Le organizzazioni sindacali FP CGIL e UIL FPL hanno proclamato lo stato di agitazione del personale dell’E.O. Ospedali Galliera, chiedendo contestualmente l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste per i servizi pubblici essenziali. La comunicazione è stata inviata al Prefetto, con la richiesta di una convocazione urgente per affrontare una situazione definita ormai critica.
Nella lettera, i sindacati spiegano che la decisione arriva “a fronte del perdurare di criticità che queste Organizzazioni hanno prontamente e ripetutamente segnalato alle competenti strutture istituzionali e aziendali, senza tuttavia ricevere riscontri risolutivi”.
Al centro della protesta, una serie di problematiche strutturali che riguardano sia il comparto sanitario sia la dirigenza medica. Tra i punti più rilevanti viene indicata la “grave e persistente carenza di organico, con conseguenti carichi di lavoro progressivamente insostenibili”, a cui si aggiungono “l’incremento delle responsabilità e dei turni, con pesanti ripercussioni sulla salute, sulla sicurezza e sulla qualità dell’ambiente lavorativo”.
Particolarmente critica, secondo i sindacati, la situazione dei pronto soccorso, descritta come segnata da “drammatiche condizioni” in cui il personale è costretto ad affrontare “quotidianamente lo stazionamento di un numero impressionante di barelle”, con conseguenze ritenute “gravi e insostenibili” sul piano professionale e psicofisico.
Nel documento si evidenzia anche un diffuso “crescente disorientamento dei lavoratori”, inseriti in “un contesto organizzativo imprevedibile che rende incerto il futuro professionale ed economico”. A questo si aggiunge quella che viene definita una “penalizzazione professionale post-pandemica”: il ruolo di hub Covid avrebbe comportato “continui accorpamenti, chiusure e trasferimenti massivi di infermieri e operatori socio sanitari, aggravando drasticamente le condizioni di lavoro”.
Non manca il tema economico. Le sigle sindacali parlano di un “danno economico diretto”, sottolineando come il personale “ha sostenuto i costi della pandemia subendo una contrazione del salario accessorio, con una produttività collettiva riconosciuta per l’anno 2022 pari a soli 150 euro”. Viene inoltre denunciata l’“esiguità dei fondi contrattuali, sensibilmente i più bassi dell’area metropolitana”, che impedirebbe il pieno riconoscimento di istituti come produttività, prestazioni aggiuntive e differenziali economici di professionalità.
Nel quadro generale emerge anche una forte preoccupazione per il futuro dell’ente. I sindacati parlano di “incertezza istituzionale”, sostenendo che “le scelte regionali non sembrano tenere in adeguata considerazione il futuro di migliaia di lavoratori disorientati e sensibilmente preoccupati”. Viene segnalata inoltre la precarietà del personale amministrativo, legata alla riorganizzazione in corso.
Tra i nodi più delicati anche il presunto depotenziamento dei servizi. In particolare, la decisione di cedere attività e personale del Centro Trasfusionale viene interpretata come “l’inizio di uno svuotamento dell’Ente a vantaggio della nascente Azienda Ospedaliera Metropolitana”, senza “alcun rispetto per le competenze e le professionalità acquisite dagli operatori”. Criticata anche l’ipotesi di utilizzo del personale tramite servizio fuori sede, ritenuta “non percorribile” e tale da aumentare “disagio, malcontento peggiorando condizioni di sicurezza e qualità del servizio”.
Infine, viene denunciato lo “stallo della contrattazione integrativa” e “l’assenza di un confronto strutturato”, ritenuto indispensabile per affrontare la riorganizzazione.
Secondo FP CGIL e UIL FPL, questo scenario “sta alimentando un clima di tensione insostenibile, rischiando di compromettere seriamente la qualità dei servizi sanitari forniti alla collettività”.
Da qui la richiesta al Prefetto di convocare “con urgenza” un incontro per avviare un confronto tra le parti. In assenza di risposte concrete, i sindacati avvertono che si riservano “di intraprendere ulteriori iniziative di mobilitazione previste dall’ordinamento, a tutela dei diritti dei lavoratori e della cittadinanza”.






