Cronaca - 19 marzo 2026, 10:40

Educatore a processo per pedopornografia e rapporti sessuali con una minore: la Procura chiede 4 anni e 6 mesi

Richiesta anche una multa di 9000 euro. I fatti risalgono al 2023, quando l’uomo avrebbe conosciuto la giovane su una piattaforma di incontri. L'analisi forense ha portato alla luce un archivio composto da 1.884 immagini e 168 video a contenuto pedopornografico

Educatore a processo per pedopornografia e rapporti sessuali con una minore: la Procura chiede 4 anni e 6 mesi

Avrebbe avuto rapporti con una 15enne, inducendola, secondo l’accusa, attraverso la cessione di psicofarmaci, e nel suo computer sarebbero stati trovati oltre duemila file pedopornografici. Sono le accuse nei confronti di un educatore quarantenne genovese, per il quale il pubblico ministero Valentina Grosso ha chiesto una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, oltre a una multa da 9mila euro.

I fatti risalgono al 2023, quando l’uomo avrebbe conosciuto la giovane sulla piattaforma di incontri Badoo. I rapporti sessuali tra i due, pur non configurando reato in quanto la ragazza aveva superato i 14 anni ed era consenziente, sono al centro dell’impianto accusatorio per la presunta induzione: secondo la Procura, l’uomo avrebbe fornito Xanax alla minorenne come contropartita per ottenere i rapporti.

A rafforzare la posizione dell’accusa ci sono anche gli esiti della perquisizione domiciliare. Gli investigatori riferiscono che l’imputato avrebbe ritardato di circa 45 minuti l’ingresso degli agenti. Una volta all’interno dell’abitazione, le forze dell’ordine hanno rinvenuto un iPhone criptato e un secondo smartphone completamente resettato.

Determinante, per l’accusa, è stato il contenuto del computer: l’analisi forense ha portato alla luce un archivio composto da 1.884 immagini e 168 video a contenuto pedopornografico, definiti dagli inquirenti "raccapriccianti". L’uomo, che nel frattempo si è dimesso dalla cooperativa per cui lavorava, deve rispondere anche della detenzione di questo materiale.

Di segno opposto la linea della difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Sciacchitano, che ha chiesto l’assoluzione piena. Secondo il legale non vi sarebbero prove della cessione dello Xanax con finalità persuasiva. Quanto ai file trovati nel computer, la difesa sostiene che potrebbero essere stati scaricati inconsapevolmente tramite reti peer-to-peer, senza che l’imputato ne conoscesse il contenuto.

Una tesi respinta dalla procura, che considera invece i tentativi di ritardare l’accesso degli agenti e la presenza di dispositivi alterati elementi rilevanti a sostegno dell’accusa.

Il processo è stato rinviato al 28 maggio per le repliche e la sentenza.

Redazione

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