Attualità - 09 marzo 2026, 19:40

Oltre mille persone al corteo transfemminista a Genova: manifestanti in centro contro la violenza di genere e il Ddl Bongiorno

La mobilitazione organizzata da Non Una di Meno ha attraversato la città da piazza Principe a De Ferrari con centri antiviolenza, studenti, lavoratrici e cittadini. Tra gli slogan “Il silenzio non è consenso” e “Siamo tutte parte lesa”: “Le leggi sulla violenza si fanno ascoltando le donne”

È partito intorno alle 18.40 da piazza Principe il corteo transfemminista organizzato da Non Una di Meno per la giornata internazionale dei diritti della donna. Diverse le centinaia di partecipanti che hanno risposto alla chiamata per la manifestazione, ormai divenuta uno degli appuntamenti centrali dell’8 marzo genovese.

Il serpentone di manifestanti ha attraversato il centro città con arrivo previsto in piazza De Ferrari. Dopo la partenza da Principe, il corteo è passato da piazza della Nunziata, per poi attraversare le gallerie verso piazza Corvetto e proseguito in direzione largo XII Ottobre.

In piazza centri antiviolenza, comitati in difesa della salute e della sanità pubblica, studenti e insegnanti, lavoratrici dei servizi comunali per nido e infanzia 0-6 impegnate nella mobilitazione contro privatizzazione e scissione dei contratti, insieme a movimenti ecologisti, spazi sociali, sindacati di base e realtà LGBTQA+.

Dal corteo si alzano slogan come “Siamo tutte parte lesa”, “Il silenzio non è consenso” e “Siamo il grido altissimo e feroce”. Tra i temi al centro della mobilitazione la violenza di genere, la cultura patriarcale e la richiesta di fermare il disegno di legge Bongiorno.

Siamo qui perché la violenza contro le donne non si ferma”, spiegano dal corteo le operatrici dei centri antiviolenza. “Come centri incontriamo donne che hanno paura, che denunciano e cercano di salvarsi. Le leggi sulla violenza si fanno ascoltando le donne. La violenza è potere degli uomini sulle donne e chi denuncia ha bisogno di non essere mai messa in discussione, non di propaganda”.

Un messaggio che richiama il ruolo delle strutture di supporto alle vittime. “Quando una donna trova il coraggio di dire basta, lo Stato deve essere dalla sua parte. Senza donne e senza centri antiviolenza le politiche contro la violenza non esistono. Sulle nostre vite decidiamo noi”.

Dal corteo arriva anche il racconto delle difficoltà che molte donne incontrano nel denunciare le violenze. “Ogni giorno ascoltiamo donne stuprate che ci raccontano di avere paura di parlare e denunciare, perché sanno che spesso non saranno credute e che saranno giudicate”, spiegano le attiviste. “Alle donne viene chiesto perché non hanno urlato, perché non hanno reagito, perché non hanno chiamato subito aiuto o denunciato prima. Perché non sono scappate o non sono andate in ospedale. Sorella non sei sola”.

Tra gli interventi anche quello dell’UDI, Unione Donne in Italia, che ha rilanciato le ragioni dello sciopero e della mobilitazione. “Scioperiamo contro il ddl Bongiorno e contro la cultura patriarcale. Lo ripetiamo da ottant’anni: senza servizi e sostegno la libertà delle donne non esiste”.

L’associazione ha puntato l’attenzione anche sulle condizioni del lavoro femminile e sulle politiche sociali. “Perché una donna possa lavorare la società deve garantire lavoro qualificato, scuole pubbliche a tempo pieno, asili, salari adeguati e strutture che supportino gli anziani. Senza questo tutto il peso ricade sulle donne”.

Secondo le attiviste, i dati sull’occupazione femminile mostrano una situazione ancora critica. “I numeri parlano chiaro: l’Italia ha il livello più basso di occupazione femminile nell’Unione Europea, solo una donna su due lavora”. Tra le richieste anche il congedo paritario per entrambi i genitori. “Un congedo di cinque mesi per entrambi è stato bocciato, mentre si trovano risorse pubbliche per il riarmo e le grandi opere infrastrutturali”.

La giornata di mobilitazione si era aperta già questa mattina con un presidio e un flash mob davanti alla prefettura di Genova contro il ddl Bongiorno. Il corteo che sta attraversando il centro rappresenta il momento conclusivo dello sciopero transfemminista promosso a livello nazionale.

Fermiamo la produzione e la riproduzione della società per prendere parola e agire contro tutte le forme di violenza che colpiscono sistematicamente le nostre vite, nelle relazioni intime e negli spazi pubblici, sul lavoro e nei servizi, nelle scuole e negli ospedali, dentro e fuori i confini”, spiegano da Non Una di Meno. “Contro tutte le guerre e contro l’occupazione coloniale in Medio Oriente e Palestina”.

F.A - I.R

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