Se l’efficienza operativa rappresenta un pilastro essenziale del sistema penitenziario, essa non può prescindere dalla tutela concreta e quotidiana del personale che ne garantisce il funzionamento. È quanto sottolinea il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) in occasione della Festa della Polizia Penitenziaria celebrata a Genova.
“I poliziotti penitenziari – evidenzia Donato Capece, segretario generale del SAPPE – continuano a svolgere il proprio servizio in condizioni che, in molti casi, risultano ancora lontane dagli standard di dignità e sicurezza che dovrebbero essere garantiti”. Criticità si registrano, in particolare, nelle mense di servizio, spesso non rispondenti a criteri adeguati di qualità e salubrità, con ricadute sul benessere fisico e sul morale del personale. Analoghe problematiche riguardano caserme e strutture alloggiative, che necessitano di interventi urgenti per assicurare ambienti decorosi e funzionali.
Al centro delle rivendicazioni sindacali vi è anche il tema della sicurezza operativa. “Il contesto lavorativo all’interno degli istituti penitenziari è complesso e potenzialmente rischioso – prosegue il SAPPE – ed è indispensabile che ogni operatore possa contare su dotazioni adeguate, aggiornate ed efficaci”. In tale ottica, il sindacato ribadisce il proprio sostegno all’impiego anche nelle carceri genovesi di Marassi e Pontedecimo ed in quella Chiavari, di strumenti di tutela come body-cam e spray al peperoncino, troppo spesso considerati impropriamente un eccesso, ma che rappresentano invece una reale protezione per il personale impegnato quotidianamente nelle sezioni detentive. “La sicurezza del personale – sottolinea il sindacalista – non è un elemento accessorio, ma una condizione imprescindibile per garantire un servizio efficiente e rispettoso dei principi costituzionali. Investire nella tutela dei poliziotti penitenziari significa rafforzare la credibilità delle istituzioni”.
Significativi, a tal proposito, il numero degli eventi critici avvenuti nelle carceri genovesi nell’anno 2025: a Marassi si sono contati 388 atti di autolesionismo, 33 a Pontedecimo e solo 2 a Chiavari. Due i detenuti morti nel penitenziario della Valbisagno, uno dei quali suicida. Ben 18 i tentati suicidi sventati dagli Agenti in piazzale Marassi e 2 a Pontedecimo. E proprio sulla sicurezza degli operatori di Polizia Penitenziaria, allarmanti i numeri: ben 416 colluttazionia Marassi, 57 a Pontedecimo e 2 a Chiavari mentre i ferimenti sono stati rispettivamente 13 nella struttura della Valbisagno e 11 in quella di via Coni Zugna. Sul fronte delle evasioni e dei mancati rientri, si sono registrati 1 episodio a Chiavari e 2 a Pontedecimo. 137 le manifestazioni di protesta interne ai penitenziari, 17 quelle esterne di sostegno, 291 le notizie di reato, 24.547 i colloqui in presenza ed in remoto, 3946 le traduzioni fatte dalla Polizia Penitenziaria e 120 i piantonamenti per i quali sono stati impiegati 3811 Baschi Azzurri del Corpo.
Per quanto concerne, infine, le presenze in carceri, i detenuti presenti al 28 febbraio scorso erano 63 a Chiavari (dei quali 31 gli stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di 50 posti), 671 a Marassi (ben 375 gli stranieri e 535 i posti letto regolamentari) e 137 a Pontedecimo (68 gli stranieri e 63 le donne).
Capece evidenzia l’importanza della partecipazione alla Festa del Corpo di GENOVA di molti pensionati del Corpo con la rappresentanza dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, unica organizzazione a livello nazionale rappresentativa del personale del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia e del Corpo di Polizia Penitenziaria in congedo.
“L’Associazione, posta sotto la tutela e il coordinamento del Ministro della Giustizia con Decreto del 25 febbraio 2010, svolge un ruolo significativo non solo nella valorizzazione della memoria e dell’identità del Corpo, ma anche nella promozione dei valori della legalità. Tra i suoi scopi statutari, infatti, rientra quello di contribuire alla prevenzione della criminalità attraverso un’opera di carattere culturale, sociale e civile”, spiega. “Particolarmente rilevante è, inoltre, l’impegno concreto che l’Associazione esprime sul territorio, dove alcuni appartenenti alla Polizia Penitenziaria in congedo e in pensione prestano, su base volontaria e gratuita, attività di supporto amministrativo presso gli uffici della Procura Generale di Genova. Un contributo silenzioso ma prezioso, che testimonia il senso di appartenenza e lo spirito di servizio che continuano a contraddistinguere il personale anche oltre il termine dell’attività lavorativa. La loro presenza alla Festa del Corpo rappresenta quindi non solo un momento simbolico, ma anche un riconoscimento concreto del valore di un impegno che prosegue nel tempo, a beneficio delle istituzioni e della collettività”.
Il Primo sindacato della Polizia Penitenziaria si dice inoltre favorevole all’impiego dei detenuti in progetti di pubblica utilità sul territorio ligure, come il recupero del patrimonio ambientale, la pulizia dei greti dei torrenti, delle spiagge e dei cimiteri comunali. “Da tempo sollecitiamo un ampliamento concreto del lavoro di pubblica utilità – evidenzia Vincenzo Tristaino, Segretario nazionale per la Liguria del SAPPE – anche attraverso misure come la detenzione domiciliare per pene residue fino a un anno e la messa alla prova per reati fino a tre anni”. I numeri, tuttavia, restano critici: su oltre 63 mila detenuti in Italia, solo circa 3 mila lavorano presso imprese esterne; in Liguria, su circa 1.400 detenuti, appena 20 risultano occupati presso ditte. “Un dato allarmante – osserva il sindacato – se si considera che l’occupazione riduce la recidiva fino al 2 per cento, mentre l’assenza di lavoro contribuisce a tassi che possono arrivare al 70 per cento”. Tra le cause, il limitato utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa vigente, come gli incentivi fiscali della cosiddetta legge Smuraglia, che prevedono crediti d’imposta per le aziende che assumono detenuti. “Occorre rendere più efficaci queste misure e incentivare realmente il coinvolgimento del tessuto produttivo”, rimarca il SAPPE.
Il sindacato propone inoltre l’introduzione del principio dell’obbligatorietà del lavoro per tutti i detenuti, con una destinazione della retribuzione in parte alle spese di mantenimento, in parte a un fondo per le vittime e per la restante quota a beneficio del detenuto e della sua famiglia: “Affidare ai detenuti attività lavorative controllate e gestite dalla Polizia Penitenziaria – sostengono i sindacalisti SAPPE – può rappresentare una risposta concreta sia in termini di sicurezza sia per il recupero del patrimonio ambientale della Liguria e dell’intero Paese”.
Infine, il SAPPE sollecita il potenziamento dell’area penale esterna e la riapertura del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Genova, chiuso nel 2017. “Una scelta che non ha prodotto risparmi ma ha penalizzato la Liguria, rendendola di fatto una realtà marginale nel sistema penitenziario del Nord-Ovest”.






