"Non esiste teatro senza pubblico”, si sa. E, finalmente, quel pubblico ha iniziato a riprendersi il suo spazio, grazie a un progetto di cittadinanza culturale nato per abbattere il muro invisibile che, troppo spesso, separa chi sta sul palco da chi siede in platea. Si tratta di GEN*A – Genova & Generation for Artists & Audiences, progetto nato dall’idea di tre giovani operatrici culturali genovesi, Giulia Carbone, Giulia Romano e Ilaria Cascone, e sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Un’idea che nasce dall’interno del mondo teatrale: “Lavoriamo in teatri diversi della città - spiegano -. Nel tempo abbiamo visto tanti artisti giovani con bisogno di spazi e accompagnamento professionale, e contemporaneamente un pubblico che spesso non si sente davvero invitato a entrare in teatro”.
Sono tre i protagonisti del progetto: il Teatro della Tosse, il Teatro dell’Ortica e il TIQU - Teatro Internazionale di Quartiere, tre realtà molto diverse tra loro, che rappresentano però un tessuto culturale diffuso della città e che metteranno a disposizione spazi e competenze artistiche.
“Ci sembrava importante lavorare con teatri differenti anche per linguaggi e vocazioni - raccontano le ideatrici -. Il TIQU è molto legato al circo contemporaneo, l’Ortica al teatro sociale, mentre la Tosse ha una programmazione più ibrida tra teatro fisico, danza e ricerca. Questa diversità è una ricchezza per gli artisti che parteciperanno”.
Uno dei pilastri del progetto è lo Sportello dell’Artista, uno spazio di consulenza gratuita pensato per chi muove i primi passi nel mondo dello spettacolo. “Molti artisti emergenti non hanno strumenti per orientarsi tra bandi, burocrazia, produzione e distribuzione - spiegano -. Spesso devono affidarsi a strutture di management che chiedono percentuali molto alte oppure pagamenti anticipati. Per chi è all’inizio può essere destabilizzante”. L’idea è quindi offrire competenze e accompagnamento professionale, mettendo a disposizione l’esperienza maturata nei teatri. “Abbiamo pensato: perché non condividere quello che sappiamo fare? Anche un piccolo supporto può aiutare a trasformare un’idea artistica in un progetto sostenibile”.
Da questa esigenza è nata anche la call nazionale per artisti under 35, lanciata da GEN*A all’inizio del 2026 e chiusa il 1° febbraio. Il risultato ha superato ogni aspettativa: oltre 170 candidature arrivate da tutta Italia. “È stato sorprendente. Siamo una realtà nata da poco e abbiamo avuto pochissimo tempo per promuovere la call. Ma il numero di proposte ricevute dimostra quanto sia forte il bisogno di opportunità per i giovani artisti”.
Il percorso di selezione prevede più fasi: una prima preselezione delle ideatrici del progetto, una valutazione dei direttori artistici dei tre teatri partner e infine l’ultimo passaggio affidato a un soggetto del tutto inedito nel panorama teatrale: il pubblico. L’elemento più originale del progetto è proprio la Giuria di Quartiere, composta da una ventina di cittadini genovesi scelti attraverso una call pubblica che ha raccolto 77 candidature. Non si tratta di esperti o addetti ai lavori, ma di persone provenienti da contesti diversi, spesso anche lontane dal mondo teatrale. “Volevamo coinvolgere anche chi normalmente non va a teatro. C’è ancora l’idea che il teatro sia qualcosa di difficile, quasi elitario. Molti pensano di non avere gli strumenti per capirlo”.
Il percorso della giuria si sviluppa tra febbraio e maggio: ogni mese i partecipanti assistono a uno spettacolo, partecipano a incontri con artisti e laboratori e scoprono il “dietro le quinte” delle produzioni. Tutte le attività sono gratuite, compresi i trasporti e i momenti conviviali. “Abbiamo voluto eliminare ogni barriera, anche economica. Il costo dei biglietti o la difficoltà di raggiungere alcuni teatri sono ostacoli reali”.
La giuria avrà anche il compito di selezionare i tre progetti artistici vincitori della call nazionale. “È quasi un paradosso, ma ci sembrava un modo potente per ridurre la distanza tra artisti e pubblico - spiegano ancora -. Chi non è addetto ai lavori porterà uno sguardo diverso e, forse, anche più libero”.
Il percorso della giuria è pensato come un’esperienza partecipativa e informale: “Non si tratta di “insegnare” il teatro, ma di creare uno spazio di confronto; ci interessa che le persone si sentano libere di dire se qualcosa le ha emozionate oppure no”. Durante uno dei primi incontri, dopo aver visto uno spettacolo di danza, un partecipante ha deciso spontaneamente di scrivere una recensione, pur non avendolo mai fatto prima. Un piccolo segnale di come il progetto stia già generando nuove forme di partecipazione culturale. “Il teatro spesso viene percepito come qualcosa di troppo serio o complicato ma, in realtà, può essere anche semplicemente un’esperienza emotiva, come andare al cinema o a un concerto”.
I tre progetti artistici selezionati dalla giuria saranno ospitati nei teatri partner per una residenza creativa intensiva di sette giorni, tra giugno e luglio. Ogni progetto riceverà una borsa di studio da duemila euro e sarà accompagnato dai direttivi artistici delle strutture ospitanti. Durante le residenze, gli artisti avranno anche momenti di confronto con la giuria e con il quartiere, per rendere il processo creativo più aperto e condiviso. “Abbiamo chiesto fin dall’inizio agli artisti candidati se fossero disponibili a dialogare con il pubblico. Ci interessa che il processo creativo diventi un’occasione di incontro”.
GEN*A è una realtà nata solo nel 2025, ma l’ambizione delle fondatrici è quella di costruire una rete stabile. “Il progetto è strutturato, ma allo stesso tempo molto in divenire. Ci piacerebbe continuare anche dopo questo primo ciclo, cercando nuovi finanziamenti e sviluppando altre iniziative”. Tra i sogni c’è quello di creare in futuro un vero e proprio hub culturale creativo, capace di mettere in relazione artisti, cittadini e istituzioni. Per ora, però, il primo passo è già stato fatto: portare il teatro fuori dai suoi confini tradizionali e restituirlo ai quartieri e alle persone.






