Cronaca - 26 marzo 2026, 11:50

Locanda Spinola, la quinta spaccata e l’amarezza del titolare: “Sto pensando di andarmene"

Marenglen Tafa conta i danni dell’ennesimo furto subito con la tecnica del tombino: vetrina sfondata e registratore di cassa strappato. “Servono interventi concreti, non pacche sulle spalle”

Cinque spaccate in pochi anni, tremila euro di danni solo nell'ultimo episodio, un registratore di cassa strappato via per la seconda volta e una bottiglia di vino portata via come trofeo da chi oramai agisce sempre con lo stesso modus operandi: un tombino scagliato contro la vetrata.

Quello di Marenglen Tafa, titolare di Locanda Spinola, il locale stretto tra via della Maddalena e la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, è un boccone amaro da mandare giù.

Una stima provvisoria, la sua, dettata purtroppo dall’esperienza anche recente.

Più che il furto, è il danno” racconta, a metà tra la stanchezza e la rassegnazione. “Hanno sfondato la vetrina con un tombino, hanno strappato via il registratore di cassa e questa è la seconda volta che devo cambiarlo. Hanno preso anche una bottiglia di vino, tanto per portare via oggetti”.

E Locanda Spinola, come tutte le attività della zona e di altre parti del centro storico, è sempre più strozzata dalla spirale di degrado progressivo, lo stesso con cui devono fare i conti anche i residenti.

Le telecamere del Comune hanno ripreso tutto. La polizia ha già visionato i filmati e, secondo quanto riferito a Tafa, avrebbe individuato i responsabili. Le indagini sono in corso. 

Tafa, da dodici anni nella zona, ha deciso di proseguire con Locanda Spinola consapevole di essere in uno dei crocevia più difficili ma più affascinanti del centro storico, convinto che la presenza di un'attività curata potesse contribuire a cambiare il volto di quella zona. “L'ho sempre preso come una sfida a migliorare la zona. Ultimamente sto pensando se vale ancora la pena rimanere qui o se è meglio cambiare zona e lasciare che le cose tornino com’erano. Mi sento solo in zona a continuare”.

La solitudine di cui parla non è solo quella fisica, considerando che la Locanda è praticamente l’unica attività di ristorazione della zona, ma è anche una solitudine istituzionale. Per quanto sia il primo a rilevare un cambio di passo e un tentativo di maggiore capillarità chiede qualcosa in più di ‘una pacca sulla spalla’ da parte dell’Amministrazione. “È una situazione molto complicata” ricorda il ristoratore.

A rendere tutto più grottesco ci pensa la burocrazia. Tafa avrebbe voluto installare una serranda per proteggere il locale dalle spaccate: impossibile, perché nel centro storico vincolato i lavori di ristrutturazione impongono la rimozione delle serrande esistenti. “Se avessi avuto la serranda magari”, si interrompe, lasciando la frase sospesa nell'aria come un'amara ironia.

Ha chiesto al Comune di poter fissare i tombini, che i vandali staccano regolarmente per usarli come ariete. Ha chiesto l'autorizzazione per installare almeno un cancello di protezione. Attende risposta. Nel frattempo, due settimane fa, si è visto recapitare una multa da 400 euro per un'insegna che aveva trovato già installata quando aveva preso in gestione il locale. “Anziché darmi il tempo di regolarizzarla”, commenta, con una voce che non riesce a nascondere lo sconforto.

Il risultato è un corto circuito kafkiano: non può proteggersi perché è vincolato, ma i vincoli non lo proteggono affatto. “È un cane che si morde la coda”, dice. E mentre fuori la vetrina aspetta di essere riparata per la quinta volta, dentro Locanda Spinola si consuma una storia che racconta molto di più di una spaccata. Racconta di un pezzo di città che rischia di perdere chi ci ha creduto fino in fondo.

Isabella Rizzitano

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