È partito in punta di piedi, senza una struttura rigida e con la semplice richiesta di un istituto scolastico, il progetto “Monte Contessa nelle scuole”, per portare nelle aule un tema spesso sottovalutato: la relazione corretta tra esseri umani e cani. Lezione dopo lezione, domanda dopo domanda, oggi sono decine le classi coinvolte, tra elementari, medie e superiori.
A raccontarne la genesi è la presidente dall’associazione UNA Gilda Guardascione: "All’inizio dello scorso anno scolastico siamo stati contattati dal Calasanzio per fare alcuni incontri dedicati a questo tema. Nel giro di poco tempo, sono arrivate moltissime richieste anche da altri istituti. Così abbiamo cominciato a entrare nelle classi per raccontare il canile, il lavoro dei volontari e, più in generale, il mondo dei cani".
A portare avanti gli incontri sono soprattutto i volontari, tra cui Marcello Ragone, insieme a Sara Cabella e Giorgia Brena, che da mesi entrano nelle scuole con un approccio diretto e coinvolgente. Le lezioni partono spesso da un video sul canile e sulle attività quotidiane, per poi lasciare spazio alle domande. "Le domande dei ragazzi sono la parte più bella - spiega Ragone -. Dopo il video iniziano a chiedere di tutto: se i cani hanno paura, cosa succede quando restano soli, come li facciamo divertire durante le passeggiate. Ma soprattutto osservano molto quello che succede fuori, nella vita quotidiana, e si accorgono che spesso i cani non vengono gestiti nel modo corretto".
Anche Guardascione sottolinea la profondità delle curiosità dei più piccoli. "Mi ha colpito molto la qualità delle domande, anche da parte dei bambini delle elementari. Chiedono, per esempio, perché un cane ringhia oppure come funziona il suo olfatto. E poi riportano quello che vedono: una bambina mi ha detto di aver visto una signora tirare il cane al guinzaglio e di aver pensato che non fosse giusto. Alcuni racconti fanno anche riflettere: una bambina mi ha detto che quando si siede il suo cane le salta addosso usando anche la bocca. Sono segnali che indicano quanto spesso, nelle famiglie, si sottovalutino certi comportamenti e si manchi di consapevolezza".
È proprio su questo aspetto che il progetto prova a intervenire. "Spieghiamo ai ragazzi che un cane non fa dispetti: se distrugge qualcosa o si comporta in un certo modo, c’è sempre una motivazione. E loro lo capiscono molto bene. Il punto è che poi devono riuscire a riportarlo anche a casa e ai loro genitori".

Uno dei temi centrali riguarda infatti il linguaggio del cane, spesso frainteso. "Molti bambini tendono a toccare il cane continuamente; noi spieghiamo che ci sono momenti in cui va lasciato in pace. Ad esempio, quando si strofina contro una persona non è sempre un gesto di affetto: spesso significa che ha bisogno di spazio. Capire questi segnali è fondamentale".
Il lavoro educativo va oltre la singola lezione: "Vogliamo iniziare a costruire un percorso più ampio, coinvolgendo anche insegnanti e famiglie. Per il prossimo anno vorremmo organizzare cicli di incontri in ogni istituto e concludere con un momento dedicato ai genitori, in cui siano i bambini a raccontare quello che hanno imparato. Pensiamo a incontri finali con disegni, racconti o poesie dei ragazzi. In questo modo i genitori non si sentono giudicati, ma entrano nel discorso in modo più naturale. È lì che può nascere un confronto vero".
Nel frattempo, il progetto continua a crescere, anche grazie al passaparola: "Le scuole che partecipano restano entusiaste e spesso chiedono di proseguire con altri incontri. Questo per noi è il segnale più importante: vuol dire che stiamo facendo qualcosa di utile". E i risultati si vedono anche fuori dalle aule. "Molti bambini non sapevano nemmeno dove fosse il canile. Ora invece ne parlano, lo raccontano agli amici, incuriosiscono le famiglie. È un modo per avvicinare le persone alla nostra realtà".
Un percorso che, oltre alla divulgazione, punta a prevenire problemi più grandi: dalle adozioni inconsapevoli alle difficoltà nella gestione degli animali domestici. "Se riusciamo a trasmettere queste conoscenze fin da piccoli, è più probabile che da adulti facciano scelte più consapevoli. Magari non si evitano tutti gli errori, ma si riducono di molto".







