condizione per non dovere attuare la volontà di autodeterminarsi in altri Paesi, lontano da tutto e da tutti. Chiedo alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento italiano che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte. Il silenzio non deve più essere fonte di sofferenza per le persone che vivono la mia stessa situazione”.

Per Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, il caso dimostra come il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale sia formalmente vigente ma ancora difficile da esercitare: “La sentenza 242 del 2019 è un vincolo giuridico per lo Stato e per il Servizio sanitario nazionale: quando ricorrono le condizioni previste la risposta deve essere tempestiva e completa. È inaccettabile che per attuare un diritto costituzionalmente garantito si debba ricorrere a diffide”.

Sulla stessa linea anche Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, che definisce quello di Silvano “il primo caso in Liguria” e allo stesso tempo la dimostrazione che il diritto al suicidio medicalmente assistito “è già vigente e deve essere garantito senza ostacoli”. Cappato richiama anche il dibattito politico nazionale: “Il problema non è solo il ritardo del Parlamento nel legiferare, ma il rischio di interventi che restringano la portata di quanto stabilito dalla Corte costituzionale. Se verranno approvate norme che limitano diritti già in vigore continueremo ad accompagnare le persone nelle sedi giudiziarie e, se necessario, con azioni di disobbedienza civile”.

Redazione

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