Cronaca - 16 marzo 2026, 18:02

Presunti fondi ad Hamas, la Procura ricorre in Cassazione: “Utilizzabili i documenti israeliani”

I pm di Genova contestano la decisione del Riesame che ha escluso gli atti trasmessi da Israele e sequestrati sul campo di battaglia. Per l’accusa sono prove ammissibili se non emerge l’uso della tortura e chiedono di poter interrogare il funzionario indicato come “Avi”

Presunti fondi ad Hamas, la Procura ricorre in Cassazione: “Utilizzabili i documenti israeliani”

La Procura di Genova ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza con cui il tribunale del Riesame, lo scorso 16 gennaio, aveva annullato la misura cautelare nei confronti di Raed Al Salahat. L’uomo, difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio, è indagato nell’ambito di un’inchiesta su presunti legami con una cellula di Hamas attiva in Italia che, secondo l’accusa, avrebbe dirottato fondi raccolti per finalità umanitarie verso l’organizzazione attraverso l’associazione Abspp.

L’indagine, coordinata dai pm Marco Zocco e Luca Monteverde, aveva portato alla fine di dicembre all’arresto di diverse persone, tra cui Mohammad Hannoun, considerato il portavoce dei palestinesi in Italia.

Al centro del ricorso presentato in Cassazione c’è la questione dell’utilizzabilità di una serie di documenti trasmessi dalle autorità israeliane e identificati con la sigla “Avi”. Il tribunale del Riesame aveva ritenuto questi atti inutilizzabili, ritenendo che provenissero da una “fonte anonima”, dal momento che il funzionario estensore non era indicato con le generalità complete.

La Procura sostiene invece che la fonte non sia anonima ma soltanto “anonimizzata”. Secondo i magistrati, il funzionario indicato come “Avi” sarebbe infatti un soggetto istituzionale individuabile come capo della Divisione Ricerca e Valutazione del Nbctf e rappresentante dell’agenzia di sicurezza interna israeliana Isa.

Nel ricorso i pm evidenziano inoltre che la normativa italiana consente l’utilizzo di identità di copertura per agenti e personale dei servizi di informazione. Un elemento che, secondo l’accusa, renderebbe compatibile con l’ordinamento l’impiego di documentazione proveniente da fonti istituzionali non completamente identificate.

La Procura chiarisce anche che si tratterebbe di documenti acquisiti dall’esercito israeliano nel corso di operazioni militari, le cosiddette “battlefield evidence”, e quindi di materiale extraprocessuale che non sarebbe soggetto alle procedure delle rogatorie internazionali ma ai principi generali che regolano la prova documentale.

Secondo l’accusa, inoltre, il contenuto dei file troverebbe riscontro in diverse intercettazioni ambientali e telefoniche raccolte dagli investigatori italiani, che confermerebbero i rapporti di Al Salahat con esponenti di Hamas e la consapevolezza della natura riservata delle attività svolte.

Il ricorso sarà discusso davanti alla Corte di Cassazione il prossimo 8 aprile.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU