Attualità - 13 marzo 2026, 14:41

Commissione sicurezza, maratona a Palazzo Tursi: il centro storico tra speranza e disperazione

Dopo il presidio e il faccia a faccia con la Sindaca Salis ieri, oggi la commissione fiume con 27 auditi dopo il presidio davanti al Municipio. Cittadini e associazioni: “Siamo rimasti soli”

Una maratona di oltre quattro ore, dalle 9,30 alle 14, quella che quest’oggi si è svolta nella Sala Rossa di Palazzo Tursi e che ha visto ventisette auditi tra commercianti e associazioni per affrontare il tema della sicurezza nel Centro Storico. 

Una commissione anticipata da un presidio di protesta dei residenti davanti al palazzo, arrivata come segnale di attenzione alta dopo l’incontro che ieri sera l’assemblea di San Siro ha avuto con la sindaca di Genova Silvia Salis.

Una pressione costante quella che comitati, residenti e commercianti stanno esercitando sulle istituzioni perché si passi dalle analisi teoriche alla gestione pragmatica di un problema, quello della sicurezza, che ha numerosi tasselli da considerare.

Ad aprire i lavori sono state le assessore alla Sicurezza, Welfare e Commercio, presenti in aula su richiesta della commissione stessa.

L’Assessore alla Sicurezza Arianna Viscogliosi ha rivendicato i risultati del nuovo piano: "Dal luglio 2025 abbiamo superato la tripartizione del territorio, garantendo la presenza della Polizia Locale h24 con un nucleo di 80 agenti”. I numeri citati parlano di una pressione costante: “Gli interventi per reato sono aumentati del 167% e i soggetti arrestati del 15% rispetto all'anno precedente; non intendiamo mollare di un centimetro”.

L’Assessore al Welfare Cristina Lodi ha invece puntato sulla presa in carico delle fragilità estreme: “Questa amministrazione non vuole lasciare nessuno solo. Ci ricominciamo a occupare di tossicodipendenti nel vero senso della parola”. Ha annunciato una novità operativa: “Per la prima volta il Comune ha fornito un censimento di tutte le persone malate in strada o nei dormitori; con un geriatra andremo a capire come trovare soluzioni congiunte per chi in strada non ci deve stare”.

Infine, l’Assessore al Commercio Tiziana Beghin ha ammesso le difficoltà economiche del quartiere: “Purtroppo oltre il 65% delle attività che avevano ricevuto sostegno dal Piano Carruggi ha chiuso”. Ha ribadito che “ai commercianti bisogna garantire sicurezza per poter esercitare” e ha annunciato revoche di licenze per motivi di ordine pubblico.

Il focus, però, sono stati gli interventi degli auditi che hanno tratteggiato una realtà quotidiana a tratti ben distante da ogni tipo di ipotesi.

Cristian Spadarotto (Ass. via del Campo e Caruggi) ha dipinto un quadro agghiacciante: “Assisto al deterioramento dell'individuo che si consuma rapidamente. È agghiacciante vedere ragazzine che si prostituiscono nei portoni per una fumata, ragazzi che si massacrano a bottigliate, donne incinte che vengono a fumare col passeggino al seguito”. “Tutto questo avviene all'interno dei portoni dove passano ragazzini che per uscire dalle proprie abitazioni chiedono il permesso agli spacciatori. Siamo a questo punto. È un tornare ai decenni dell’eroina”.

Andrea Piccardo (Associazione AMA) ha denunciato l'inefficacia delle istituzioni: “Vi abbiamo detto che stavamo rimanendo soli. Oggi vi diciamo che siamo rimasti soli. Il quartiere è stato cannibalizzato dalla criminalità organizzata”, ha spiegato prima di usare un paragone per rendere l’idea di quello che sta avvenendo: “Con una mia amica siamo andati a teatro, era chiuso. Abbiamo sbagliato ma eravamo coordinatissimi e siamo saltati in scooter per raggiungere il luogo giusto. In Prefettura ci dicono che tra loro sono coordinatissimi, ma continuano a perdere lo spettacolo. Bisogna organizzarsi, salire in scooter e andare a vederlo lo spettacolo: Genova è uno spettacolo”.

Dura anche la posizione di Cristiana Falavigna (Comitato per Prè): “Mi chiedo che cosa vi portate a casa quando si parla di poltrone di Le Corbusier, di approccio a silos, di community building. Noi vogliamo riavere la nostra vita civile e normale. Chi oggi si sta prendendo in carico il disagio del centro storico siamo noi”. Falavigna, ricordando di essere una volontaria che toglie tempo alla propria famiglia per il territorio, ha chiesto con forza di vedersi restituito un vivere urbano civile e normale dopo anni di attesa, sollecitando un coordinamento reale tra tutte le entità, dall'Università a Palazzo Reale. 

I rappresentanti delle categorie hanno denunciato una situazione di pericolo reale. Daniela Boriello (Coldiretti Pesca) ha descritto il degrado della Darsena: “I turisti sono stati scippati in pieno giorno. Abbiamo persone che si bucano alle 10 del mattino; i pescatori sono dovuti scappare da soggetti che li rincorrevano con bottiglie rotte”.

Il dolore della città è emerso anche dalle parole di Alberto Scotto del CIV Loggia di Banchi, che ha ricordato come i residenti portino sulla pelle, come tatuaggi, le stigmate delle aggressioni quotidiane e di delitti orrendi come quello di Vico Mele. Scotto ha denunciato la rassegnazione di fronte a uno spaccio definito "endemico" invece che combattuto, chiedendo un contrasto vero e coordinato.

Marina Porotto (CIV San Lorenzo) ha rincarato: “Durante una rissa, se qualcuno prova a intervenire viene minacciato con coltelli e cocci di bottiglia; non spetta a un commerciante farsi carico della sicurezza”.

In questo contesto di emergenza, le critiche non hanno risparmiato la gestione operativa delle forze dell’ordine. Alessandro Dondero del sindacato SIAP ha denunciato una grave carenza di organico, definendo i "pattuglioni" ad alto impatto come interventi straordinari che producono risultati statistici ma che, senza un'attività investigativa profonda, non incidono sulle dinamiche criminali. Dondero ha rivelato che le sezioni di polizia giudiziaria nei commissariati sono ridotte a poche unità, rendendo impossibile scardinare stabilmente le reti di spaccio. Stella Zaitun del comitato centro storico ha aggiunto un ulteriore tassello alla crisi, evidenziando come l'esplosione degli affitti turistici con 10.000 posti letto a fronte di 22.000 residenti, stia erodendo il presidio sociale che garantiva la sicurezza naturale del quartiere.

L'intera commissione è stata punteggiata da numerose altre voci: Argentino Rovani ha chiesto azioni d'urto per "dare un colpo al fegato" alla criminalità con presidi fissi h24, mentre Simona Cosso, presidente del Municipio I Centro Est, ha ribadito che la sicurezza è un diritto di cittadinanza che richiede di colpire i vertici economici delle filiere criminali. Altri interventi, come quelli di Manuela Facco, Antonio Bucinnà e Francesca Pescetto, hanno puntato su decoro, luce e collaborazione attiva tra CIV e istituzioni come pilastri per la rinascita. La seduta si è chiusa con l'impegno di riaggiornare i lavori lunedì pomeriggio, portando con sé la consapevolezza che, come affermato da Gennaro Acampora, solo unendo cultura e sicurezza la cittadinanza potrà tornare a sentirsi protettrice del proprio territorio.