Oggi parco con spazi giochi e panchine per godere della frescura delle alberature, l’Acquasola è certamente uno dei luoghi più emblematici del centro storico di Genova.
Chiamata in dialetto genovese Accaseûa, questa spianata sorge in posizione sopraelevata rispetto a piazza Corvevtto e si estende fino a lambire il Ponte Monumentale, al confine tra i sestieri di Portoria e Carignano.
Un luogo centralissimo sia per la sua collocazione sia per la sua storia, che tuttavia conserva incertezze sull’origine del nome, oggi ancora la centro di dibattito.
La prima e più suggestiva tra le interpretazioni è quella mitologica proposta dall’antichista Cervetto. Egli osservò che gli antichi attribuivano il nome di Sola a una divinità delle Ninfe Driadi, figure silvane venerate in tutta l’Italia peninsulare durante l’età pagana. Il termine Acca, di origine sascrita, significa ‘madre’. L’unione dei due elementi avrebbe generato il composto Acca-Sola, ovvero ‘madre sola’, riferito alla ninfa tutelare del bosco sacro. Il parallelo con Acca Larentia (Acca-Laurentia), figura della mitologia latina nota come "madre Laura", conferisce a questa ipotesi una coerenza filologica non trascurabile.
Una seconda variante mitologica ricostruisce una genealogia linguistica più articolata. Si ipotizza che il bosco fosse sacro a una divinità denominata Laccasolis, assimilabile a Giunone o Lucina nel pantheon romano. Secondo questa ricostruzione, Lacca sarebbe la sorella del sole, chiamato dai Liguri Camulio (o Camuggio da cui potrebbe derivare anche Camogli), e l'espressione dialettale Lacca seû, ovvero "sorella del sole”, si sarebbe progressivamente contratta in Accaseûa, poi italianizzata in Laccasola e infine, per un'interpretazione popolare, trasformata in Acquasola. Questa teoria è riportata anche in fonti onomastiche ottocentesche e si raccorda con la toponomastica ligure antica.
Un orientamento radicalmente diverso privilegia la componente naturale del paesaggio urbano.
Federico Alizeri, autorevole voce della storiografia genovese dell’Ottocento, sostenne che il nome italiano Acquasola fosse più fedele alla realtà geografica del sito.
Nella sua ricostruzione, il toponimo deriverebbe da un corso d’acqua che scendeva dai rilievi di Multedo per confluire nel Rivo Torbido. Il termine sola in questo caso indicherebbe i canali detti acquizzoli che raccoglievano le acque del rio Multedo scendenti dalla circonvallazione a monte.
Alizeri però lasciava aperta un’alternativa: che sola potesse avere una valenza riduttiva eludendo alla modesta portata idrica di questo corso d’acqua.
Una quarta ipotesi è quella dello storico Gaetano Poggi, noto per aver proposto un’analoga etimologia per il quartiere di Carignano. Poggi avanzò l’ipotesi che il nome derivasse da Cava-seûa, termine indicante un territorio caratterizzato da cavità o avvallamenti naturali. La forma dialettale si sarebbe contratta in Câ-seûa e, con l'aggiunta dell'articolo (A-câ-seûa), sarebbe stata successivamente reinterpretata come Acquasola. Un’ipotesi più semplice vorrebbe anche che il nome derivasse dall’immagine di una ca’ sola, una casa isolata, che sorgeva nell’area quando essa era ancora periferica e disabitata.
C’è anche chi sostiene che l’origine del toponimo derivi da cazzola o cassola, alterazioni riportate in alcune carte d’archivio, che indicherebbero dunque una variazione fonetica nel corso del tempo che aprirebbe ad altre considerazioni.
L’Acquasola oggi è molto più di un giardino pubblico.
Con una storia che conserva tracce dei primi insediamenti genovesi e un alternarsi di vicende che attraversano le epoche, si incontrano culti pagani, battaglie medievali contro signori stranieri che volevano la città come Castruccio Castracani, epidemie e novità urbanistiche.
L’origine del suo nome resta un enigma aperto che ci racconta come i toponimi siano spesso più complessi e ricchi di quanto i nomi stessi lascino intendere.
Ogni ipotesi è una sfaccettatura diversa di questo luogo, in passato primo parco pubblico della città, che oggi riconsegna a ciascuno di noi il fascino tutto genovese di una cultura stratificata che continua a trasmettere l’eco nel quotidiano.






