Arriva a Genova la tournée italiana di We Will Rock You – Il Musical, lo spettacolo ufficiale dei Queen, che per tre serate, dal 27 al 29 marzo, andrà in scena al Teatro Politeama Genovese. Scritto da Ben Elton insieme a Brian May e Roger Taylor, il musical è uno dei titoli rock più rappresentati al mondo. Ambientato in un futuro distopico in cui la musica è stata standardizzata e l’individualità cancellata, racconta la ribellione di un gruppo di giovani outsider che riscoprono il rock come strumento di libertà ed espressione. A rendere lo spettacolo un’esperienza unica è la forza delle canzoni dei Queen, eseguite rigorosamente dal vivo e in lingua originale, con una band che restituisce fedelmente il suono della storica formazione britannica guidata da Freddie Mercury.
Alla regia della nuova edizione italiana c’è Michaela Berlini, che evidenzia subito la complessità e il fascino di lavorare su un repertorio così iconico: "I brani nello spettacolo sono ben 22 e questo già dice molto. Mettere in scena canzoni che appartengono all’immaginario collettivo di tutti è una grande responsabilità. Parliamo di pezzi leggendari, legati a una voce unica come quella di Freddie Mercury. Però è anche un grande onore e, devo dirlo, un grande divertimento, perché sono canzoni che tutti abbiamo dentro".
Berlini chiarisce come questa versione non sia una semplice riproposizione dell’originale del 2002, ma un lavoro di adattamento consapevole: "Non abbiamo fatto uno spettacolo ex novo, ma nemmeno una replica identica. Abbiamo avuto la possibilità, e anche il dovere, di intervenire su coreografie, scenografie e costumi, riadattandoli. Inoltre, trattandosi di un testo scritto nel 2002, alcune citazioni e riferimenti sono stati aggiornati: il mondo è cambiato e lo spettacolo deve riflettere anche il presente".

Un equilibrio non semplice, soprattutto considerando le aspettative del pubblico: "I fan dei Queen arrivano a teatro con aspettative molto alte, ed è giusto così. Sono attentissimi a ogni dettaglio. Per questo lavoriamo su una fedeltà assoluta al suono originale: gli spartiti sono quelli forniti direttamente dai Queen, le tonalità non vengono modificate. È un lavoro molto rigoroso".
Accanto alla regia, determinante è il lavoro musicale: "Non sono sola in questo percorso. Il direttore musicale Riccardo Di Paola ha fatto un lavoro straordinario con la band, composta da sei musicisti che suonano dal vivo ogni sera. C’è stata una ricerca molto precisa anche sul suono della chitarra di Brian May, per restituire quella timbrica così riconoscibile. Il risultato è una band solida, affiatata, e il pubblico lo percepisce subito".
Grande attenzione anche alle vocalità: "Non si tratta di imitare Freddie Mercury, che è unico e irripetibile. Si tratta piuttosto di essere fedeli allo spirito delle canzoni e interpretarle con rispetto e personalità. Le voci scelte sono straordinarie e riescono a rendere giustizia a questi brani così complessi".
Il cast, composto da 15 artisti tra ensemble e ruoli principali, è uno degli elementi di forza dello spettacolo: "È un gruppo molto coeso. Abbiamo giovani talenti al loro primo ruolo importante e artisti più esperti. Quando c’è talento, si crea un equilibrio naturale e tutti imparano gli uni dagli altri. Sono molto orgogliosa di questo". Lo spettacolo che richiede anche un grande impegno fisico: "È molto impegnativo: dura due ore e mezza e tutti cantano e si muovono continuamente. Non è il classico musical in cui alcuni ruoli cantano e basta. Qui c’è una richiesta fisica e vocale altissima, e riuscire a mantenere la qualità ogni sera non è scontato".
Sul piano emotivo, la regista racconta come alcuni momenti abbiano per lei un significato particolare: "Sono molto legata al monologo di Scaramouche. È una ragazza con uno spirito critico fortissimo, non ha paura di dire quello che pensa e ha una grande voglia di cambiare le cose. È un personaggio che mi emoziona sempre, perché rappresenta una speranza concreta". Accanto ai momenti più energici e ironici, non mancano passaggi di grande intensità: "C’è una scena molto toccante in cui i Bohemians ricordano i rocker scomparsi troppo presto, sulle note di No One But You, cantata da Alessandra Ferrari. È un momento che ogni sera arriva in modo diverso, ma colpisce sempre".
E poi c’è l’aspetto più leggero e teatrale: "Si ride molto nello spettacolo, e anche quelle parti sono fondamentali. Le scene in cui i personaggi si incontrano per la prima volta, come Galileo e Scaramouche con Brit e Oz, funzionano sempre. Io lo vedo da tanto tempo e non mi annoio mai, e questo è merito di chi è sul palco".
Infine, Berlini si lascia andare a un ricordo personale legato alla musica dei Queen: "Bohemian Rhapsody l’ho davvero compresa da adulta, mentre da più giovane non mi era così immediata. Poi ci sono Somebody to Love, I Want to Break Free e Play the Game. Ma è difficile scegliere: la musica dei Queen ha questa capacità straordinaria di trasportarti in luoghi ed emozioni sempre diversi".






