Il prezzo del diesel supera i 2,1 euro al litro in alcuni distributori della Città metropolitana di Genova, mentre la benzina sfiora quota 1,9 euro al litro. A far impennare i costi sono le tensioni internazionali legate alla guerra in Iran, ma secondo le associazioni di categoria non sarebbe solo l’aumento del petrolio a pesare sui listini.
Secondo le stime del Centro studi di Unimpresa, infatti, tra il 1° marzo e oggi il prezzo del gasolio in Italia sarebbe aumentato di oltre il 25%, un incremento che l’associazione definisce in parte ingiustificato.
“I rincari dei carburanti registrati in Italia nei primi giorni di marzo 2026, subito dopo l'inizio del conflitto in Iran, non sono spiegabili esclusivamente con l'aumento del prezzo del petrolio, ma sono riconducibili per lo più alla speculazione”, denuncia Unimpresa.
Nel dettaglio, per il gasolio l’aumento alla pompa sarebbe quasi il doppio rispetto a quello giustificato dal costo della materia prima, con una componente speculativa stimata tra 8 e 20 centesimi al litro, che nelle stazioni autostradali potrebbe arrivare addirittura tra 35 e 50 centesimi al litro.
L’aumento dei carburanti rischia però di avere effetti a catena su diverse filiere produttive della Liguria, a partire dalla pesca. Alla Spezia il gasolio agevolato senza accise per il comparto ittico ha raggiunto 1,30 euro al litro, mentre in Toscana si attesta intorno a 1,40 euro. A Santa Margherita Ligure il prezzo supera i 0,92 euro al litro, avvicinandosi rapidamente alla soglia dell’euro.
Un livello che preoccupa il settore. “Si tratta di prezzi proibitivi in particolare per la pesca a strascico che richiede migliaia di litri alla settimana”, sottolinea Augusto Comes, responsabile regionale di Fedeagripesca-Confcooperative. “La filiera è già in difficoltà per le restrizioni imposte dall’Europa e per la grande importazione di pesce da tutto il mondo. Con l’aumento del gasolio il settore va verso il collasso: con il costo a litro intorno all’euro siamo già al limite”, conclude.
Sul fronte agricolo la situazione è diventata ancora più delicata. Coldiretti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza per chiedere di fare piena luce su possibili manovre speculative sul prezzo del gasolio agricolo, chiedendo di accertare eventuali responsabilità e procedere nei confronti dei responsabili per il reato di manovre speculative su merci previsto dall’articolo 501-bis del codice penale.
L’iniziativa, firmata dal segretario generale Vincenzo Gesmundo e dal presidente Ettore Prandini, nasce dopo il forte aumento registrato negli ultimi giorni sul gasolio agricolo agevolato, passato nel giro di circa una settimana da circa 0,85 euro al litro fino a punte di 1,25 euro al litro.
“Un incremento anomalo e sproporzionato rispetto all’andamento generale del mercato dei carburanti”, affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa. “Nello stesso periodo il prezzo del diesel per autotrazione in Italia ha registrato un aumento molto più contenuto, stimato tra i 18 e i 19 centesimi al litro, mentre per il gasolio agricolo l’incremento risulta tra i 40 e i 45 centesimi al litro”.
“Una dinamica che non trova apparente giustificazione nelle variazioni dei prezzi internazionali né nell’andamento del mercato dei carburanti”, proseguono Boeri e Rivarossa, “e che per l’ampiezza del fenomeno lascia ipotizzare condotte speculative realizzate su larga scala”.
Il gasolio agricolo rappresenta infatti un fattore produttivo essenziale e non sostituibile per le imprese agricole, e l’aumento dei costi rischia di avere conseguenze dirette su molte aziende.
“In Liguria la situazione rischia di pesare ancora di più su un tessuto agricolo composto in larga parte da piccole e medie aziende a conduzione familiare, spesso impegnate in territori difficili e in aree collinari o terrazzate”, spiegano da Coldiretti. “Per molte realtà agricole l’aumento del carburante significa un aggravio immediato sulle lavorazioni nei campi, sul trasporto dei prodotti e sulla gestione quotidiana delle aziende”.
A risentirne potrebbero essere filiere fondamentali per la regione, dall’olivicoltura alla floricoltura, dall’orticoltura alle produzioni tipiche del territorio. “Un incremento così rapido e consistente dei costi energetici rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese agricole, già alle prese con rincari generalizzati delle materie prime e con le incertezze legate allo scenario internazionale”, concludono.
L’esposto arriva dopo la lettera inviata venerdì da Coldiretti al Governo, con cui l’organizzazione ha chiesto un incontro urgente per affrontare l’impennata dei costi del gasolio e dell’energia alla luce delle tensioni internazionali, sottolineando il rischio di effetti a cascata sull’intera filiera agroalimentare.






